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Le verità che si celano dietro la liberazione di Julian Assange


13 Lug , 2024|
| 2024 | Visioni

Oggi parliamo della liberazione del giornalista Julian Assange, dopo ben dodici anni di privazione della libertà; ricordiamo che dal giugno 2012 Julian trovò rifugio presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, nazione che gli concesse asilo politico per i successivi (quasi) sette anni, per consentirgli di sfuggire alla richiesta di estradizione della Svezia – in relazione ad accuse di violenza sessuale (rivelatesi poi infondate) – e dagli Stati Uniti d’America, che lo accusavano di aver violato il cosiddetto Espionage Act, una legge del 1917 che punisce chiunque divulghi documenti segreti, la cui pubblicazione potrebbe compromettere la sicurezza nazionale.

Come noto, l’11 aprile del 2019 il nuovo vertice politico dell’Ecuador revocò l’asilo politico e Assange venne tratto in arresto dalla polizia britannica, e rinchiuso, sino allo scorso 24 giugno, nel carcere di Belmarsh, dove fu sottoposto a un regime di severa carcerazione preventiva, senza che sul suo capo – giova ribadirlo – sia mai intervenuta nessuna sentenza di condanna, anche non definitiva.

La notizia della liberazione di Assange ha fatto subito il giro del mondo. Subito dopo la formalizzazione del patteggiamento avvenuta nelle isole Marianne (territorio sovrano degli Stati Uniti), precisamente presso il Tribunale civile di Saipan, la corte distrettuale più distante da Washington, Julian ha potuto finalmente volare alla volta di Canberra, dove ha potuto riabbracciare familiari e amici, a cominciare dai figli che non ha praticamente mai conosciuto.

La notizia ha naturalmente suscitato grande giubilo nelle tante persone (milioni) che si sono mobilitate per la sua liberazione, e che hanno dato ancora una volta una dimostrazione del loro appoggio, sottoscrivendo in massa la raccolta fondi che è servita per pagare il volo privato che ha condotto Assange alle isole Marianne, costato circa mezzo milione di dollari, onere posto integralmente a suo carico. Si stima che circa cinquantamila persone abbiano seguito, tramite l’app Flight Checker, il volo che lo conduceva alle Marianne, dalla capitale inglese.

Il modo in cui è stata presentata dai media italiani (e non solo) la liberazione di Assange non è esaustivo, per non parlare di alcuni toni molto discutibili[1], e sono molte le doverose precisazioni che vorremmo fare al riguardo. Non prima, però, di esprimere tutta la nostra gioia per questa notizia e fare a Julian i migliori auguri per il suo primo compleanno da uomo libero, dopo più di dieci anni (Assange è nato il 3 luglio del 1971).

Possiamo dire che la vicenda si è conclusa nel migliore dei modi, anche perché sappiamo che il destino del giornalista – noi insisteremo a chiamarlo così, anche se sappiamo che è un titolo che fa storcere il naso a molti presunti professionisti dell’informazione, forse convinti che serva l’iscrizione a un albo per fare un buon lavoro… – poteva (e doveva) essere molto diverso. In caso di accoglimento della richiesta di estradizione statunitense (ricordiamo che le accuse svedesi erano decadute da tempo) Assange sarebbe stato ammanettato e portato con un volo assai meno confortevole negli Stati Uniti, dove sarebbe dovuto comparire dinanzi a un’altra corte distrettuale, quella di Alessandria (Virginia), nei pressi di Washington D.C., per rispondere di una serie di imputazioni concernenti la già menzionata legge del 1917.

Si è detto e scritto molto su questo patteggiamento. Nella sostanza, in cambio del riconoscimento di colpevolezza da parte di Assange per una parte infinitesimale delle imputazioni, il giornalista ha ottenuto la piena libertà, ritenendo che per tali capi d’imputazione il periodo di detenzione presso il carcere inglese abbia coperto integralmente la pena prevista (ricordiamo che, in teoria, il complesso delle imputazioni mosse ad Assange gli sarebbero potute costare fino a due ergastoli).

Ma veniamo al dettaglio degli accordi. Come dicevamo, dei diciotto capi d’imputazione formulati nei suoi confronti, Assange si è riconosciuto colpevole solo di quello afferente la “sottrazione e disseminazione di documenti”; in pratica, ha dovuto ammettere (fatto peraltro pacifico) di aver agito, in concorso con la whistleblower Chelsea Manning (a sua volta graziata nel 2017 da Barack Obama), per entrare in possesso di documenti riguardanti “la difesa nazionale”, con lo scopo di “comunicarli a terzi”.

In cambio della dichiarazione di colpevolezza, gli Stati Uniti si sono impegnati a non avanzare in futuro altre richieste di estradizione e/o di risarcimento danno o altre riparazioni economiche nei suoi confronti.  A parte il costo del volo per le Marianne (praticamente già coperto dal crowdfunding[2]) l’unica somma che Assange ha dovuto versare è stata l’equivalente di circa novanta euro per le spese processuali, impegnandosi inoltre a non richiedere riparazioni economiche per la detenzione e la privazione della libertà sofferta.

