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Il declino economico degli Stati Uniti e l’instabilità globale


20 Set , 2022|
| 2022 | Visioni

Le minacce ai pilastri su cui si reggono gli USA

Gli Stati Uniti sono emersi dalla Seconda Guerra Mondiale come la principale potenza economica e militare del mondo. Settanta anni dopo, circa, il potere americano è in declino, una diretta conseguenza di decenni di politiche economiche neoliberiste, che spendono ingenti somme di denaro pubblico per l’esercito e il raggiungimento della “parità” economico/militare con Russia e Cina. Queste politiche hanno eroso la forza economica degli USA e stanno minando il ruolo del dollaro in veste di valuta di riserva mondiale, pilastri chiave del loro potere globale. In realtà, tutti i pilastri che sostengono il potere degli Stati Uniti sono ora minacciati dai decenni di politiche economiche neoliberiste sconsiderate. Il punto nodale è il collegamento tra il continuo declino economico e sociale negli Stati Uniti/UE (collettivamente indicati come “l’Occidente”) ed una politica estera statunitense sempre più sconsiderata, oltre al ruolo svolto dalle Media Corporation nel promuovere queste politiche presso il pubblico americano/UE di fronte all’ascesa di Russia, Cina assieme ad altri paesi del sud del mondo.

Ruolo delle Media Corporation

Primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti: «Il Congresso non promulgherà alcuna legge sul rispetto di un’istituzione religiosa, o vietandone il libero esercizio; o abbreviare la libertà di parola o di stampa; o il diritto del popolo di riunirsi pacificamente e di presentare una petizione al governo per una riparazione delle lamentele.’

È luogo comune, da tempo affermato, che la stampa (alias il proverbiale “quarto potere”) negli Stati Uniti è “libera” e “indipendente” ed “essenziale per il funzionamento di una società libera”, rivestendo la funzione di “cane da guardia” sulle azioni e sulle politiche del governo. Un ruolo, quindi, vitale per proteggere la “libertà” dei cittadini americani. Una volta, quando a ragione nasceva il mito degli USA paladini della libertà, era effettivamente così. Purtroppo oggi è diverso e, come spesso accade, le cose non sono sempre come sembrano.

In una recente intervista con Brian Berletic, Mark Sleboda ha commentato che “i media occidentali sono allineati ai desiderata dell’Esecutivo, sui temi di politica estera, a un livello tale che farebbe arrossire i dittatori conclamati”. Assodato che non vi siano dubbi sul fatto che i media occidentali (leggi “media corporativi”) stiano effettivamente promuovendo la politica estera degli Stati Uniti, bisogna aggiungere che non è il governo degli Stati Uniti a formulare queste politiche, ma è piuttosto l’élite al potere che le formula e sviluppa, utilizzando fondazioni finanziate da aziende e “think tank” ‘, istituzioni accademiche e politici di spicco. 

Tra questi, i principali includono: il Council on Foreign Relations (CFR), Rand Corporation, Rockefeller Foundation, American Heritage Foundation, Atlantic Council, Brookings, Center for Strategic and International Studies (CSIS). Istituzioni accademiche come The Kennedy School (Harvard), Hoover Institution (Stanford), Walsh School of Foreign Service (Georgetown) e la School of Advanced International Studies (Johns Hopkins), che non solo forniscono “esperti” e funzionari governativi,

Una volta formulate, queste politiche vengono “vendute” al pubblico americano da media compiacenti e ben allineati. Come? Beh qualche particolare per dedurlo con facilità: circa il 90% dei media statunitensi è controllato da sei grandi società: Comcast, Walt Disney, AT&T, Paramount Global, Sony e Fox, con una capitalizzazione di mercato combinata di circa $ 500 miliardi. Come altre grandi società, i conglomerati dei media hanno gli stessi interessi di classe dell’élite finanziaria, cioè promuovere politiche che aumentino il potere e i profitti delle corporazioni e mantengano l’egemonia globale degli Stati Uniti. I cosiddetti media “pubblici”, come la National Public Radio (NPR) e la BBC, nel Regno Unito, funzionano in modo simile. I media, che funzionano con logiche aziendali, sono strettamente integrati con grandi interessi finanziari, fungendo da “cheerleader” per il Pentagono e la politica estera degli Stati Uniti.

