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L’intelligenza artificiale al centro delle strategie Nato


26 Gen , 2024|
| 2024 | Sassi nello stagno

In nome della innovazione le industrie militari occidentali stanno stringendo alleanze con imprese big tech per acquisire ” predominanza tecnologica sui blocchi avversari”.

Poco importa che non esista più un mondo con due poli contrapposti; la costruzione del nemico oggi riguarda tutte le entità statali e le resistenze popolari giudicate una minaccia per la pax americana e israeliana, assieme ai movimenti a difesa dei propri territori per impedirne il saccheggio da parte delle multinazionali. E le organizzazioni politiche, i gruppi e le persone da mettere al bando come fiancheggiatori del terrorismo potrebbero accrescere la famigerata lista nera già dai prossimi mesi.

Non ha destato scalpore l’utilizzo della intelligenza artificiale da parte di Israele1 e non dovrebbe meravigliare che già da tempo la Nato si sia mossa nella medesima direzione.  Perfino il giornale inglese The Guardian2 parla di attacchi incessanti” e “non chirurgici” “compiuti attraverso l’uso di una piattaforma di intelligenza artificiale, che ha accelerato in modo significativo la scelta dei bersagli tanto da venire indicata come una “fabbrica di obiettivi”3.

Israele è stato tra i primi paesi a investire nello sviluppo di tecnologie militari (ad esempio i droni, classico esempio di tecnologia impiegabile sia ad uso civile che militare oltre a rappresentare uno strumento di controllo sociale), ampiamente utilizzate nella guerra in Cisgiordania, nel Libano, in Siria e a Gaza. Le azioni di Israele vengono giudicate da anni come violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite, condannate dalla maggior parte della comunità internazionale ma salvate nell’ambito del Consiglio di Sicurezza dal veto degli Stati Uniti. La Ue da anni, nonostante l’avversione della opinione pubblica, sostiene Israele e ne consente l’accesso a programmi di ricerca comunitari pubblici finanziati dai contribuenti europei.

Ipocrita la posizione assunta negli ultimi anni dalla Ue che per anni si è detta contraria a non finanziare progetti militari salvo poi incoraggiare le proprie imprese a sviluppare prodotti a duplice impiego e tecnologie adattabili per il settore militare4.

Per capire meglio la realtà urge fare riferimento a quanto scrive l’esercito israeliano su un suo sito5:

Per la prima volta, le forze di terra che operano nella Striscia di Gaza ricevono informazioni di intelligence e obiettivi costruiti in conformità con il piano operativo aggiornato. In tempo reale, questi obiettivi vengono trasferiti al centro di fuoco del Comando Sud e, in collaborazione con le armi aeree e navali, centinaia di attacchi sono stati effettuati in un istante. Questo è stato implementato insieme al progetto Pillar of Fire.

Questo è un piano per rendere l’intelligence completamente accessibile ai livelli della brigata e della divisione, e per chiudere immediatamente i cerchi di fuoco con l’aiuto di sistemi di intelligenza artificiale”, ha detto una fonte di alto livello dell’IDF. “Si tratta di un sistema che consente l’uso di strumenti automatizzati per produrre bersagli a un ritmo rapido e funziona migliorando il materiale di intelligence accurato e di alta qualità in base alla domanda. Utilizzando l’intelligenza artificiale, e attraverso l’estrazione rapida e automatica di informazioni aggiornate, produce una indicazione per l’addetto, con la speranza che ci sia una piena corrispondenza tra la raccomandazione della macchina e l’identificazione umana. […] ll livello dei goal [sic!] fatti al centro della porta è il più alto. Non scendiamo a compromessi sulla qualità del prodotto e dell’intelligence, e creiamo obiettivi per attacchi precisi alle infrastrutture associate ad Hamas, causando al contempo gravi danni al nemico e danni minimi ai civili non coinvolti. Lavoriamo senza compromessi nel definire chi e cosa è un nemico. Gli agenti dell’organizzazione terroristica Hamas non sono immuni, ovunque si nascondano” 6