Ma c’è di più. Julian non solo non potrà essere ulteriormente perseguito per i fatti contestati (cioè per le rivelazioni di WikiLeaks), ma non dovrà neppure serbare il segreto sulle trattative (lunghe e laboriose) che hanno portato alla sua liberazione: detto in altri termini, sarà lo stesso giornalista, con ogni probabilità, a raccontare più avanti tutti i dettagli.

Molti hanno paventato che col patteggiamento si sia creato un pericoloso precedente, criminalizzando il giornalismo d’inchiesta, quello per intenderci che fa le pulci al potere, e che non si limita a omaggiare il potente di turno, per ricavarne vantaggi di vario genere. Ma le cose non stanno così e a sottolinearlo è stato, tra gli altri, Ben Witzner, avvocato di Edward Snowden, che ha fatto notare come la formula del patteggiamento non dia luogo a un precedente, che ricordiamo nel sistema di Common Law che vige nei paesi anglosassoni ha una valenza giuridica. Il patteggiamento, difatti, nel sistema giuridico americano serve proprio per evitare il processo, ed è solo da un giudizio vero e proprio che può scaturire uno dei quei famosi “precedenti” che poi fanno stato nei giudizi successivi; va detto, però che lo stesso legale ha dovuto precisare che “non possiamo essere certi che le future amministrazioni onoreranno tale impegno”[3].

Al di là degli aspetti meramente legali e processuali, resta di tutta evidenza come la vicenda di Assange crei un pericoloso “precedente” in un altro senso, vale a dire che occuparsi di questioni spinose e/o affari riservati – specie quelli che mettano in cattiva luce i potenti e/o che gettino dubbi e discredito sul loro operato, specie quando si tratti della maggiore potenza del pianeta – non va mai esente da conseguenze, che possono rivelarsi molto pesanti sul piano professionale e personale.

Il caso Assange ha fatto molto discutere anche alla luce di una pronuncia della Corte Suprema federale statunitense, che risale ai tempi della guerra del Vietnam, che ammise come la rivelazione di un segreto di stato non costituisse reato qualora la conoscenza dei fatti fosse di interesse generale: nel caso di specie, venivano alla luce una serie di atrocità commesse prima e nel corso delle operazioni belliche (i famosi Pentagono papers), che potevano e dovevano essere conosciute in virtù del primo emendamento della Costituzione USA, quello che tutela la libertà di espressione[4]. I legali di Assange, probabilmente in ossequio agli accordi presi, non hanno sollevato tale eccezione, ma questo non impedirà in futuro che altri giornalisti (o semplici e privati cittadini) di farlo, ottenendo in prospettiva persino una declaratoria di incostituzionalità dell’Espionage Act, sulla cui legittimità sono state avanzate non poche riserve[5], proprio in quanto confliggente col primo emendamento.

A questo punto, forse avrete già compreso dove vogliamo andare a parare. Se è vero che la vicenda Assange pone una serie di severe ipoteche sulla libertà di espressione, allo stesso tempo apre molti scenari interessanti sulla libertà di espressione e informazione.

Juliano ha ammesso di essere colpevole solo per accuse marginali (e del tutto pacifiche), per le quali a breve partirà la richiesta di grazia, che potrebbe cancellare anche quest’onta dalla sua fedina penale, ma soprattutto ha dimostrato come la mobilitazione generale (e parliamo di milioni di persone in tutto il mondo) possa dare i suoi frutti, visto che nessun regime – persino quello più repressivo – può permettersi di disconoscere il peso e l’importanza dell’opinione pubblica.

Se ottenesse la grazia, Julian potrebbe un domani persino rimettere piede negli Stati Uniti (in base agli accordi oggi gli sarebbe consentito solo previa autorizzazione), mentre nell’immediato ha dovuto rinunciare a ricorrere al FOIA (Freedom of Information Act, la legge statunitense sull’accesso civico generalizzato) per chiedere copia dei documenti che hanno suffragato le accuse nei suoi confronti detenuti dal Dipartimento della Giustizia (il che fa sospettare che ci siano cose “non dette”).

Uno dei punti dell’accordo che forse più ha fatto discutere concerne l’impegno a distruggere i files residui sul server di WikiLeaks. La distruzione è probabilmente già avvenuta, ma Assange non si è impegnato non fare copie dei files, che potranno benissimo essere utilizzati in futuro, visto che da nessuna parte è previsto che Julian non potrà proseguire la sua attività di raccolta e diffusione di informazioni e documenti (quello che dovrebbe essere il lavoro del giornalista, per l’appunto). In sostanza, il sito WikiLeaks potrebbe ripartire a breve, e non dubitiamo che potrebbe rivelare nuove e interessanti verità.

