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Dall’Aventino alla Resistenza


30 Giu , 2025|
| 2025 | Recensioni

Recensione a Roma, via Gregoriana 5. Le élites liberali dall’Aventino alla Resistenza di Rossella Pace

In Roma, via Gregoriana 5. Le élites liberali dall’Aventino alla Resistenza, Rossella Pace compone un’opera colta e finemente cesellata, capace di coniugare la precisione storiografica con una rara sensibilità interpretativa. Lungi dall’essere una semplice cronaca di salotti e convegni, il volume si presenta come un’indagine profonda e stratificata di una cultura politica, ovvero quella liberale, nel cuore del “secolo breve” italiano, tra i crepuscoli dell’età giolittiana e le prime luci di una democrazia a venire. Il fulcro narrativo, l’indirizzo romano di via Gregoriana 5, funge da luogo reale e metaforico: spazio fisico d’incontro ed, al contempo, crocevia di memorie, silenzi, conflitti interiori. Qui, si incrociano esistenze segnate da un’alta coscienza etico-civile, eppure non immuni da esitazioni, compromessi e malinconie. L’autrice non cede mai alla tentazione agiografica, né si abbandona a giudizi sommari: il suo sguardo è limpido, mobile, capace di restituire la complessità di figure che attraversarono con compostezza, ma non senza lacerazioni, le tempeste del Novecento italiano. Tra i molti meriti del volume si segnala, in particolare, la capacità di illuminare una stagione storica solitamente relegata ai margini della narrazione pubblica: l’Aventino, più spesso evocato come gesto simbolico che compreso nella sua densità. Al contrario, esso viene sottratto ad ogni banalizzazione. Sul piano metodologico, il lavoro si distingue per l’equilibrio tra microstoria ed affresco corale. L’uso della documentazione privata, lettere, diari, appunti, conversazioni, non è mai fine a sé stesso, ma sempre piegato ad un fine più alto: comprendere come, in contesti di emergenza, si ridefinisca il senso stesso della scelta e dell’azione. Le élites liberali studiate non vengono mitizzate né condannate: vengono ascoltate. Una menzione particolarmente rilevante merita la restituzione della presenza femminile in questa geografia del pensiero e della coscienza. Lungi dall’essere semplici comparse nella storia dei padri, mogli o sorelle degli uomini illustri, le donne di via Gregoriana si rivelano figure cruciali nella tessitura del discorso morale e civile. Pur escluse, per contingenza storica e culturale, dagli spazi ufficiali della rappresentanza politica, esse agiscono nei luoghi della persuasione intima e del sostegno intellettuale: salotti, biblioteche domestiche, corrispondenze fitte, conversazioni crepuscolari. È in queste zone d’ombra, così care alla storiografia più sensibile alle sfumature, che l’autrice scova le tracce di una resistenza silenziosa, fatta di vigilanza culturale, di custodia della memoria familiare e di trasmissione etica. Alcune di queste donne emergono come vere e proprie mediatrici della tenuta morale del gruppo: esse attutiscono le fratture, ricompongono i dissidi, preservano l’onore della parola quando l’opinione pubblica viene sopraffatta. Il loro contributo, spesso non formalizzato, si rivela decisivo. In tal senso, il libro offre anche un’implicita genealogia di una coscienza femminile liberale che, pur non ancora strutturata come movimento o rivendicazione, mostra tratti inequivocabili di lucidità politica, coraggio morale e raffinata intelligenza relazionale. In queste figure si intuisce la precoce consapevolezza che la cura della civiltà non passa solo per i palazzi delle istituzioni, ma anche per la qualità delle relazioni private, per la tenuta di un ethos domestico che è già, in nuce, una forma di opposizione civile. Lo stile dell’autrice, sobrio e denso, talvolta,ironico nella sua eleganza, contribuisce a rendere la lettura stimolante e piacevole anche nei passaggi più analitici. Lontano da ogni enfasi, il libro mostra che si può narrare la storia politica d’Italia senza cedere al partigianismo, affidandosi, invece, alla pazienza del confronto, alla stratificazione delle fonti, ed a una scrittura consapevole dei propri limiti e potenzialità. Roma, via Gregoriana 5 si impone come un esempio di alta divulgazione storica, capace di parlare tanto allo studioso quanto al lettore colto. È un invito, discreto, ma fermo, a riflettere su che cosa significhi, oggi come allora, essere élite: non per censo, non per nascita, ma per responsabilità del pensiero e fedeltà ad una civiltà del dialogo.

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