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Lettonia: sostenere le ragioni dei separatisti costa il carcere


5 Ago , 2022|
| 2022 | Visioni

“Qualcuno lo deve finalmente dire: il re è nudo. Lasciate che questo “qualcuno” sia io”. Di Vladimir Linderman.

Quella di Vladimir Linderman è una figura molto nota in Russia e nel resto dell’ex Unione Sovietica. Negli scorsi decenni è stato, insieme ad Eduard Limonov, uno dei volti noti del Partito Nazional-Bolscevico, organizzazione nata in Russia negli anni novanta: resasi protagonista di clamorose azioni di protesta in molte repubbliche ex sovietiche – come la Lettonia, la Russia ed il Kazakistan – il partito Naz-bol non mancato di fare i conti con la repressione di Mosca, soprattutto nella fase di punta della sua storia politica.

Proponiamo la lettura della lettera – tradotta in italiano – scritta dall’attivista russo Vladimir Linderman, personaggio di riferimento della comunità russa residente in Lettonia ed attualmente detenuto nella prigione centrale di Riga: il suo arresto, non il primo a lui inflitto da parte delle autorità lettoni, è avvenuto lo scorso 20 giugno a seguito di alcune prese di posizione pubbliche sul tema del conflitto russo-ucraino. A seguito della pubblicazione del testo le autorità lettoni hanno imposto a Linderman anche un blocco temporaneo della corrispondenza così come la possibilità di contattare i propri familiari.

Per approfondire il tema suggeriamo anche la lettura dell’intervista all’avvocato di Vladimir Linderman realizzata da Michela Iaccarino e pubblicata da “Il Fatto Quotidiano”.

Su quale base giuridica il Servizio di sicurezza dello Stato sforna accuse di reato in base all’articolo 74¹?

Le basi fondamentali del diritto vengono violate. Gli avvocati, nel frattempo tacciono. Ma qualcuno lo deve finalmente dire: il re è nudo. Lasciate che questo “qualcuno” sia io: Vladimir Linderman, detenuto nella prigione centrale di Riga.

Dal 24 febbraio, il Servizio di sicurezza dello Stato ha avviato più di venti procedimenti ai sensi dell’articolo 74¹ del codice penale della Lettonia. L’articolo punisce la giustificazione, la glorificazione e la negazione del genocidio, i crimini contro l’umanità, i crimini contro la pace e i crimini di guerra.

Altrettanti procedimenti sono stati avviati contro cittadini della Lettonia che hanno espresso un punto di vista sul conflitto armato russo-ucraino diverso da quello ufficiale. In poche parole, contro coloro che – secondo il Servizio di sicurezza dello Stato – simpatizzano con la Russia e ne giustificano le azioni.

La maggior parte degli imputati in questi procedimenti penali mi sono sconosciuti. Ma alcuni di loro sono stati al centro dell’attenzione dei media: il pubblicista Aivis Vasilevskis, il blogger Kirill Fedorov, l’ex vice del consiglio comunale di Riga Igor Kuzmuk, lo studente universitario Alexander Dubyago e l’autore di queste righe.

A proposito, il giovane Alexander Dubyago è entrato in questo “club 74¹” non si sa neppure bene perché. Non ha mai fatto dichiarazioni pubbliche sul conflitto russo-ucraino. Voglio porre una semplice domanda: quale diavolo sarebbe la base giuridica su cui il Servizio di sicurezza dello Stato sforna procedimenti penali ai sensi dell’articolo 74¹?

Cosa, quale tribunale autorevole ha mai emesso un verdetto secondo cui le azioni portate avanti dallo Stato russo in Ucraina sono un genocidio, un crimine contro l’umanità, ecc.? Non mi risulta che esista un tale verdetto. So soltanto che la Corte penale internazionale (CPI) ha cominciato da poco a lavorare in questa direzione, ma si trova ancora nelle fasi iniziali.

Ci sono soltanto dichiarazioni politiche, dichiarazioni – personali e collettive. Il presidente degli Stati Uniti, Biden ha definito le azioni della Russia “genocidio”. Ma è solo un’opinione. Da un punto di vista giuridico non è più significativa, ad esempio, della mia.

Solo un tribunale può giudicare una persona o un gruppo di persone colpevoli di un reato. Né i presidenti, né i parlamenti, né i governi, né i servizi speciali, né i mass media hanno tale diritto. È una verità elementare ma è necessario ricordarla.

Questa è la più grande conquista dell’umanità. Il contenzioso infatti è un processo che prevede un contraddittorio. La corte (idealmente, ovviamente) ascolta con uguale attenzione entrambe le parti, ognuna delle quali presenta le sue prove. Non demagogia, ma prove: prove fisiche, registrazioni video, testimonianze, ecc.

Vi ricordo che lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti è stato riconosciuto come genocidio sulla base delle decisioni del Tribunale di Norimberga.

Finché le azioni della Russia in Ucraina non saranno giudicate da un tribunale autorevole, l’articolo 74¹, credo, non potrà essere applicato. E ogni residente della Lettonia ha il diritto di esprimere qualsiasi opinione sul conflitto militare russo-ucraino.

Allo stesso tempo, ovviamente, non si può invocare la violenza o incitare all’odio nazionale. Ma questo è un altro argomento e riguarda altri articoli del diritto penale.

Le persone sono perseguitate e imprigionate per aver giustificato un crimine che non è legalmente riconosciuto come reato. Non vi sembra che questo sia una logica assurda?

Se così non dovesse sembrarvi, rischiereste di svegliarvi presto in un nuovo “fantastico” mondo. In questo nuovo mondo, una persona potrà essere giudicata colpevole semplicemente da alcuni “esperti”. E la macchina dei media griderà ai quattro venti: “Come osi dubitare dell’opinione di un esperto! Egli è diplomato all’Accademia di Polizia!”

La procedura giudiziaria svanirà in quanto non necessaria. “Chi sono queste persone agghindate con vesti così all’antica? Ci sono l’investigatore X e il giornalista Y, ne sanno meglio loro cosa sia genocidio!”

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