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Lo “scudo democratico”


12 Mar , 2025|
| 2025 | Visioni

Nei giorni scorsi il partito Azione – tra i promotori Carlo Calenda e Marco Lombardo – ha presentato un disegno di legge intitolato “Istituzione di uno scudo democratico a difesa del libero esercizio del diritto di voto”, volto a contrastare – come si può leggere nel sito – i fenomeni della disinformazione e delle ingerenze straniere, citando a titolo esemplificativo i casi rumeno, moldavo e georgiano. Gli stessi promotori ricordano analoghe iniziative varate in altre nazioni europee, come Svezia, Francia e Spagna.

Al di là dell’opinabilità degli episodi citati – per il caso rumeno rinviamo all’ottima analisi di InsideOver – le misure previste nella proposta di legge si sostanzierebbero, nell’ottica di salvaguardare un corretto svolgimento del processo elettorale, in una serie di previsioni, che andrebbero da sanzioni e obblighi di vario genere, pure a carico delle piattaforme digitali, indicate come il potenziale veicolo di quelle che – citiamo sempre testualmente dal sito – si concretizzerebbero in “attività di ingerenza esterna volte a manipolare il consenso politico, attraverso la diffusione di informazioni false o distorte”.

Unitamente all’apparato sanzionatorio e alla rimozione dei contenuti giudicati “ingannevoli” (con un chiaro riferimento al Digital Service Act), in tutte le piattaforme informative (comprese testate giornalistiche e social network) deputati a vigilare sarebbero degli appositi comitati di analisi, composti di dieci esperti estratti a sorte da un “elenco nazionale di professionisti con competenze tecniche e giuridiche”, dei quali i soggetti menzionati saranno tenuti a dotarsi. Spetterà a tali organismi promuovere la segnalazione, rimozione ed eventuale blocco dei contenuti e degli utenti, specie in caso di reiterate attività di disinformazione. Si prevede, inoltre, un coinvolgimento dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), alla quale dovrà essere presentato un resoconto periodico delle attività svolte, anche in ordine alla provenienza geografica, ivi comprese le fattispecie di “uso manipolatorio dell’intelligenza artificiale e su campagne coordinate per diffondere contenuti falsi”.

Vengono fatte salve le competenze dell’autorità giudiziaria inerenti all’eventuale consumazione di illeciti.

La proposta è stata resa pubblica praticamente in coincidenza temporale con la notizia dell’esclusione dalle prossime presidenziali rumene del candidato, etichettato come filorusso, Calin Georgescu, già protagonista dell’annullamento del primo turno delle elezioni del dicembre scorso, sulla scorta di assunti rivelatisi sostanzialmente inconsistenti.

L’art. 5 del DDL contempla uno speciale iter in base al quale – ricorrendo i presupposti previsti dalla norma, circa l’integrità del procedimento elettorale – il Parlamento, riunito in seduta congiunta e col voto favorevole dei due terzi dei membri, potrebbe decidere di sospendere o aggiornare il procedimento elettorale, con un anticipo di almeno sette giorni rispetto alla data prevista; inoltre, in caso di “irreparabile pregiudizio per l’integrità del processo democratico”, con le stesse modalità le Camere potrebbero  annullare il voto già celebrato.

Avverso le deliberazioni parlamentari è ammesso ricorso alla Corte costituzionale; il procedimento troverebbe applicazione sia nelle consultazioni nazionali per l’elezione di deputati e senatori, che per quelle volte a designare i parlamentari europei spettanti all’Italia.

Ora se, a detta dei promotori, si tratterebbe di misure volte a ripristinare la fiducia e il consenso dei cittadini, la nostra opinione è molto diversa, per non dire specularmente opposta.

Il semplice varo di simili provvedimenti, a nostro modesto avviso, rischierebbe al contrario di accrescere la sfiducia della cittadinanza (citiamo il crescente livello di astensionismo). Risuonano come un monito le parole del vicepresidente degli Stati Uniti d’America, J.D. Vance, che in occasione della Conferenza di Monaco disse parole molto chiare su certe questioni: quando vediamo le corti europee annullare le elezioni e alti funzionari minacciare di annullarne altre, dovremmo chiederci se stiamo mantenendo uno standard adeguatamente elevato.

Non sappiamo se l’iniziativa verrà approvata dai due rami del Parlamento. Per il momento ricordiamo solo che, stando ad alcune analisi, Calenda avrebbe ricevuto taluni segnali da parte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, delegato per la sicurezza della Repubblica, circa una volontà politica di contrasto a fenomeni come disinformazione o ingerenze straniere. Rammentiamo anche la posizione del Senatore Enrico Borghi (Italia Viva), riguardo l’istituzione di un’Agenzia ad hoc.

Posizioni che, a parere dello scrivente, stridono con la considerazione che misure del genere ben difficilmente incontrerebbero il favore di importanti fette della cittadinanza, paradossalmente proprio quelle che la proposta vorrebbe tutelare, creando un paradosso, e assieme una contraddizione in termini, di difficile soluzione.

Ed esiste, sempre a nostro avviso, un’altra questione non di poco conto, sulla quale sarebbe auspicabile una risposta precisa e circostanziata.

Come insegna il recente caso rumeno, concetti come “ingerenza” e “disinformazione” sono tutt’altro che definibili e accertabili in maniera univoca, nonostante l’intervento di “esperti”: il disegno di legge reca, è vero, definizioni e presupposti, ma non esclude che si tratti di elementi e circostanze pur sempre opinabili, e rimessi a valutazioni soggettive (e politiche) che nessuno potrebbe eliminare.

Ulteriore critica alla proposta: in caso di errori su fatti e presupposti che avessero determinato, per ipotesi, la sospensione o l’annullamento del voto – errare humanum est, dicevano i latini – come o a chi spetterebbe porvi rimedio (ammesso che fosse possibile)?

Guardando al passato, esaminando diversi testi normativi, ci sono stati diversi casi nei quali furono evocate ragioni di sicurezza o trasparenza: siamo così certi che le stesse siano sempre state attuate correttamente, e che in sede applicativa non abbiano dato vita a molte più criticità di quelle che avrebbero voluto risolvere (o prevenire)?

In un certo senso, esiste una sola preoccupazione che potremmo dire di avere in comune coi promotori dell’iniziativa, ma indotta da ragioni molto diverse: la tenuta dell’assetto democratico e della libertà di espressione.

Di:

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