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Europa dei popoli? Dal dominio della finanza alle politiche di guerra


9 Gen , 2024| and
| 2023 | Si fa presto a dire Europa

Venti di guerra si vanno estendendo non solo nel Sud est asiatico. Problemi potrebbero presto scatenarsi anche nell’area indopacifica, come ipotizzato nel documento sulla Guerra Globale approvato dal Congresso Usa1. Questa situazione sta già determinando profondi mutamenti nelle scelte strategiche dei governi.

Senza entrare nel merito delle questioni internazionali e di geopolitica, focalizziamo piuttosto l’attenzione sulle politiche Ue, recentemente definite e strutturate in alcuni documenti2.

La Commissione Europea, infatti, ha dettato ai governi nazionali le linee guida per i prossimi anni, perlomeno per quanto riguarda lo sviluppo delle filiere industriali per l’approvvigionamento energetico. Una circostanza importante, anche perché lo sviluppo energetico integrato con l’intera UE obbligherà il nostro Paese a sostenere e condividere le politiche belliciste di UE e NATO.

Volendo esporre in estrema sintesi le principali novità, potremmo individuare alcuni punti dirimenti per comprendere la strategia comunitaria:

– «si propone un insieme globale di azioni per garantire l’accesso dell’UE a un approvvigionamento sicuro, diversificato, economicamente accessibile e sostenibile di materie prime critiche. Le materie prime critiche sono indispensabili per un’ampia gamma di settori strategici, tra cui l’industria a zero emissioni nette, l’industria digitale, l’industria aerospaziale e la difesa»3. In termini meno aleatori questo vuol dire maggiori investimenti per la produzione energetica e le relative infrastrutture, insistendo in particolar modo su idrogeno, energie pulite e nucleare (nei Paesi che lo consentono). Ciò permetterà di razionalizzare meglio il processo di fornitura energetica a edifici civili e stabilimenti produttivi, di implementare le possibilità di sviluppo dell’industria tecnologica e militare in Europa4 e di aumentare l’indipendenza energetica dall’estero. E in effetti la spunta anticinese, oltre alla solita sudditanza politica rispetto agli Usa e alla Nato, rappresenta anche il segno di questa insufficiente indipendenza.

In generale, dunque, il tentativo della Commissione è quello di coordinare e potenziare la filiera della produzione energetica comunitaria, adottando una linea di regia unica, in modo da sviluppare il potenziale economico latente. A questo discorso però va ricollegata anche l’idea di avere un esercito europeo per intervenire ovunque siano minacciati gli interessi economici delle multinazionali occidentali, nazionali e comunitarie: un interventismo bellico indispensabile per poter continuare a depredare terre e popoli delle loro risorse del sottosuolo e per attenuare eventuali rischi e pericoli per le catene di approvvigionamento (energetiche e commerciali). Non è un caso se, tra gli investimenti che garantiscono un ritorno maggiore, oltre a quelli nei settori a più alto tasso tecnologico in generale vi siano quelli nelle tecnologie dual use5 e nel settore militare. L’intervento governativo atto a semplificare le procedure (alias ridurre i controlli6) per l’importazione, l’esportazione e il transito sul territorio nazionale di armi non è stato un fulmine a ciel sereno;

– il 16 marzo 2023 l’UE ha promulgato il Critical Raw Materials Act, un regolamento per la tutela delle catene di approvvigionamento europeo, focalizzato sul reperimento delle materie prime critiche. In proposito la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato: «Questa normativa ci avvicinerà alle nostre ambizioni in materia di clima e migliorerà la raffinazione, la trasformazione e il riciclaggio delle materie prime critiche in Europa. Le materie prime sono essenziali per la produzione di tecnologie fondamentali per la nostra duplice transizione, come la produzione di energia eolica, lo stoccaggio dell’idrogeno o le batterie. Noi stiamo rafforzando la nostra cooperazione con i partner commerciali globali in modo da ridurre la dipendenza dell’UE da un unico paese o da pochi paesi. È nel nostro interesse reciproco aumentare la produzione in modo sostenibile e nel contempo garantire il più alto livello di diversificazione delle catene di approvvigionamento per le imprese europee»7.

Per favorire «un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche» è giudicato indispensabile il raggiungimento e il rispetto dei seguenti parametri di sviluppo: soddisfare almeno il 10% del consumo annuo dell’UE tramite estrazione di materie prime all’interno del territorio comunitario; soddisfare almeno il 40% del consumo annuo dell’UE tramite la trasformazione energetica “in house”; soddisfare almeno il 15% del consumo annuo dell’UE tramite riciclaggio (recentemente l’obiettivo è diventato il 25%8); massimo il 65% del consumo annuo dell’UE di ciascuna materia prima strategica può provenire da un unico paese terzo (per quanto riguarda le fasi di trasformazione energetica).

Altro parametro fondamentale è la riduzione delle tempistiche per l’accesso dei privati ai finanziamenti e la concessione delle autorizzazioni. In particolare sono stati previsti «24 mesi per i permessi di estrazione e 12 mesi per i permessi di trattamento e riciclaggio»9. Proprio il riciclaggio sarà una componente importantissima del rilancio economico dell’UE: non solo gli Stati membri dovranno adottare delle politiche nazionali per migliorare le proprie performance, ma «Gli Stati membri e gli operatori privati dovranno esaminare il potenziale di recupero di materie prime essenziali dai rifiuti di estrazione nelle attuali attività minerarie», «anche nei siti storici di trattamento dei rifiuti minerari». Inoltre diventa prioritario «sviluppare programmi nazionali per l’esplorazione delle risorse geologiche»10.

