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Kursk: rivincita, strategia, ultimo capitolo del conflitto o qualcos’altro?
Nelle settimane scorse sono circolate insistentemente delle voci che sembravano accreditare una prossima conclusione del conflitto in Ucraina, per lo meno una tregua (e/o un cessate il fuoco) che preludesse al negoziato, incoraggiato, almeno a parole, dagli Stati Uniti[1]; era stata scelta anche la sede dei colloqui, Doha la capitale del Qatar, che ospita anche i negoziati tra israeliani e Hamas, quasi a dimostrare che tutte le conflittualità in essere abbiano un ideale ponte di collegamento (e forse non solo ideale).
Per questa ragione la notizia dell’attacco ucraino contro l’oblast di Kursk, provincia della Federazione russa, il cui omonimo capoluogo dista quasi 600 chilometri da Mosca, ha destato un certo scalpore.
Ricordiamo brevemente i fatti. Lo scorso 6 agosto un battaglione ucraino, composto di alcune migliaia di uomini (si parla anche di diecimila), ha effettuato un’incursione contro il confine dell’oblast di Kursk, occupando una superficie stimata in circa 1300 chilometri quadrati; il 14 agosto il comandante in capo delle Forze Armate ucraine, Aleksandr Syrskyi, ha parlato di quasi 1.100 chilometri quadrati occupati, nonostante la riconquista di alcuni villaggi da parte dell’esercito russo.
Al di là dei toni trionfalistici sposati da alcuni organi d’informazione (e da presunti esperti) circa l’inizio della rivincita di Kiev, uno scenario del genere appare troppo ottimistico rispetto alla realtà dei fatti, non foss’altro perché parliamo della conquista, nella migliore delle ipotesi, di uno spazio molto limitato e strategicamente poco significativo (ricordiamo che la superficie complessiva della Federazione russa è pari a quasi 17 milioni e centomila kmq).
Tralasciando la querelle aggressore/aggredito e i veri (o presunti) doppi standard che circolano attorno a questo ennesimo capitolo del conflitto in corso, viene da chiedersi quali possano essere stati i fattori scatenanti e le ripercussioni che l’incursione potrebbe avere sulla eventuale e futura soluzione negoziale.
Altro problema è quello concernente le armi impiegate nell’azione, perché la presenza di risorse fornite dai paesi occidentali (non escluso il nostro) andrebbe a far cadere uno dei principi sinora giudicati insuperabili per le forniture concesse a Kiev: le armi possono avere funzione difensiva, ma non debbono servire per attaccare il territorio russo, per l’evidente rischio, in caso contrario, di scatenare un conflitto diretto tra Nato e Federazione russa. E non parliamo, ragionando sempre sul terreno delle ipotesi, dello scenario della partecipazione di contractors stranieri, mentre non è escluso che Kiev potrebbe avervi distratto una parte delle forze stanziate in Donbass.
Le motivazioni addotte, premesso che al momento siamo costretti a ragionare in modo deduttivo e formulando delle ipotesi, sono state di varia natura.
Le ragioni politiche ci starebbero tutte. L’azione si potrebbe interpretare come un tentativo da parte di Kiev di rivendicare un’azione diretta contro il territorio sovrano della Federazione russa per dare nuova linfa alla propaganda, nel quadro di un conflitto – come oramai riconoscono perfino da alcuni dei più fervidi sostenitori dell’Ucraina – che finora non ha segnato nessun reale punto a favore, a cominciare dalle tanto annunciate – e mai realmente concretizzate – controffensive, delle quali oramai non parla più nessuno. Di tattica difensiva ha parlato il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto[2], lo stesso che a suo tempo ha ammesso – suscitando qualche malcelato malumore negli ambienti atlantici – che la guerra in Ucraina ha dimostrato come l’Occidente non sia in grado di tener testa, da un punto di vista tecnologico, alla Russia e alla Cina[3].