Non sorprende quindi che le principali emittenti radiotelevisive, il The New York Times (NYT), il Wall St. Journal (WSJ), il Washington Post, etc. etc., siano poco più che una cassa di risonanza per l’élite dominante USA e quindi funzionino principalmente come il “ministero della propaganda”. ‘ per i molti grandi interessi finanziari. Qualsiasi giornalista, analista militare, alias ‘generale della TV’, ecc. che ‘esce dalla linea’ – ad esempio dicendo la verità sulla debacle militare che sta affrontando l’Ucraina, in mezzo a pochi e ben orchestrati successi – sarà severamente rimproverato o si ritroverà senza lavoro. Qualche esempio:

1) La CBS ha recentemente pubblicato un documentario in cui afferma che solo il 30% degli “aiuti militari” inviati in Ucraina è effettivamente arrivato. Il video è stato rimosso in seguito alle denunce del governo ucraino.

2) David Sanger (laureato ad Harvard) è il principale corrispondente da Washington per il NYT e anche un membro del Council on Foreign Relations (CFR), i cui membri includono dirigenti aziendali, banchieri e altri rappresentanti dell’élite dominante.

3) David Ignatius (laureato ad Harvard) è un editorialista di affari esteri per il WaPo e ha stretti legami con la comunità dell’intelligence, la CIA e il Pentagono.

Sanger e Ignatius servono come esperti per il predominio globale degli Stati Uniti, promuovendo l’uso della forza militare per sostenere gli interessi americani.

Quando non segui la linea aziendale…………

4) Gary Webb era un giornalista che lavorava per il San Jose Mercury News. Nel 1996, Webb ha pubblicato una serie di articoli, “Dark Alliance”, descrivendo come i ribelli dei Contra nicaraguensi, lavorando a stretto contatto con la CIA, hanno fornito crack alla comunità nera di Los Angeles e hanno utilizzato i proventi di queste vendite per acquistare armi e rovesciare il governo del Fronte di Liberazione Nazionale Sandinista di Daniel Ortega. Dopo la pubblicazione della serie Dark Alliance, le Media Corporation sono diventate “isteriche”, denunciando Webb e rovinando di fatto la sua carriera; si è suicidato nel 2004.

5) Julian Assange – Nel 2010, Wikileaks, fondata da Julian Assange, ha pubblicato una serie di indiscrezioni ottenute da Chelsea Manning, analista dell’intelligence dell’esercito americano, che documentano i crimini di guerra statunitensi in Iraq e Afghanistan. Dopo la pubblicazione di queste fughe di notizie, il governo americano ha avviato un’indagine penale su WikiLeaks. Nel 2010, la Svezia ha emesso un mandato d’arresto per Assange per accuse di cattiva condotta sessuale. Per evitare l’estradizione, Assange ha cercato rifugio presso l’ambasciata ecuadoriana a Londra. Nel 2019, Assange è stato arrestato dalla polizia britannica presso l’ambasciata ecuadoriana e trasferito a Belmarsh, una prigione maschile di categoria A in Londra. Fino a quel momento, Julian Assange non era stato formalmente accusato.

Gli Stati Uniti sono stati quasi continuamente coinvolti in conflitti militari palesi e nascosti dal 1940 e, di conseguenza, la guerra e la violenza associata sono state normalizzate e istituzionalizzate dai media “corporativi”, al punto che queste politiche sono prontamente accettate da un pubblico americano relativamente docile e ignorante. Quando i governi stranieri ritenuti ostili agli interessi corporativi statunitensi limitano la “libertà” di stampa, vengono immediatamente etichettati come regimi repressivi/terroristici e potenziali candidati per un attacco diretto e un cambio di “regime” dal Dipartimento di Stato USA. Parafrasando un detto statunitense: Apparentemente, ciò che è “buono per l’oca” è “non buono per l’uomo”. Come sottolineato in precedenza, qualsiasi giornalista che minacci l’impero americano rischia di perdere il lavoro, o peggio rischia la reclusione e/o la morte.

Declino accelerato del capitalismo americano in fase avanzata

Molteplici fattori hanno contribuito al declino del potere economico americano. Questi includono le politiche economiche, la spesa astronomica di denaro dei contribuenti per l’esercito e la guerra, l’instabilità sociale e l’ascesa dell’asse Cina-Russia-Iran.

Politiche economiche

Dalla metà degli anni ’70, i responsabili politici statunitensi hanno perseguito politiche economiche neoliberiste: deregolamentazione finanziaria, austerità, tagli alle tasse per i ricchi, attacchi al lavoro e delocalizzazione del lavoro, che hanno portato alla massiccia crescita del settore FIRE dell’economia composto da finanza, assicurazioni e immobili. Queste politiche hanno accelerato la crisi finanziaria globale (GFC) 2007-2008, il più grande shock finanziario dalla Grande Depressione. 

