La Fionda è anche su Telegram.
Clicca qui per entrare e rimanere aggiornato.

All’arme! All’arme! I priori fanno carne!


14 Gen , 2024|
| 2024 | Recensioni

1358, la Jacquerie; 1378, il tumulto dei Ciompi; 1381, l’insurrezione inglese; 1386, la rivolta dei Tuchini: l’Europa del Trecento è infiammata da movimenti insurrezionali che nel loro sviluppo iniziale, “un po’ di gente dei villaggi di campagna a riunirsi, un po’ dappertutto, senza capi”, non sembrano affatto distinguibili dalle più travolgenti rivoluzioni moderne con il merito di aver gettato i semi di un potere che muove dal basso verso l’alto.

E’ in culla la coscienza di classe, un’ancestrale idea di appartenenza propria della massa, un arcaico senso di popolo con un nemico comune i “gentiluomini”, quelli a cui “bruciano le case… Ma prima di bruciare il castello, la torre o la cassaforte del nobile ci si entra, e si saccheggia. Cosa portano via? i vestiti, notano i cronisti. Portavano via la roba e rivestivano se stessi e le loro donne contadine in modo più pittoresco”, perché “non è vero che i cavalieri vanno mantenuti, non stanno difendendo il regno: uccidiamoli tutti!”

Si tratta di movimenti dissennati, sfoghi frutto di un generale scontento? Durano qualche giorno e, sistematicamente, vengono represse.

Alle carestie, le epidemie, la riduzione degli spazi a coltura cerealicola in favore di coltivazioni più redditizie, le vessazioni del ceto fondiario, vanno aggiunte le guerre, frequenti in tutt’Europa e che si tramutavano talvolta in razzie, saccheggi ed assedi a lungo termine con una forte destabilizzazione della società.

L’aggravarsi delle condizioni di vita dei ceti subalterni nelle campagne produsse inizialmente un flusso di persone verso le città, dove erano almeno presenti alcune istituzioni caritatevoli che assicuravano loro un minimo di sostentamento giornaliero. Ciò causò un sovrappiù di manodopera che minacciò i ceti subalterni cittadini. Il malessere verso una situazione divenuta ormai insostenibile fu all’origine di rivolte un po’ in tutta Europa, sia nelle campagne che nelle città, a partire dai ceti più umili che, talvolta, riuscivano a coinvolgere anche frange più agiate, come i piccoli artigiani o i produttori subalterni.

Per lungo tempo gli storici hanno interpretato il loro esito negativo come la prova che i rivoltosi non possedessero alcuna chance di successo e, finanche, che non perseguissero un obiettivo preciso e consapevole.

In fondo, la Peasants’ Revolt viene repressa, a  Smithfield, Wat Tyler svanisce e la folla, priva di un capo, in balia della confusione, si disperde fra le blandizie del re.

Proprio no, giacché cent’anni dopo la servitù verrà abolita: rivolta con uno specifico obiettivo, centrato!

E, così, la Rivolta, da moto collettivo, istintivo e violento, di ribellione contro l’ordine costituito, diventa Rivoluzione, produce un cambiamento inciso nella memoria collettiva e nel diritto.

Ed allora ben venga, sostiene Barbero, la violenza, quella concitata ed entusiasta,  se serve a “far capire alla controparte che è meglio sedersi a un tavolo e negoziare”

Sfida all’ordine costituito senza una qualche forma di rivendicazione traducibile nel linguaggio conosciuto della politica: una folla oceanica senza volto né leader, resiliente e mutante occupa le vie in un faccia a faccia con il potere senza passare per i decisori politici.

In anni più vicini?

Negli anni Ottanta del Novecento in poi la Rivolta avrà il lavoro o la disoccupazione o l’uguaglianza tra gli obiettivi della sua lotta: Londra, Amsterdam, Berlino, Zurigo, Francoforte, Dusseldorf, Monaco, Amburgo, Friburgo, Gottinga, Hannover, Brema, Parigi. Negli anni Novanta insorsero la periferia di Los Angeles e quella di Tolosa in Francia.

Nel 2001 furono di nuovo Oldham, Manchester, Leeds e Birmingham al centro degli scontri.

Nel 2005 le banlieue parigine scatenarono una rivolta così estesa che il governo francese impiegò diversi giorni per ristabilire l’ordine. E nel dicembre del 2008 fu la volta di Atene e del suo quartiere Exarchia a scendere nelle strade.

Nel 2011 toccò a Roma e, poi, a Tottenham ad essere teatro di violenze tra la comunità nera e la polizia così come avverrà nel 2020 a Minneapolis nel Missouri, dove il movimento Black Lives Matter si metterà alla testa di riot notturni contro le forze di polizia.

Nel 2018, infine, il movimento dei “gilet gialli” in Francia.

Il Professor Barbero ci fa riflettere sulla differenza tra Rivolta e Rivoluzione, laddove rivolta e domanda di libertà collimano e la libertà si dimensiona, esattamente, dal territorio che attraversa ben fuori dalle istituzioni che pretendono di responsabilizzarla e dalla legalità che pretende di circoscriverla.

La Rivolta punta dritto ad abbattere il potere, poiché limita la libertà.

Oggi i rivoltosi sono i joy riders, yobbos, casseurs, motards, beurs, squatters, kraakers, black bloc.  Figure sociali che hanno acceso la miccia di sommosse, partite quasi sempre dai quartieri periferici delle grandi concentrazioni urbane. Questi gruppi o minoranze non parlano, non scrivono, non stendono manifesti.

Il ribelle contemporaneo, a differenza di quello jungheriano, non sceglie di “passare al bosco”: non può farlo perché non ci sono più “meridiani zero” da oltrepassare, non ci sono più boschi né altri luoghi di esilio dove fuggire.

Così, resta dal 20 luglio 1378, affamato e consapevole alla ricerca del tornante decisivo, del sasso che smuove ogni goccia d’acqua, alla conquista del futuro, levando nell’aria un grido:

All’arme! All’arme! I priori fanno carne.

Di:

La Fionda è una rivista di battaglia politico-culturale che non ha alle spalle finanziatori di alcun tipo. I pensieri espressi nelle pagine del cartaceo, sul blog online e sui nostri social sono il frutto di un dibattito interno aperto, libero e autonomo. Aprendo il sito de La Fionda non sarai mai tempestato di pubblicità e pop up invasivi, a tutto beneficio dei nostri lettori. Se apprezzi il nostro lavoro e vuoi aiutarci a crescere e migliorare, sia a livello di contenuti che di iniziative, hai la possibilità di cliccare qui di seguito e offrirci un contributo. Un grazie enorme da tutta la redazione!