La Fionda è anche su Telegram.
Clicca qui per entrare e rimanere aggiornato.
“I diritti dei cittadini europei presi sul serio” di Leonardo Mellace: una recensione
L. Mellace, I diritti dei cittadini europei presi sul serio. Diritti e cittadinanza nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’UE, Mimesis, Milano-Udine, 2025.
“I diritti dei cittadini europei presi sul serio”.
Cittadinanza europea: quo vadis?
Confrontarsi con le tematiche riguardanti l’Unione Europea, e, ancor di più, la sua “creatura” più celebre, la cittadinanza europea, è un’impresa “erculea”[1], non solo per la mole di scritti e riflessioni multidisciplinari sul tema, ma perché l’UE appare un «ircocervo»[2], un monstrum difficile da decifrare.
Il volume I diritti dei cittadini europei presi sul serio. Diritti e cittadinanza nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’UE di Leonardo Mellace, pubblicato nel 2025 per i tipi della Mimesis, offre un’ampia panoramica sull’istituto della cittadinanza dell’UE, a partire dall’analisi dalla giurisprudenza della Corte di Lussemburgo. Non abbandonando mai una prospettiva critica, l’Autore affronta le tante problematiche che involgono la cittadinanza sovranazionale in chiave giusfilosofica, mettendone in evidenza le contraddizioni strutturali, anche alla luce della crisi del processo di integrazione europea[3].
Per prima cosa, Mellace sottolinea come la cittadinanza europea sia il frutto non solo dei Trattati e del diritto derivato europeo, ma forse soprattutto della giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (d’ora in avanti, anche CGUE) che – come sostiene l’Autore – ad essa ha dato forma e sostanza, invero anche prima che venisse codificata nel Trattato di Maastricht[4]. Attraverso l’analisi di alcune note sentenze – da Micheletti, Chen, Ruíz Zambrano fino a Rottmann, Tjebbes, JY e X. – Mellace precisa che la cittadinanza europea, nonostante presupponga il possesso della cittadinanza nazionale, incontra un limite nel rispetto del diritto europeo. Partendo da questo dato, l’Autore del testo sottolinea che, sebbene gli Stati membri «rimangano competenti nel determinare i modi di acquisto e di perdita della cittadinanza», «la revoca della cittadinanza nazionale, comportando anche la perdita della cittadinanza europea, deve essere motivata da ragioni di una certa gravità, garanzia che consente di non privare ingiustamente un cittadino della propria cittadinanza»[5].
L’Autore focalizza, poi, la sua attenzione sul “nucleo duro” della cittadinanza europea, ossia sulla libertà di circolazione e di soggiorno e, nello specifico, mostra come da una “protocittadinanza europea”[6], che garantiva la libertà di circolazione e di soggiorno solo a chi svolgeva una attività lavorativa, si sia pian piano pervenuti ad una cittadinanza che ha garantito l’accesso alle prestazioni sociali in condizione di parità con i cittadini degli Stati ospitanti, nel pieno rispetto, dunque, del principio di non discriminazione in base alla nazionalità. Nondimeno, questo momento, di cui emblematiche sono le sentenze Martínez Sala, Baumbast, Trojani, Grzelczyk, che dall’Autore sono accuratamente approfondite, ha subìto una brusca frenata, probabilmente anche a causa della crisi economica e finanziaria degli anni ’10 dello scorso decennio, in favore di una giurisprudenza ben più restrittiva. La Corte di Lussemburgo, infatti, con le sentenze Brey, Dano, Alimanovic, Garcia-Nieto, e molte altre ancora a cui Mellace dedica particolare attenzione, ha riconosciuto il diritto di liberamente circolare e soggiornare solo ai cittadini “economicamente attivi”, a chi cioè non rappresenti un “onere eccessivo” per le finanze pubbliche dello Stato ospitante e abbia risorse sufficienti per mantenere sé e la propria famiglia. Mellace non manca di ricordare, inoltre, che, più di recente, il Giudice europeo è intervenuto con altre sentenze (segnatamente, Florea Gusa, Dakneviciute, Jobcenter Krefeld – Widerspruchsstelle contro JD) che sono sembrate, perlomeno sotto alcuni aspetti, superare il filone inaugurato con Dano, ma che – perlomeno al momento – non sembrano potersi considerare un vero e proprio “cambio di rotta” rispetto al filone giurisprudenziale precedente, dal momento che molte problematiche che la giurisprudenza restrittiva del decennio scorso ha aperto rimangono ancora sul tappeto.