E ogni qual volta ci viene raccontata la storiella di Israele come patria dei diritti umani in un’area geografica dove pullulano le teocrazie, dovremmo prima ricordare la legge del 20187 che assegna il diritto alla cittadinanza solo alla popolazione di religione ebraica8 e la sistematica violazione di norme tanto care alle democrazie occidentali come i dati della privacy, una violazione finalizzata a scopi militare per ricorrere al controllo biometrico e colpire tutti i potenziali nemici.

Esiste ormai da anni una alleanza e una stretta collaborazione tra l’apparato industriale militare tradizionale e le industrie di tecnologia dual use provenienti dal mondo della sicurezza e dei servizi commerciali.9

Nell’anno 2021 si registrava l’adozione della Strategia della Nato dell’intelligenza artificiale con la presenza attiva di aziende e anche di start up AI innovative ma già negli anni precedenti erano state assunte decisioni importanti per l’utilizzo della IA, come si evince anche da documenti ufficiali 10

Riportiamo gli obiettivi della Nato evidenziati in un articolo che analizza gli sviluppi della Intelligenza artificiale e l’utilizzo fattone dall’Alleanza Atlantica 11

1. Fornire una base per la NATO per dare l’esempio e incoraggiare lo sviluppo e l’uso dell’IA in modo responsabile per scopi di difesa e sicurezza;

2. accelerare ed integrare l’adozione dell’IA nello sviluppo e nella fornitura di capacità, migliorando l’interoperabilità alleata;

3. proteggere e monitorare le tecnologie che sfruttano l’IA e la capacità di ricerca e sviluppo;

4. identificare e salvaguardare gli alleati dalle minacce derivanti dall’uso “dannoso” dell’IA da parte di attori statali e non statali.

 L’intelligenza artificiale (IA)  non è una innovazione scientifica neutra alla quale inchinarsi in nome del progresso, il suo utilizzo crescente in ambito militare è stato pensato da tempo ed è già in fase di attuazione per acquisire vantaggi tecnologici da spendere in ambito tanto civile quanto militare; esistono infatti protocolli di intesa tra paesi Nato nell’ambito di programmi che vedono coinvolti entità statali, imprese pubbliche e private afferenti alla produzione dei sistemi d’arma ma anche aziende operanti in altri campi impropriamente definiti come civili. Il ruolo delle start up è di particolare rilevanza e sarebbe interessante indagare il rapporto intrapreso con le università pubbliche per la ricerca e lo sviluppo di processi innovativi da spendere in ambito tanto civile quanto militare12.

Ancora una volta questi progetti di guerra vengono nascosti dietro alla necessità della difesa degli interessi nazionali e internazionali, di obiettivi definiti etici o alla semplice esigenza di proteggere la tecnologia di ultima generazione mettendola al riparo dalla pirateria informatica.

Già nell’Ottobre 2021 la NATO e gli alleati davano vita a costanti rapporti con aziende tecnologiche per mettere a punto progetti di ricerca e di utilizzo dell’intelligenza artificiale promuovendone (ironia della sorte) un uso responsabile “in conformità con i nostri valori, le norme e il diritto internazionale”. 

Nei documenti Nato13 si fa ampio utilizzo di raccomandazioni formali atte a promuovere la legalità della ricerca in campo militare con ampio utilizzo delle tecnologie legate alla intelligenza artificiale, per un utilizzo responsabile, trasparente, etico, al fine di garantire ” un’appropriata interazione uomo-macchina; la capacità di rilevare ed evitare conseguenze indesiderate; e la capacità di adottare misure, come il disimpegno o la disattivazione dei sistemi, quando tali sistemi dimostrano un comportamento non intenzionale”.

