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Elogio dell’imperfezione
Concediamoci una tregua di qualche minuto e lasciamo i miserabilia della nostra politica (e anche di quella internazionale). Una delle tracce proposte per la prova d’italiano della maturità 2024 consisteva in un passo – da analizzare e commentare – tratto dal libro Elogio dell’imperfezione, la cui autrice è Rita Levi Montalcini. Pare che l’abbiano scelta in pochi; e per questo la nipote della Levi Montalcini, Piera, si è un po’ dispiaciuta. Ma il passo, particolarmente se lo si legga per la prima volta durante un esame di maturità, non risulta per niente facile; e, diciamolo, non pare nemmeno scritto benissimo. Insomma, i maturandi che vi si sono cimentati meriterebbero un plauso solo per questa scelta, diciamo coraggiosa.
Ciò ovviamente non significa che il passo sia insignificante. Anzi. Esso lancia un messaggio che deve fare riflettere e che si può appieno cogliere solo considerando le scelte di vita, privata e professionale, di Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la Medicina del 1986. Noi dobbiamo pensare a una persona dominata da una passione totale per la ricerca e certamente ambiziosa, parecchio. Passione e ambizione le hanno consentito di lasciare il segno nella magnifica avventura dell’acculturamento umano. Da questo punto di vista è un esempio, direi perfetto, di congruenza: non si può pensare che il conseguimento di obiettivi importanti – cioè non effimeri: quali sono, per esempio, quelli che ruotano intorno alla cura dell’aspetto fisico – si possano realizzare coltivando di tutto un po’. Certo fare quello che ha fatto la Levi Montalcini non è da tutti: la diseguaglianza qui picchia duro ed è ineliminabile. Ma tutti dovremmo perseguire gli obiettivi che sono alla nostra portata; e, se poi avessimo ricevuto dalla natura dei talenti, sarà nostro dovere metterli a frutto, soprattutto per gli altri.
Con ciò la congruenza assume valenza etica e ci indica la retta via. Ma la indica anche alla comunità che dovrà riconoscere e premiare chi abbia messo a frutto i propri talenti. Ne deriveranno delle distinzioni fra gli uomini e le donne. Ma non si dovrà temerle, osteggiarle, ritenerle ingiuste: chi si impegna per i propri obiettivi – onesti, ma occorre dirlo? – scatena lo spirito di emulazione che è il più formidabile meccanismo di elevazione individuale e sociale. Qualche volta, perché confusi o invidiosi, ce lo dimentichiamo. Ma non se ne dimenticarono i rivoluzionari francesi: leggiamo così, nella Dichiarazione dei diritti del 1789, che (nonostante tutto: cioè i privilegi insensati della nobiltà di corte), le distinzioni sociali sono necessarie se fondate «sull’utilità comune» (art. 1), sulla «virtù» e «sui talenti» (art. 6).
La vita di Rita Levi Montalcini deve essere colta e compresa entro questa dimensione: fiducia, perseveranza, miglioramento continuo. A queste condizioni essere ambiziosi è una virtù. Ma se esse latitassero, resterebbe spazio solo per la vanità senza nessuna sostanza. Al massimo si potrà approdare all’impostura: una dimensione di non-virtù, purtroppo abbastanza comune ai nostri giorni.
I sogni – quelli veri, quelli che ci possono migliorare – costituiscono la grande speranza della nostra vita. Non averne, o rinunciarvi, o metterli nel cassetto equivale quasi sempre alla condanna all’infelicità. Questo il messaggio del passo proposto ai maturandi. Non lo psicologismo più facile, ammiccante verso le delusioni, compassionevole verso le nostre imperfezioni, tranquillante per l’apparente pace che segue la resa, ma devastante in prospettiva. Abbiamo bisogno, più di tutti i giovani, di illusioni: talora si tradurranno in realtà, se saremo capaci di seguire l’ardua via segnalataci dalla Levi Montalcini, un misto di dedizione totale e coraggio dinanzi alle difficoltà. Siamo imperfetti sì, ma tutti perfettibili. Specialmente i giovani. Le imperfezioni vanno accettate, ma per superarle, “provando e riprovando”. Roma, dopo Canne, era a terra: i consoli uccisi, l’esercito distrutto. Quel giorno – 2 agosto del 216 a.C. – nacque una grande potenza. Ma questa non fu la vincitrice, bensì la sconfitta. Da quella battaglia – più che imperfetta, disastrosa – Roma trovò l’occasione per risorgere più forte di prima, capovolgendo l’apparente realtà di annientamento: l’impero senza fine nascerà a Canne. La storia serve anche a questo. Proprio così.
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