Invece che risolvere i gravi problemi strutturali che deve affrontare il capitalismo americano che ha creato questa crisi, la FED ha utilizzato il Tesoro come un “salvadanaio” di fatto, supportato dai contribuenti, per sostenere i mercati azionari, le obbligazioni, i prezzi reali eccessivi di banche ed immobili e [ancora] molti titoli Corporate “insolventi”. In prospettiva, dal 2009 la FED ha iniettato oltre $ 40 trilioni nei mercati finanziari, aumentando così la ricchezza dell’élite finanziaria, il proverbiale ‘1%’. Non sorprende che negli ultimi 5 anni i disavanzi del governo statunitense siano aumentati di circa 2 trilioni di dollari all’anno, superando attualmente i 30 trilioni di dollari. Questa cifra non include il debito degli enti locali, delle imprese o dei consumatori. Ciò spinge a porsi l’ovvia domanda: per quanto tempo la FED può continuare questo comportamento “orgiastico”, stampando denaro e accrescendo il debito? 

Spesa militare e guerra

Fin dall’inizio, gli Stati Uniti sono stati costruiti su furti e violenze, giustificati dalla religione “cristiana” e dalla “supremazia dell’uomo bianco”. Il primo insediamento britannico permanente in Nord America fu fondato a Jamestown, in Virginia, nel 1607. Un decennio dopo, gli schiavi africani furono introdotti dai commercianti di schiavi olandesi. Nel corso dei successivi 250 anni, il governo degli Stati Uniti avrebbe continuato a rubare terre ed a trasferire/uccidere circa il 90% della popolazione indigena. A metà del 19° secolo, gli Stati Uniti erano la principale economia mondiale, in gran parte costruita sul cotone prodotto dagli schiavi neri. Avanti veloce di 150 anni ed osserviamo che, gli Stati Uniti, sono stati quasi continuamente in guerra dal 1940. Il 9/11 è stato una manna dal cielo per i militari: i contribuenti statunitensi hanno speso circa 21 trilioni di dollari (7,2 trilioni di dollari destinati agli appaltatori militari) per la militarizzazione post-9/11. Lo stanziamento militare per il 2023 supera i 760 miliardi di dollari. Nonostante questa generosità dei contribuenti, il Pentagono non ha “vinto” una guerra dal 1945, è stato costretto a lasciare l’Afghanistan dopo aver speso 2 trilioni di dollari e deve affrontare le incombenti debacle strategiche in Iraq, Siria, Libia, Yemen e (probabilmente) Ucraina. Questo ha mostrato vividamente, al resto del mondo, i limiti della potenza militare americana. Sfortunatamente, dopo aver speso così tanto capitale finanziario e umano, il Pentagono sembra incapace di districarsi da questi conflitti poiché farlo sarebbe un’ammissione di fallimento e, per estensione, debolezza militare. Ciò è chiaramente sotteso alla decisione di Joe Biden di rimuovere le truppe statunitensi dall’Afghanistan nel 2021 e dalla “reprimenda” che ha ricevuto dalle media corporations e dal “popolo” del Congresso.

Caos politico e instabilità sociale

Sentiamo spesso dire che la società statunitense è progredita al punto che il paese sembra essere sempre più ingovernabile. In effetti, la società americana è afflitta dalla disuguaglianza economica, da razzismo e da violenza onnipresente. La classe operaia americana ha assistito al crollo del proprio tenore di vita, risultato di decenni di politiche economiche neoliberiste, tra cui l’esternalizzazione del lavoro, austerità, crescita stagnante del reddito e, dopo la pandemia di Covid 19, inflazione elevata, riflessa dall’aumento dei costi di affitto, trasporti, energia, generi alimentari, cure mediche ed altri generi di prima necessità. Per mettere tutto ciò in prospettiva, il 60% degli americani non ha $ 500 di risparmi e quindi una costosa riparazione auto, un’emergenza medica o la perdita di lavoro corrispondono, praticamente, alla rovina finanziaria. Contemporaneamente, la ricchezza dei miliardari americani è aumentata di circa 1 trilione di dollari durante la pandemia di Covid19.