Per quanto riguarda la politica commerciale estera, la Ue si muoverà nell’ottica di stabilire accordi e partnership commerciali a proprio vantaggio con le economie “in via di sviluppo”.

La politica estera tutta, però, sarà orientata a costruire alleanze strategiche stabili, di tipo politico-militare e commerciale allo stesso tempo, seguendo la ormai nota tendenza globale dei Paesi a definire posizioni politiche, etiche, storiche e persino scientifiche (ad esempio sulle questioni ambientali) in base a interessi e relazioni di tipo commerciale. Importante, allora, la proposta UE di un Club per le materie prime critiche, aperto a «tutti i paesi che condividono gli stessi principi e sono disposti a rafforzare le catene di approvvigionamento globali, rafforzando l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), ampliando la sua rete di accordi di agevolazione degli investimenti sostenibili e di accordi di libero scambio e puntando sull’applicazione delle norme per combattere le pratiche commerciali sleali»11. Insomma una sorta di rinnovata alleanza strategica di tutti i Paesi interessati a rispettare e mantenere gli attuali rapporti di forza, che vedono i Paesi del cosiddetto “blocco occidentale” in vantaggio competitivo sui principali mercati-chiave globali.

Infine, nel documento del novembre scorso, la Commissione ha stabilito che «Le grandi imprese esposte a carenze di materie prime strategiche nelle tecnologie strategiche (ad esempio fabbricazione di batterie, produzione di idrogeno, produzione di energia rinnovabile, trasmissione e archiviazione di dati o produzione di aeromobili) dovranno effettuare periodicamente una valutazione dei rischi relativa alla loro catena di approvvigionamento di materie prime critiche, da presentare al proprio consiglio di amministrazione indicando espressamente la provenienza delle materie, i fattori che possono incidere sul loro approvvigionamento e le vulnerabilità alle perturbazioni dell’approvvigionamento»12. Un fatto importante perché denota il tentativo dell’amministrazione statale (quantunque europea, anziché nazionale) di esercitare sulle grandi imprese una controllo maggiore rispetto al passato. Probabilmente per gli stati nazionali della Ue questo è un requisito importante, anche se non imprescindibile, per poter rendere efficienti le filiere produttive e sviluppare i fondamentali economici della “fabbrica europea”. Ma si tratta anche di un’ombra gettata sul diritto liberale: segnali di riduzione degli spazi democratici vi sono un po’ ovunque nei Paesi UE (compresa l’Italia), ma l’aumento del ruolo dello Stato nell’economia capitalistica in una fase di difficoltà economica difficilmente rappresenterà il ritorno al pubblico dopo anni di monopolio del privato, quanto piuttosto un’azione dei Governi, coordinata e gestita dalla Ue, funzionale agli interessi capitalistici;

il Net-Zero IndustryAct (NZIA)è invece un programma di facilitazione degli investimenti nel settore energetico europeo. Questi investimenti sono orientati verso l’implementazione tecnologica degli impianti e la competitività sui mercati, la decarbonizzazione e la solidità del sistema energetico (nel senso di una relativa indipendenza dal mercato estero e di livelli di produttività adeguati). In concreto il NZIA facilita la concessione di autorizzazioni a procedere per le imprese, nonché gli oneri amministrativi, i bandi per appalti e aste, l’accesso alle informazioni di mercato.

Simili benefici, però, verranno concessi soltanto a quelle aziende che presentino progetti di investimento legati all’uso di alcune tecnologie che si ritiene possano avere un ruolo chiave per il futuro dell’UE, come le tecnologie solari, le batterie, le pompe di calore, gli elettrolizzatori, le tecnologie per biogas e biometano o quelle per la cattura e lo stoccaggio del carbonio.

Note

1 CONGRESSO DEGLI STATI UNITI: National Defense Authorization Act for fiscal year 2024, 14/12/2023.

2 Green Deal (15/01/2020),Critical Raw Materials Act (16/03/2023), Net Zero Industry Act (16/03/2023), 2023/0079(COD)– Accordo per l’approvvigionamento di materie prime critiche (29/11/2023).

3 COMMISSIONE EUROPEA: Materie prime critiche: garantire catene di approvvigionamento sicure e sostenibili per il futuroverdeedigitaledell’UE, Comunicato stampa del 16/03/2023.

4 KNDS e LEONARDO siglano un’alleanza strategica |Leonardo

5 Prodotti a uso civile che possano essere utilizzati anche in ambito militare.

6 Si tratta di una modifica della L. 185/1990: il Governo potrà vendere armi a Paesi in guerra e a prescindere dall’orientamento politico e istituzionale, non sarà più obbligato a raccogliere informazioni da associazioni e Ong sulle violazioni umanitarie in Paesi esteri e non dovrà più mantenere una black-listdi Paesi con cui non è possibile commerciare in armamenti. Inoltre per le aziende del settore vengono semplificate le procedure e allentati i controlli.

7 URSULA VON DER LEYEN: Dichiarazione stampa del 16/03/2023.

8 CONSIGLIO DELL’UE: Il Consiglio e il Parlamento raggiungono un accordo provvisorio per rafforzare l’approvvigionamento di materie prime critiche, Comunicato stampa del 13/11/2023.

9 COMMISSIONE EUROPEA: op.cit.

10 Ibidem.

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