Un’altra ragione potrebbe essere di ordine strategico. Distrarre Mosca dalla pressione contro il Donbass, obbligando le forze russe ad accorrere in difesa della provincia attaccata. Un calcolo che per il momento non sembrerebbe corretto, visto che non solo i russi non hanno allentato la presa, ma sono ulteriormente avanzati in Donbass, mentre a Kursk sono state inviate forze provenienti da altri settori. In Donbass i russi si sono aperti la strada verso la città di Pokrovsk, snodo fondamentale per i trasporti, i rifornimenti e le comunicazioni degli ucraini, e se questi ultimi perdessero questo centro nevralgico, per Mosca l’obiettivo della conquista dell’intero Donbass potrebbe dirsi in pratica realizzato[4]. A non voler dire che la rivista Forbes[5] ha dovuto ammettere che nel frattempo, proprio nella regione di Kursk, le forze di Kiev stanno perdendo mezzi corazzati a un ritmo doppio rispetto al normale.
Un’altra spiegazione potrebbe intravvedere nell’attacco del 6 agosto uno scenario di guerra asimmetrica, con la volontà di colpire il morale dei russi e dimostrare agli alleati occidentali che pure Kiev sia in grado di attaccare in territorio nemico. Ma il problema è che l’efficacia di una simile strategia andrebbe valutata in un arco temporale più ampio dello spazio di pochi giorni o settimane. E lo stesso potrebbe dirsi per la decisione di Minsk di schierare truppe al confine con la Ucraina: il principale alleato di Mosca, oramai munito di armamenti nucleari tattici, trasferitigli per volontà del Cremlino alla fine dell’anno scorso[6], ha permesso a Lukashenko di lanciare un pronto avvertimento riguardo a ogni velleità ucraina nei riguardi del suo paese, dopo l’abbattimento di alcuni droni nei giorni scorsi.
Esiste anche un’altra tessera che possiamo aggiungere al puzzle per ricostruire le possibili dinamiche che si potrebbero celare dietro l’attacco: la centrale nucleare di Kursk. Premesso che Mosca nei giorni scorsi ha denunziato il rischio di una possibile azione contro l’installazione energetica da parte degli ucraini, paventando uno scenario devastante peggiore di quello di Chernobyl[7], occorre avere presente che le centrali energetiche potrebbero essere nel mirino di Kiev per ragioni legate agli approvvigionamenti. L’inverno si avvicina – e in Ucraina, come noto, le temperature rigidissime non perdonano – e il paese ha già perso molte delle sue strutture, distrutte o gravemente lesionate dai bombardamenti russi[8], ragion per cui potrebbe non disporre più delle risorse per garantire il corretto funzionamento degli impianti di riscaldamento, il che potrebbe minare la tenuta del fronte interno, con un’opinione pubblica sempre più provata da una guerra che va avanti da oltre due anni.
Per restare in tema di approvvigionamenti, Kiev ha motivo di preoccupazione anche per quelli militari, specie dopo la recentissima presa di posizione della Germania (secondo fornitore per importanza, dopo gli USA), che ha annunciato il possibile dimezzamento[9] dei suoi contributi dopo la “scoperta” – sulla quale molto ci sarebbe da dire – delle responsabilità di agenti ucraini dietro la vicenda del North Stream[10]. A tal proposito, sarebbe lecito chiedersi se quest’ultima, come la stessa azione contro Kursk, sarebbe mai stata possibile senza un previo accordo con gli alleati occidentali. Quella di un colpo di testa di singoli personaggi, che sarebbero andati contro la volontà dei loro sponsor (e fornitori bellici) è senz’altro un’ipotesi affascinante, ma poco plausibile, come alcune delle ricostruzioni proposte in questi giorni per l’esplosione del gasdotto.