Rafforzamento della contrapposizione BRICS/SCO vs. USA/NATO

Dall’altro lato, stiamo assistendo al continuo aumento del potere globale e dell’influenza di Russia, Cina e nazioni alleate, su più fronti, compreso quello organizzativo, economico e militare. I BRICS e la Shanghai Cooperation Organization (SCO) si stanno espandendo. I membri originari dei BRICS includevano Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Iran e Argentina hanno recentemente presentato domanda di ammissione, mentre il Regno dell’Arabia Saudita (KSA), la Turchia e l’Egitto stanno preparando la domanda d’ingresso per il prossimo anno. SCO è la più grande istituzione economica regionale del mondo: copre il 60% dell’Eurasia con una popolazione che supera i 3,2 miliardi e un PIL combinato degli stati membri pari a circa il 25% del totale globale. Il commercio tra BRICS e gli stati membri della SCO viene inoltre effettuato utilizzando sempre di più valute locali.

Il sistema di pagamento “Mir” gestito dal Russian National Card Payment System è un concorrente diretto di Visa e Mastercard ed ora accettato in tutta la Federazione Russa e in 13 paesi tra cui India, Turchia e Corea del Sud e sarà presto utilizzato in Iran. Le nazioni BRICS stanno sviluppando una valuta globale per il commercio internazionale che competerà direttamente con il dollaro. La Russia sta sviluppando una nuova piattaforma commerciale internazionale per i metalli preziosi: il Moscow World Standard (MWS). Il ministero delle finanze russo ritiene che questa nuova struttura internazionale indipendente “normalizzerà il funzionamento dell’industria dei metalli preziosi” e fungerà da alternativa alla London Bullion Market Association (LBMA; https://www.lbma.org.uk), che da anni è accusato di manipolare, sistematicamente, il prezzo di mercato dei metalli preziosi per deprimerne i corsi. Nel complesso, queste politiche sono state progettate per ridurre significativamente la dipendenza delle economie in Russia, Cina, India ed altri paesi del Sud del mondo dagli Stati Uniti/UE ed eliminare la dipendenza dal dollaro USA e dal Sistema della Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunications (SWIFT) nei pagamenti collegati al commercio internazionale. Senza dubbio ciò viene realizzato in stretta sintonia con la Belt and Road Initiative (BRI) cinese, il cui obiettivo è collegare l’Asia con l’Africa e l’Europa tramite reti terrestri e marittime al fine di migliorare l’integrazione regionale, aumentare il commercio e stimolare la crescita economica. Questo processo ha ricevuto un’accelerazione con l’emanazione delle sanzioni USA/EU nei confronti di Russia, Iran e Cina (per motivi diversi).

Nell’ultimo decennio, la potenza militare di Russia, Cina e Iran si è notevolmente rafforzata. L’esercito russo è un leader mondiale nei sistemi di difesa aerea e nelle armi ipersoniche, che sono “impermeabili” a qualsiasi sistema di difesa aerea attualmente dispiegato da USA/NATO. Negli ultimi 25 anni, la Cina ha modernizzato le sue forze armate, concentrandosi sulla Marina di liberazione popolare e sull’aeronautica militare. La Cina ha sviluppato un robusto arsenale missilistico che include missili balistici intercontinentali (ICBM). Il Pentagono ora considera la Cina una “forza militare formidabile” e una “grande sfida” per la Marina degli Stati Uniti nel Pacifico occidentale. La Repubblica islamica dell’Iran ha anche sviluppato una formidabile capacità militare difensiva, che pone l’Iran tra i principali “intermediari di potere” nella regione. Il Center for Strategic and International Studies (CSIS) ha concluso: “L’Iran possiede il più grande e diversificato arsenale missilistico del Medio Oriente, con migliaia di missili balistici e da crociera, alcuni in grado di colpire anche Israele e l’Europa sudorientale”. L’Iran ha ripetutamente avvertito gli USA/NATO che può prendere di mira le basi militari statunitensi nella regione, inclusa la base di Al Udeid in Qatar, la più grande base statunitense in Medio Oriente. Stiamo assistendo, quindi, a una maggiore assertività dall’asse Russia-Cina-Iran in Siria, Ucraina e Pacifico occidentale. Tendenza chiaramente confermata dal discorso del presidente russo Vladimir Putin al Forum economico internazionale di San Pietroburgo a giugno, quando il medesimo ha dichiarato la fine dell’ “era del mondo unipolare”. Il Pentagono viene sfidato sempre più spesso dall’asse Russia-Cina-Iran in Europa orientale, Medio Oriente e Pacifico occidentale.

