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La pervasività del rumore


19 Giu , 2025|
| 2025 | Visioni

A parte sulle isole felici e sulle alture delle montagne, e forse neanche più in questi luoghi, disturbati magari dai voli aerei, dove ci giriamo, giriamo, c’è sempre un sottofondo rumoroso, fosse dovuto soltanto agli elettrodomestici presenti nelle nostre case. Non c’è spazio fisico o virtuale che non sia bersagliato da un continuo rumore, più o meno forte, emesso o dato da fattori per lo più artificiali, scatenati dall’agire umano.

Un viaggio in treno, fatto periodicamente, magari anche a lunga percorrenza, alla goethiana maniera, può riservare il piacere di momenti di distensione e di distrazione dalla routine, accompagnato da colpi all’occhio per i paesaggi che si attraversano, nonché rappresentare un’occasione di socialità o di lettura di un buon libro. Questo è quanto immaginato, desiderato, ancora, a quanto pare, da una fetta sempre più ridotta di persone, quando, invece, le più lo trascorrono incollate agli schermi separatori dei cellulari. Nel cambiamento delle forme di comunicazione, è possibile interagire con persone lontane nello spazio e vicine a colpi di clic, ma, ad esempio, sui mezzi pubblici italiani l’uso dei dispositivi digitali è smodato e rumoroso. Chi ama ancora rimanere assorto nei propri pensieri ed osservare, contemplare, estraniarsi dalla complicata quotidianità in un tragitto di viaggio più o meno lungo, spesso si ritrova costretto a fare i conti con alcuni che chiacchierano, apparentemente da soli, ad alta voce, con l’orecchio attaccato al loro dispositivo, o peggio con una videochiamata ad alto volume, rendendo partecipi dei propri affari i vicini e disturbandoli, o con altri che scrollando i social, ascoltano le musichette dei video o il vociare sgradito, sintomo dell’esigenza di esprimere contenuti (quando ci sono, a volte c’è il nulla) nell’ultimo post dell’uomo qualunque che vive per il suo attimo di visibilità su uno schermo, ma nella realtà per lo più incapace di intavolare un discorso de visu. Queste persone, pur avendo mezzi per non infastidire il prossimo, magari mediante l’uso delle cuffie isolanti, visto che la stessa tecnologia è progredita anche per contrastare quelli che sono gli effetti da essa stessa provocati, costringono all’antipatico richiamo. Basterebbe persino attivare semplicemente la modalità silenziosa, ma in tali comportamenti sfugge, perché in fondo si guarda solo a sé stessi, mediocremente alla soddisfazione di un proprio immediato desiderio, chiusi nella propria bolla egoriferita e indifferente al vicino. Così, l’uso spasmodico degli smartphone super accessoriati in termini di intrattenimento e svago, che catturano la migliore attenzione e concentrazione delle giornate di chi li usa senza interruzione, facendo un grande favore ai profitti dei magnati delle multinazionali che li producono e gestiscono, fa traboccare tutta la mancanza di rispetto e di educazione delle persone incuranti di chi gli siede in prossimità, la cui sostanza di queste ultime parole valoriali – educazione e rispetto – è inverosimilmente ignorata e disattesa.

Il rumore è presente in molti ambiti e ambienti: basti pensare, a titolo esemplificativo, a quelli prodotti dai macchinari operativi nei posti di lavoro in fabbrica, dalle auto, moto, camion, e tutti gli altri mezzi sulle strade e nelle città, straziate in aggiunta anche dall’emissione degli scarichi altamente inquinanti; a quelli degli strumenti di riscaldamento e di raffreddamento dell’aria; banalmente, ma neanche troppo, date le numerose liti tribunalizie, ai tacchi o allo sbattimento di porte e finestre, trascinamento di oggetti e mobili, musiche ad alto volume all’interno dei condomini. L’elenco potrebbe continuare, ma chiunque può aggiungervi elementi dalla propria esperienza.

Un caso rilevante è il rumore prodotto dall’ipertrofia delle informazioni che vengono divulgate come siluri. La loro diffusione a velocità supersonica, in un impeto competitivo, per cui una notizia è superata già da un’altra nel giro di poche ore, provoca soltanto confusione e, in extremis, senso di evitamento, soprattutto con riferimento alla cronaca nera che tartassa rumorosamente le menti e l’emotività delle persone, non dando il tempo richiesto per la ricollocazione, la rielaborazione e la giusta riflessione sugli accadimenti. Sono rumorosi a livello mediatico i condizionamenti, le manipolazioni, le propagande, su cui si fonda l’informazione, tutti stratagemmi atti ad annullare il senso critico nelle persone e fargli accettare guerre, odio, divisioni, fratture, imposizioni e repressioni. In questo fluire complicato e complesso di una civiltà in sofferenza cosmica, sta crescendo smisuratamente la violenza, che è tipica di una regressione ad un passato caratterizzato da fatti similari, che la storia ha reso conoscibile ad un’umanità, a quanto pare, poco intenta a conservarne memoria. A tal proposito, fanno rumore assordante le operazioni di guerra in ogni angolo di questo mondo martoriato, che si insinuano nel nostro immaginario, soprattutto riguardo ai bombardamenti che cadono in testa, oltretutto, a creature innocenti, ignare della ferocia umana, capace di agire senza limiti e confini per interessi imperialistici e finanziari. Pensiamo e ci uniamo al dolore, tra i molti, troppi, per i 9 bambini a Gaza che la madre ha perso tutti d’un colpo in questi orribili giorni, segnati da sangue, fango e macerie in quella striscia di terra tanto contesa e ambìta. Il rumore dell’indifferenza ad ogni livello, individuale, sociale e politico, è disumano.

Piuttosto, facciamo il contro-rumore, con le parole, alla gandhiana maniera, con gli scritti, con le meditazioni individuali e di gruppo, e/o altre forme di condivisione e di partecipazione per il bene di tutti, ma non diamola vinta all’agire violento, che sottende incapacità di vera relazione e che nasce dal vuoto interiore ed esistenziale, piegato a distrazioni distorte della realtà, inutili e dannose.

Nonostante tutto, l’essere umano, pur se ormai immerso in un vortice artificializzato dalla testa ai piedi, sempre meno capace a contenersi nel rispetto di sé stesso e del prossimo, riesce ancora ad emozionarsi al cospetto di silenziosi tramonti e ai suoni del mare, musica per le orecchie, ed in questo deve riconoscersi ed a questo deve rimanere fedele per salvaguardare la sua umanità, riscoprendo e valorizzando la dimensione del silenzio, che consente grandi scoperte creative e agire pacifico.

Di:

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