In pratica, l’ipotesi che Kiev abbia agito contro Kursk per garantirsi una nuova e importante fonte energetica per l’inverno e magari per acquistare maggior peso al tavolo negoziale sembrerebbe quella più verosimile, ma forse non tiene conto della risposta russa, che schiacciata l’offensiva, potrebbe rispedire al mittente (in tutti i sensi) uomini e mezzi. In tal caso, si configurerebbe una nuova ed ennesima disfatta, che potrebbe ledere ulteriormente forza e prestigio degli ucraini, molto più che dei russi. E a chi pensasse a un temporaggiamento in vista delle presidenziali statunitensi di novembre, sarebbe opportuno ricordare che l’insediamento della nuova Amministrazione (chiunque la guiderà) avrà luogo non prima di gennaio 2025, quanto basta per ritenere che i riflessi sul conflitto si registreranno molto prima.
Come scrive Analisi Difesa[11]: “Operando in un territorio scoperto e privo di protezioni e aree fortificate, gli ucraini starebbero subendo altissime perdite in truppe e mezzi, esposti a raid aerei e bombardamenti d’artiglieria secondo un articolo di Forbes che stima le perdite giornaliere ucraine del doppio rispetto a quelle subite sui fronti del Donbass.”
Tra le prime dichiarazioni ufficiali, quella di Mykhailo Podolyak, il principale consigliere di Zelenski, che ha parlato di un’iniziativa che avrebbe svelato il lato debole dei russi e che servirà per migliorare la posizione negoziale di Kiev[12], cui ha replicato la portavoce del ministero degli Esteri Russo, Maria Zakarova, che ha detto come i negoziati siano stati compromessi per effetto dei fatti di Kursk, preannunciando una forte reazione, come ha fatto lo stesso Vladimir Putin, che ha rilanciato le sue accuse contro il sostegno occidentale a Kiev, a cominciare dal missile Himars (di fabbricazione statunitense) che avrebbe colpito il ponte sul fiume Seym, nel distretto di Glushkovo[13]. Nei giorni scorsi anche il Washington post[14] ha confermato il congelamento dei colloqui per il raggiungimento di una tregua.
Un’altra questione concerne il presunto fallimento dell’intelligence russa nel monitorare e prevenire l’incursione su Kursk. Una interessante ipotesi è stata avanzata da Pepe Escobar[15], il quale citando fonti russe, parla di una sorta di luce verde a un attacco da parte di alcune personalità della Difesa e dei servizi segreti, con l’obiettivo di inasprire la contesa, facendo pressioni su Putin per chiudere la guerra. Per la cronaca, lo stesso Escobar parla di un’incursione ucraina concordata con gli occidentali, ipotesi tutt’altro che trascurabile come abbiamo visto. Giova anche ricordare l’immensità e conformazione del territorio russo, che ben si presta, specie nei punti più esposti, ad attacchi dall’esterno; basti ricordare che la Federazione condivide con l’Ucraina – stando alle linee tracciate nel 1991 – un confine di oltre 1.500 chilometri. E molto ha giocato il fattore sorpresa, che probabilmente ha colto di sorpresa gli stessi vertici russi, come sembrerebbero confermare le prime immagini delle riunioni tenutesi al Cremlino tra Putin e i capi militari dopo la notizia, con un leader visibilmente seccato per l’accaduto.
Si potrebbe, invece, escludere l’idea di una conquista territoriale. Per quanto Zelensky abbia prontamente varato provvedimenti per l’amministrazione militare dei territori occupati, questo obiettivo non sembra rientrare nei piani di Kiev, che non andrebbero al di là della creazione di una sorta di zona cuscinetto[16], non foss’altro perché parliamo di territori popolati quasi esclusivamente da russi, che certamente non gradirebbero di finire sotto Kiev.
Sicuramente i fatti di Kursk hanno visto un crescendo di tensioni, molto più penetranti di quelle riferite a Belgorod (l’altra incursione in territorio russo), dove si registrò l’azione di forze irregolari e alcune azioni di sabotaggio, ma non un’azione bellica di tipo convenzionale, non intesa come occupazione di un territorio[17] .
Quel che per il momento sembra certo è che conoscendo la tradizionale sindrome di accerchiamento dei russi (che storicamente tende a rafforzare il fronte interno), da Mosca sarebbe lecito attendersi un ulteriore irrigidimento nei confronti di Kiev, che di sicuro esclude in radice molte concessioni – figuriamoci l’accettazione di un ingresso nella UE o nella NATO – che se già erano ostiche prima del febbraio 2022, figuriamoci ora.