Lo sviluppo dell’IA si rivelerà cruciale nel prossimo futuro per i compiti dell’Alleanza e costituirà allo stesso tempo una minaccia e una grande opportunità di supporto nel portarli a compimento. L’IA pone infatti sfide complesse sia per se stessa, sia in combinazione con biotecnologie, Big Data e automazione. La NATO vuole porsi all’avanguardia in questi ambiti e, per farlo, punta alla collaborazione tra alleati impegnandosi in un’accelerazione degli investimenti.

L’IA sta quindi acquisendo rapidamente un’importanza strategica perché si presta a sviluppare nuove tecnologie dual use e il suo sviluppo ha permesso di rivoluzionare numerosi settori civili e militari. E non è casuale che i documenti della Nato diano crescente rilevanza allo sviluppo della IA a fini militari.

La nascita della strategia NATO per l’intelligenza Artificiale viene definita un grande passo in avanti nel campo della difesa.14

Le nuove e svariate tecnologie (big data, intelligenza artificiale, autonomia, tecnologie quantistiche, tecnologie spaziali, biotecnologie e human enhancement, tecnologie ipersoniche) diventano quindi il terreno di investimento privilegiato dei paesi occidentali per assicurarsi una egemonia economica e militare come si evince anche dai documenti ufficiali15

 Una questione rilevante, non strettamente connessa alla IA ma anche questa strategica per i nuovi assetti del capitale, riguarda anche la produzione dei semiconduttori fino ad alcuni anni fa prodotti nei paesi asiatici. La produzione di essi è strategica sia per gli Usa che per la Ue e la tecnologia impiegata è spesso riconducibile anche ad uso militare. La crisi pandemica, con il blocco dei commerci e l’inevitabile ritardo nell’approvvigionamento dei semiconduttori provenienti dai paesi del sud est asiatico come Corea del Sud e Taiwan, ha rappresentato un fattore di crisi delle economie capitalistiche occidentali ma al contempo ha rappresentato una spinta oggettiva al riposizionamento delle loro multinazionali . Nasce in questo contesto l’intervento del governo Usa per reinternalizzare la produzione dei semi conduttori ridefinendo le priorità industriali, le strategie di mercato nel nome dell’autonomia di approvvigionamento di componenti essenziali per l’industria. Con la pandemia si è accelerato non solo il processo che porta alla realizzazione e allo sviluppo di nuove tecnologie da spendere tanto in ambito civile quanto militare ma sono arrivati anche generosi fondi pubblici per dotare le imprese dei necessari finanziamenti senza i quali non potrebbero acquisire quella supremazia indispensabile per la tenuta degli attuali rapporti di forza economici e militari. I PNRR comunitari puntano tutto sulla digitalizzazione, sulla decarbonizzazione e sugli investimenti tecnologici, al contempo gli Usa hanno destinato una quantità maggiore di risorse economiche alle imprese per adeguarsi alla riconversione energetica e al contempo reinternalizzare alcune produzioni tecnologicamente avanzate e essenziali per la manifattura.

L’Unione Europea, pur in ritardo rispetto agli Usa, si è mossa nella medesima direzione adottando il Chips Act 16 per ridurre la dipendenza esterna nel mercato dei semiconduttori accampando motivazioni di “sicurezza regionale”. L’obiettivo reale è quello di dotarsi, al pari degli Usa, di proprie imprese in sinergia con altre aziende UE per produrre semiconduttori nei paesi del vecchio continente, e sono proprio le multinazionali americane a guardare con sospetto queste scelte per la possibilità da parte di imprese asiatiche di inserirsi sui mercati occidentali costruendo partnership con aziende europee; si veda l’interesse della TMSC di Taiwan per aprire alcune fabbriche in Germania17 mettendo a disposizione tecnologie di ultima generazione e consolidate competenze acquisite sul campo.