Ma a queste “debolezze” – se così si può dire – della cittadinanza europea, Mellace contrappone anche degli innegabili punti di forza che essa ha ed ha avuto, sostenendo che essa «non investe con la stessa efficacia tutte le declinazioni sostantive della cittadinanza, dando luogo piuttosto ad una rappresentazione di quest’ultima come un’autostrada a doppia corsia di velocità, più rapida nella tutela dei diritti civili, assai più prudente nella implementazione dei diritti sociali»[7]. Del resto, il terzo capitolo mostra proprio, attraverso l’analisi di sentenze anche recentissime, che «mentre nella tutela dei diritti sociali dei cittadini europei, con specifico riguardo al caso dei cittadini europei economicamente inattivi residenti in un altro Stato membro, la giurisprudenza europea si è mostrata molto timida, nel garantire i diritti civili, al contrario, è apparsa molto spregiudicata, al punto da garantire ai cittadini europei diritti di cui non avrebbero goduto i qualità di cittadini nazionali»[8]: è il caso, ad esempio, «della questione delle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale in ambito lavorativo»[9] o ancora del «riconoscimento transfrontaliero di nuovi status familiari e personali»[10], senza dimenticare il riconoscimento degli effetti del matrimonio same-sex al di fuori dei confini dello Stato nazionale (si veda la sentenza Coman in questo senso) o, ancora, la protezione dell’omogenitorialità come nuova forma di nucleo familiare (fra tutte, la sentenza Pancharevo).
Il volume di Mellace, studioso non nuovo a questi temi[11], è scorrevole e dinamico e ci presenta una serie di riflessioni e interrogativi con i quali ogni cittadino europeo dovrebbe fare i conti. Il testo ha, inoltre, il merito di offrire una panoramica di ampio raggio sul tema della cittadinanza europea e di guardare ad essa attraverso le lenti usate dalla Corte di Giustizia, che, relativamente all’evoluzione di questo istituto, ha giocato un ruolo da attore protagonista, fors’anche più dei Trattati e del diritto derivato.
Alla luce dell’ampiezza dei contenuti trattati, alcune domande sorgono spontanee, ma non è compito di questa recensione affrontare le tante suggestioni che il volume di Mellace restituisce. Quello che però l’Autore sembra chiedersi, o forse meglio l’aspetto che più lo preoccupa, è se lo status di cittadino dell’Unione Europea sia ancora destinato ad essere lo status fondamentale dei cittadini degli Stati membri, per come la Corte a partire da Grzelczyk ha sostenuto. Sarebbe forse il caso che la cittadinanza europea si slegasse «dai legacci delle nazionalità»[12], cosa che, però, per come Mellace non manca di ribadire, è tutt’altro che facile.
[1] Il termine è mutuato da R. Dworkin, Law’s Empire, London, Fontana Press, 1986, p. 245.
[2] Riprendendo qui l’espressione utilizzata in G. Majone, G. Martinico, A. J. Menéndez, W. Streeck, U. Villani, L’ircocervo europeo. Un dialogo sul tortuoso cammino di una “strana creatura”, a cura di L. Mellace, in Ordines. Per un sapere interdisciplinare sulle istituzioni europee, n. 2, 2017, pp. 306-354.
[3] Per alcuni aspetti critici sul processo di integrazione europea, si veda almeno L. Mellace, L’Unione europea tra destino comune e crisi permanente. Profili di teoria del diritto, Edizioni Scientifiche, Napoli, 2021; M. Dani, M. Goldoni, A.J. Menéndez (eds.), The European Legitimacy of European Constitutional Orders. A Comparative Inquiry, Edward Elgar Publishing, Cheltenham-Northampton, 2023; E. Mostacci, A. Somma (a cura di), Dopo le crisi. Dialoghi sul futuro dell’Europa, Rogas Edizioni, Roma, 2021; A. D’Attorre, L’Europa e il ritorno del “politico”. Diritto e sovranità nel processo di integrazione, Giappichelli, Torino, 2020; K. Tuori, K. Tuori, The Eurozone Crisis. A Constitutional Analysis, Cambridge University Press, Cambridge, 2014.
[4] In A.J. Menéndez, E.D.H. Olsen, Challenging European Citizenship. Ideas and Realities in Contrast, Palgrave Macmillan, London, 2020, p. 47 si parla di «protocittadinanza europea» per indicare «la libertà di circolazione e soggiorno [riconosciuta] unicamente a chi esercitava una determinata attività economica» (definizione in L. Mellace, I diritti dei cittadini europei presi sul serio. Diritti e cittadinanza nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’UE, Mimesis, Milano-Udine, 2025, p. 49).
[5] Ivi, pp. 34-35.
[6] V. nota 4 della presente recensione.
[7] L. Mellace, I diritti dei cittadini europei presi sul serio, cit., p. 132.
[8] Ivi, p. 89, corsivo in originale.
[9] Ivi, p. 93.
[10] Ibidem.
[11] Si vuole menzionare, tra i suoi tanti lavori in tema di integrazione e cittadinanza europea, almeno il già citato L. Mellace, L’Unione europea tra destino comune e crisi permanente, cit.
[12] L. Mellace, I diritti dei cittadini europei presi sul serio, cit., p. 136.
La Fionda è una rivista di battaglia politico-culturale che non ha alle spalle finanziatori di alcun tipo. I pensieri espressi nelle pagine del cartaceo, sul blog online e sui nostri social sono il frutto di un dibattito interno aperto, libero e autonomo. Aprendo il sito de La Fionda non sarai mai tempestato di pubblicità e pop up invasivi, a tutto beneficio dei nostri lettori. Se apprezzi il nostro lavoro e vuoi aiutarci a crescere e migliorare, sia a livello di contenuti che di iniziative, hai la possibilità di cliccare qui di seguito e offrirci un contributo. Un grazie enorme da tutta la redazione!