Venendo alle conclusioni e partendo dal presupposto che comunicati ufficiali e dichiarazioni per la stampa non sempre rispecchiano le reali intenzioni dei governi, verrebbe da chiedersi se a fronte di una disponibilità al negoziato, a parole espressa da più parti (Russia compresa), ci sia una reale volontà in tal senso.
Se ci è permesso esprimerci con una metafora, in genere chi vuole spegnere un incendio getta acqua, e non benzina sul fuoco. I fatti di Belgorod e Kursk, comunque siano andate le cose, e la decisione di inviare in Ucraina F-16 olandesi[18], danesi e americani, “donati” a Kiev, oltretutto omologati per il trasporto di armi nucleari tattiche, non sembrano deporre a favore della soluzione politica. Così come appare a dir poco irrealistico che qualcuno, a parte chi vive nel mondo dei wishful thinking, possa seriamente pensare che un’azione come Kursk, quale sia la spiegazione che volessimo accogliere, possa aprire le porte a una trattativa, per lo meno nell’immediato futuro.
Parafrasando un noto personaggio, verrebbe da chiederci se vogliamo la guerra o il negoziato.
Eppure, tornando a quel che accennavamo, chi tira le fila della diplomazia segreta segue canali diversi da quelli ufficiali (e mediatici), e quello che oggi può sembrare una spirale irreversibile, domani potrebbe evolvere in un’intesa[19].
La storia insegna che (quasi) ogni guerra si conclude così, e i peggiori nemici di un tempo finiscono (quasi sempre) per trovare un accomodamento.
Consentiteci di sperarlo, perché l’alternativa sarebbe di gran lunga peggiore.
FONTI
www.ilsole24ore.com/art/pace-ucraina-scontro-distanza-kuleba-peskov-AFckRY2C
www.fanpage.it/politica/cosa-pensa-il-governo-meloni-della-controffensiva-ucraina-a-kursk/
www.corriere.it/politica/24_gennaio_05/russia-l-allarme-crosetto-l-occidente-non-piu-hulk-6aef2c7a-ac08-11ee-a103-112813160fba.shtml
it.insideover.com/guerra/russia-e-ucraina-a-kursk-e-nel-donbass-e-corsa-contro-il-tempo.html
https://t.me/letteradamosca/22098
www.rainews.it/articoli/2023/12/bielorussia-lukashenko-completato-trasferimento-armi-nucleari-tattiche-russe–a0c10ed1-c915-4e5d-ac96-c267b6dacf95.html
www.ansa.it/amp/sito/notizie/mondo/2024/08/17/mosca-kiev-prepara-attacco-a-centrale-nucleare-di-kursk_097fe8af-99b5-4431-883d-f0351cc0a182.html
www.rainews.it/maratona/2024/04/kharkiv-colpita-nove-volte-dai-missili-russi-invasione-russa-giorno-778-338bcf5a-7f07-4ed5-9456-4e5d5885e90a.html
www.lettera43.it/zelensky-obiettivo-incursione-kursk-russia-zona-cuscinetto-2/
www.swissinfo.ch/ita/ucraina%3A-germania-pensa-a-dimezzare-gli-aiuti-militari-a-kiev/87075019
www.adnkronos.com/internazionale/esteri/ucraina-sabotaggio-gasdotto-north-stream-primo-arresto-da-germania-news_2n4XBMdADayavoLdlNcGbt
www.analisidifesa.it/2024/08/gli-ucraini-rallentano-a-kursk-i-russi-accelerano-in-donbass/
www.lastampa.it/esteri/2024/08/14/news/situazione_ucraina_russia_podolyak-14555852/
www.avvenire.it/mondo/pagine/kursk-ponte-distrutto