Gestire la produzione dei semiconduttori sotto l’egida Usa e Nato (per ragioni di segretezza militare) potrebbe permettere invece alle multinazionali statunitense il controllo del settore evitando che competitor di paesi pur alleati (come le aziende della Corea del Sud e di Taiwan) riescano ad accaparrarsi parte di questo mercato strategico per l’utilizzo dual use delle tecnologie legate alla produzione dei semiconduttori.

In conclusione, le innumerevoli tecnologie emergenti, in primis l’intelligenza artificiale e i semiconduttori, rappresentano un fattore strategico per i paesi occidentali. L’adozione poi da parte della Nato di una strategia dedicata a questi temi fa rientrare lo scontro sulle nuove tecnologie come scelta privilegiata da coltivare nell’ambito della sicurezza e della difesa. E qui ogni eventuale distinzione tra tecnologie civili e militari viene a cadere anche nel nome di presunti interessi pubblici come la salvaguardia delle informazioni, delle ricerche e della sicurezza nazionale, un tema particolarmente gettonato per vendere all’opinione pubblica l’immagine dei paesi occidentali intenti a difenderci da continui pericoli derivanti dal terrorismo internazionale, dai pirati informatici, dallo spionaggio industriale.19

1L’inchiesta di 972mag.com ha documentato l’uso della AI per condurre gli attacchi a Gaza e calcolare il numero di vittime civili che produrranno. Cfr. https://www.972mag.com/mass-assassination-factory-israel-calculated-bombing-gaza/

2 ‘Come Israele usa l’IA per selezionare gli obiettivi dei bombardamenti a Gaza | Israele |

3  Israele, come funziona l’intelligenza artificiale usata per bombardare Gaza | Wired Italia

4 Programma scientifico dell’Agenzia spaziale europea – Wikipedia

5 Più di 12.000 obiettivi e una cooperazione unica nel suo genere: uno sguardo all’impresa target 24 ore su 24 dell’IDF | ATC (www.idf.il)

6 Più di 12.000 obiettivi e una cooperazione unica nel suo genere: uno sguardo all’impresa target 24 ore su 24 dell’IDF | ATC (www.idf.il)

7 Israele: i rischi della nuova legge sullo stato-nazione | ISPI (ispionline.it)

8 Qui le analogie con l’esperienza nazista potrebbero anche suscitare sdegno nella comunità intellettuale, tuttavia la cittadinanza garantita solo a chi ha sangue tedesco era parte rilevante del programma del Partito nazionalsocialista dei lavoratori. Escludere dalla cittadinanza israeliana i non ebrei insinua il dubbio che la purezza della appartenenza al ceppo etnico nazionale escluda a priori arabi e palestinesi. Per maggiori ragguagli si rinvia al seguente testo: E. De Cristofaro – C. Saletti, Precursori dello sterminio, Derive Approdi 2023.

9 La tecnologia a doppio uso – come l’UE finanzia le aziende militari israeliane via Horizon 2020 – BDS Italia

10 201201-Reflection-Group-Final-Report-Uni.pdf (nato.int)

11 La NATO e il vantaggio tecnologico: pubblicata la prima strategia per l’IA – Geopolitica.info (autore Alessandro Savini).

12 La Nato e l’intelligenza artificiale: nuove strategie militari – Kulturjam

13 La Strategia NATO per l’intelligenza artificiale: come applicarla alla difesa in modo etico e sicuro – Agenda Digitale

14 NATO – Testo ufficiale: Sintesi della strategia NATO sull’intelligenza artificiale, 22-ott.-2021

15 Normativa europea sui semiconduttori – Commissione europea (europa.eu)

16 Chips Act: cosa è e cosa prevede – Agenda Digitale

17 La Germania spende molto per aggiudicarsi l’impianto di chip TSMC da 11 miliardi di dollari | Reuters

18 Intelligenza artificiale: linee guida per uso in campo militare e civile | 18-01-2021 | Attualità | Parlamento europeo (europa.eu)

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