Ucraina: un’altra debacle di USA/NATO

Per un’informazione storica di base riguardo l’Ucraina e le sue relazioni con la Russia, ricordiamo che è il secondo paese più grande d’Europa dopo la Russia e occupa una posizione strategica nell’Europa orientale, condividendo un confine di circa 2300 km (1227 mi) con la Russia. Nel 2021, l’Ucraina aveva il secondo esercito più grande (circa 200.000 militari), dopo le forze armate russe, in Europa e ha il non invidiabile primato di essere uno dei paesi più corrotti al mondo. Storicamente, la popolazione prevalentemente di lingua russa nella regione del Donbas, nell’Ucraina orientale, ha sempre mantenuto stretti legami con la Russia.

Nel febbraio 2014 ha avuto luogo il colpo di stato di Maidan, supportato e “sollecitato” dagli Stati Uniti, che ha sostituito il presidente eletto democraticamente Victor Yanukovich con un politico/economista/avvocato di estrema destra fobico per la Russia, Arseniy Yatsenyuk. Non sorprende quindi che il governo ucraino sia stato presto dominato da un’alleanza di organizzazioni fasciste/di estrema destra tra cui il Settore Destro e Svoboda e partiti oligarchici, come la Patria. Questo era prevedibile, visto che questi gruppi erano le fazioni più violentemente anti-russe in Ucraina e sono ancora molto attivi nel governo e nell’esercito. Subito dopo il colpo di stato, le Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk dichiararono la loro indipendenza, dando inizio alla guerra nel Donbas. Negli 8 anni successivi, gli USA/NATO avrebbero addestrato circa 100.000 soldati ucraini e incanalato miliardi di dollari in aiuti militari, che sono stati utilizzati per equipaggiare l’esercito ucraino e fortificare le posizioni adiacenti alle Repubbliche di Donetsk e Luhansk. Questo incremento di forze terrestri è stato accompagnato da un aumento dei bombardamenti delle aree residenziali nella regione del Donbas da parte dell’esercito ucraino, creando le premesse per una potenziale invasione di questa regione. In risposta all’escalation degli attacchi delle forze ucraine, la Russia ha riconosciuto le Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk come stati sovrani il 21 febbraio 2022, appena prima dell’invasione russa del 24 febbraio 2022, descrivendo questa campagna come un’operazione militare speciale (SMO). 

Affrontando un esercito ucraino ben addestrato, ben equipaggiato e trincerato, le forze russe sono riuscite a prendere il controllo di circa il 20% (~47.000 miglia quadrate) dell’Ucraina meridionale e stanno rimuovendo gradualmente le forze ucraine da questa regione. Questo territorio contiene terreni agricoli di prim’ordine e ricchi di risorse. Sembra che la Russia abbia pianificato l’annessione del territorio litoraneo che si estende dalla regione di Donetsk/Luhansk a Odessa. Una volta che ciò dovesse accadere, qualsiasi futuro stato ucraino non avrà più uno sbocco sul mare e non accederà direttamente al Mar Nero, oltre a perdere anche territori economicamente assai preziosi. L’analista militare Andrei Martyanov ha affermato che ‘l’Occidente combinato non ha i mezzi materiali e tecnologici per combattere la Russia nell’Europa orientale senza perdere in modo catastrofico. Le armi occidentali si sono rivelate, in larga parte, nient’altro che articoli commerciali non progettati per combattere la guerra moderna, inoltre nessuna economia occidentale, compresi gli Stati Uniti, ha comunque la capacità di produrle oggi nelle quantità necessarie.’

L’Occidente nel suo insieme ha risposto all’invasione russa bloccando l’apertura del gasdotto Nord Stream 2, che doveva fornire gas naturale russo direttamente alla Germania, ha imposto sanzioni alle esportazioni di energia russe e ha disconnesso le banche russe dal sistema SWIFT. Con “sbigottimento” di USA/NATO (“ma dove vivono? Su Marte?”), queste azioni hanno portato a forti aumenti dei costi energetici dell’UE, rafforzando allo stesso tempo – almeno sul breve termine – l’economia russa. Il “The New York Times” (NYT) ha però  pubblicato di recente un editoriale lamentando il fatto che, nonostante le sanzioni occidentali, la Russia sta facendo più soldi che mai con le esportazioni di energia in Cina, India e altri paesi. 