www.ilfattoquotidiano.it/2024/08/17/washington-post-incursioni-ucraine-a-kursk-hanno-pregiudicato-trattative-per-un-cessate-il-fuoco-tentata-azione-anche-a-belgorod/7660790/
strategic-culture.su/news/2024/08/16/so-what-really-happened-in-kursk/
tg24.sky.it/mondo/2024/08/18/guerra-ucraina-russia-attacco-perche?card=3
www.lantidiplomatico.it/dettnews-f16_in_ucraina_le_5_domande_dalle_risposte_inquietanti_sulle_ambiguit_strategiche_della_nato/29296_56183/
www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/08/17/kiev-ha-perso-ovunque-a-kursk-puo-finire-male/7660613/
www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/08/18/kursk-ce-la-follia-nato-dietro-lavanzata-di-kiev/7661195/
www.sicurezzainternazionale.com/europa/washington-post-incursione-ucraina-minaccia-accordo-segreto-per-cessate-il-fuoco-parziale-mediato-dal-qatar/
[1] Ne aveva parlato esplicitamente, in occasione del viaggio in Cina di fine luglio, il ministro degli Esteri di Kiev, Dmytro Kuleba (www.ilsole24ore.com/art/pace-ucraina-scontro-distanza-kuleba-peskov-AFckRY2C)
[2] www.fanpage.it/politica/cosa-pensa-il-governo-meloni-della-controffensiva-ucraina-a-kursk/
[3] www.corriere.it/politica/24_gennaio_05/russia-l-allarme-crosetto-l-occidente-non-piu-hulk-6aef2c7a-ac08-11ee-a103-112813160fba.shtml
[4] it.insideover.com/guerra/russia-e-ucraina-a-kursk-e-nel-donbass-e-corsa-contro-il-tempo.html
[5] https://t.me/letteradamosca/22098
[6] www.rainews.it/articoli/2023/12/bielorussia-lukashenko-completato-trasferimento-armi-nucleari-tattiche-russe–a0c10ed1-c915-4e5d-ac96-c267b6dacf95.html
[7] www.ansa.it/amp/sito/notizie/mondo/2024/08/17/mosca-kiev-prepara-attacco-a-centrale-nucleare-di-kursk_097fe8af-99b5-4431-883d-f0351cc0a182.html
[8] www.rainews.it/maratona/2024/04/kharkiv-colpita-nove-volte-dai-missili-russi-invasione-russa-giorno-778-338bcf5a-7f07-4ed5-9456-4e5d5885e90a.html
[9] www.swissinfo.ch/ita/ucraina%3A-germania-pensa-a-dimezzare-gli-aiuti-militari-a-kiev/87075019
[10] www.adnkronos.com/internazionale/esteri/ucraina-sabotaggio-gasdotto-north-stream-primo-arresto-da-germania-news_2n4XBMdADayavoLdlNcGbt
[11] www.analisidifesa.it/2024/08/gli-ucraini-rallentano-a-kursk-i-russi-accelerano-in-donbass/
[12] www.lastampa.it/esteri/2024/08/14/news/situazione_ucraina_russia_podolyak-14555852/
[13] www.avvenire.it/mondo/pagine/kursk-ponte-distrutto
[14] www.ilfattoquotidiano.it/2024/08/17/washington-post-incursioni-ucraine-a-kursk-hanno-pregiudicato-trattative-per-un-cessate-il-fuoco-tentata-azione-anche-a-belgorod/7660790/
[15] strategic-culture.su/news/2024/08/16/so-what-really-happened-in-kursk/
[16] www.lettera43.it/zelensky-obiettivo-incursione-kursk-russia-zona-cuscinetto-2/
[17] tg24.sky.it/mondo/2024/08/18/guerra-ucraina-russia-attacco-perche?card=3
[18] www.lantidiplomatico.it/dettnews-f16_in_ucraina_le_5_domande_dalle_risposte_inquietanti_sulle_ambiguit_strategiche_della_nato/29296_56183/
[19] www.sicurezzainternazionale.com/europa/washington-post-incursione-ucraina-minaccia-accordo-segreto-per-cessate-il-fuoco-parziale-mediato-dal-qatar/
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