Abbiamo già detto del ruolo dell’opinione pubblica per ottenere la liberazione di Julian, del quale la stessa corte britannica, quando accordò un nuovo reclamo[6] contro la richiesta di estradizione da parte americana, diede un riconoscimento, parlando dell’eccezionale interesse suscitato dalla vicenda Assange. Una decisione che molto probabilmente ha accelerato l’iter dell’accordo, visto che gli stessi legali statunitensi si sono probabilmente resi conto della situazione e del rischio di affrontare un giudizio dall’esito tutt’altro che scontato, oltretutto con un’opinione pubblica nettamente schierata col giornalista, senza contare il pericolo (non più solo ipotetico) che i giudici britannici respingessero la richiesta di estradizione, rimettendo in libertà Assange: a quel punto, un accordo consentiva di uscirne meglio.

Ma al di là di tutto, è indubitabile che già allora fossero in corso le trattative per giungere all’accordo, di cui forse si può ravvisare un precedente nella lettera, a tratti provocatoria, che lo stesso giornalista indirizzò a Re Carlo poco più di un anno fa[7], nella quale denunziava le durissime condizioni detentive che doveva sopportare, ma soprattutto inviava una serie di messaggi in codice, diretti non solo al sovrano del Regno Unito.

Si potrebbe perfino ipotizzare che, in vista dell’appuntamento elettorale di novembre, pure a Washington si sia preferito chiudere una vicenda che rischiava di gettare discredito sull’operato della Casa Bianca, specie di fronte al pericolo che l’impianto accusatorio potesse essere smontato in sede processuale; la stessa prevista vittoria dei laburisti, usciti trionfatori dalle ultime politiche appena celebrate, faceva ipotizzare un maggior favore verso la liberazione del giornalista[8].

Se il caso Assange, a maggior ragione se un domani arrivasse la grazia presidenziale[9], può dirsi felicemente risolta, non possiamo dimenticare che la libertà di espressione e informazione – tra i fondamenti di una democrazia che voglia definirsi tale – ne escono sicuramente con le ossa rotte. Possiamo seriamente dubitare che un qualunque giornalista, in possesso di informazioni riservate o sensibili, potrebbe essere indotto, alla luce della sua tragica esperienza, a rinunciare a diffonderle?

Se o fin quando esisteranno normative come l’Espionage Act nessuno potrò dirsi realmente sereno nello svolgimento del suo lavoro, per cui come ha detto recentemente detto Patrick Boylan: “Assange è libero, ma il giornalismo investigativo resta sotto processo”[10].

Ce n’è quanto basta per affermare che se Julian è finalmente libero, la lotta per la libertà d’espressione è ancora lungi dall’essere conclusa.

FONTI

www.pressenza.com/it/2024/06/e-ufficiale-julian-assange-e-un-uomo-libero/

www.aclu.org/press-releases/aclu-statement-on-long-overdue-resolution-of-julian-assange-case

www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/13/pentagon-papers-50-anni-dopo-la-liberta-di-stampa-tra-valori-e-limiti-alla-prova-dei-social/6227444/#:~:text=%E2%80%9CSoltanto%20una%20stampa%20libera%20e,tre%20%E2%80%93%20la%20richiesta%20dell’Amministrazione

  air.unimi.it/retrieve/handle/2434/491136/822938/phd_unimi_R10571.pdf

www.milanofinanza.it/news/julian-assange-l-alta-corte-britannica-gli-concede-un-nuovo-appello-contro-l-estradizione-negli-usa-202405201753029049

www.lindipendente.online/2023/05/22/assange-scrive-al-re-una-lettera-in-codice/

www.lindipendente.online/2024/06/29/la-mossa-del-cavallo-di-julian-assange-che-ha-messo-sotto-scacco-gli-usa/

www.cdt.ch/news/stella-assange-in-futuro-julian-chiedera-la-grazia-al-presidente-americano-356257

www.youtube.com/watch?v=Bf5GkXyM2xc


[1] www.lindipendente.online/2024/06/26/la-liberazione-di-assange-nei-miserabili-editoriali-dei-media-italiani/

[2] www.crowdfunder.co.uk/p/free-julian-assange

[3] www.aclu.org/press-releases/aclu-statement-on-long-overdue-resolution-of-julian-assange-case

[4] www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/13/pentagon-papers-50-anni-dopo-la-liberta-di-stampa-tra-valori-e-limiti-alla-prova-dei-social/6227444/#:~:text=%E2%80%9CSoltanto%20una%20stampa%20libera%20e,tre%20%E2%80%93%20la%20richiesta%20dell’Amministrazione

[5] air.unimi.it/retrieve/handle/2434/491136/822938/phd_unimi_R10571.pdf

[6] www.milanofinanza.it/news/julian-assange-l-alta-corte-britannica-gli-concede-un-nuovo-appello-contro-l-estradizione-negli-usa-202405201753029049

[7] www.lindipendente.online/2023/05/22/assange-scrive-al-re-una-lettera-in-codice/

[8] www.lindipendente.online/2024/06/29/la-mossa-del-cavallo-di-julian-assange-che-ha-messo-sotto-scacco-gli-usa/

[9] www.cdt.ch/news/stella-assange-in-futuro-julian-chiedera-la-grazia-al-presidente-americano-356257

[10] www.youtube.com/watch?v=Bf5GkXyM2xc

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