Nonostante la continua condanna, da parte di USA e della UE, della SMO russa in Ucraina, molte nazioni non hanno criticato la guerra: solo 1/3 dei membri delle Nazioni Unite ha sostenuto una nuova risoluzione anti-russa votata in agosto. Pertanto, il calo del sostegno internazionale all’Ucraina, insieme al successo della SMO russo, indica che il paese, verosimilmente, in futuro non avrà i suoi confini attuali (ante-conflitto).

Osservazioni conclusive

Il declino del capitalismo americano è in fase avanzata ed è in corso dalla metà degli anni ’70, ma è stato accelerato dalla GFC, dalla pandemia di Covid-19, dai cambiamenti climatici e dalla SMO russo in Ucraina. Non sorprende che l’élite al potere e i suoi rappresentanti a Washington abbiano risposto spostando i costi di questo declino sul pubblico, che ha visto il loro tenore di vita precipitare – con l’aumento, anche, dei senzatetto – ha imposto una legislazione di stampo reazionario come la criminalizzazione della gravidanza da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, ha aumentato la violenza di stato contro i lavoratori e le persone di colore, mentre si impegnava in una politica estera astronomicamente costosa e sconsiderata. Pare che l’élite dominante veda l’asse Russia-Cina-Iran come un intollerabile ostacolo al mantenimento del potere globale USA, riflesso nella guerra in corso in Ucraina, che è di fatto una guerra per procura tra Stati Uniti e Russia. 

Ovviamente, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti all’energia russa hanno fatto salire i prezzi globali dell’energia: i prezzi del gas naturale nell’UE sono 14 volte superiori alla media degli ultimi 10 anni. Di conseguenza, il Regno Unito e l’UE rischiano di non disporre di quantità sufficienti di gas naturale per l’inverno, mentre l’industria dell’UE non sarà in grado di competere con i suoi rivali in Asia, ai quali viene fornita energia russa a condizioni assai più economiche.

La continua presenza delle truppe statunitensi in Iraq e in Siria è un tentativo disperato di mantenere il controllo sulle riserve energetiche del Medio Oriente. L’incoscienza di questa occupazione si manifesta con i continui attacchi israeliani alle forze siriane e alleate iraniane (attacchi sostenuti da Israele e USA), aumentando le possibilità di una guerra con l’Iran, che può rapidamente intensificarsi, incendiando potenzialmente l’intera regione del Golfo Persico. Sembra, infine, che gli Stati Uniti stiano abbandonando la politica “Una Cina” che ha guidato le relazioni tra i due paesi per quasi cinque decenni e si stiano preparando a riconoscere Taiwan come uno stato “indipendente”, una linea rossa invalicabile per la Repubblica popolare cinese. Senza dubbio, questa è stata una delle motivazioni dell’invio della Presidente della Camera Nancy Pelosi, una persona con un patrimonio netto superiore a $ 100 milioni dalla “liberale” San Francisco, in visita Taiwan. Il Pentagono incoraggia inoltre attivamente il Giappone, ad armarsi per un eventuale opposizione all’espansione cinese nell’area. Questo pone la domanda ovvia: il Giappone ha imparato qualcosa dalla sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale? Come ha sottolineato Glen Ford, gli egemoni non hanno “alleati”, hanno solo subordinati.

Il declino del capitalismo americano in fase avanzata è progredito al punto che la sopravvivenza stessa dell’impero americano è ora subordinata alla stampa infinita di denaro per sostenere i mercati finanziari e l’esercito. Questo filo a cui sono appesi sta però diventando sempre più tenue, poiché l’ “orgiastica” tornata di stampa di denaro e debito ha creato bolle gigantesche in ogni classe di attività – “tutto in bolla”, si potrebbe dire – alimentando l’inflazione e minacciando di far deragliare il ruolo di valuta di riserva mondiale del dollaro e la vitalità del capitalismo occidentale. 

Considerando lo stato di debolezza delle economie USA/EU, quali incentivi economici hanno gli USA per incoraggiare i paesi dell’Indo-Pacifico a ridurre il commercio con la Cina? Ovviamente, questo è un argomento nato morto! L’oligarchia al potere è ben consapevole del declino economico degli Stati Uniti e, disperata, sta tentando di affrontare direttamente l’asse Russia-Cina-Iran, che ha raggiunto la parità economica e militare (superiorità?) con USA/NATO. Si profilano tempi pericolosi davanti a noi e serve un elevato grado di consapevolezza per affrontarli correttamente e proficuamente.

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