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Il tour della speranza di Francesca Albanese
Il coraggio e la testimonianza di chi dà voce alla dignità di un popolo
A Sant’Andrea di Conza, in provincia di Avellino, la sera del 5 agosto si è concluso il tour di presentazione del libro Quando il mondo dorme di Francesca Albanese, Relatrice speciale dell’ONU. Sul palco, insieme a lei, l’attore-scrittore-cantante Moni Ovadia, l’ex vicepresidente del Parlamento europeo Luisa Morgantini, Omar Suleiman della Comunità palestinese campana e i giornalisti Francesco Festa e Maria Laura Amendola.
Il tour, ospitato in diversi comuni dell’Irpinia grazie alla collaborazione di amministrazioni e associazioni, è stato un’occasione per fare luce sui crimini, vecchi e recenti, che Israele commette impunemente nei Territori Palestinesi Occupati. Tutti gli interventi hanno sottolineato come il genocidio sia parte integrante del progetto sionista, avviato alla nascita dello Stato di Israele con Ben Gurion e proseguito dalla Nakba all’eccidio di Sabra e Shatila, fino alle marce sulla Spianata delle Moschee e alle provocazioni dei coloni: un disegno volto a cancellare l’identità e la cultura palestinese.
Secondo i relatori, il fanatismo ebraico è profondamente radicato nella società israeliana, alimentato fin dall’infanzia attraverso educazione, religione e famiglia, con pratiche intrise di odio verso gli arabi. Moni Ovadia, di ascendenza ebraica, ha testimoniato personalmente questo clima.
Il regime di apartheid, il colonialismo d’insediamento e l’attuale offensiva “giustificata” dall’attentato di Hamas — e tollerata dall’Occidente — sono realtà sotto gli occhi di tutti. Ovadia ha contestato la retorica dei “due Stati” e il riconoscimento formale della Palestina come soluzioni reali, definendoli strumenti con cui europei, americani e paesi arabi si lavano la coscienza.
Francesca Albanese ha richiamato l’attenzione sull’inazione dei governi, sul mancato rispetto del diritto internazionale e delle pronunce degli organismi preposti: dal mandato di cattura per i vertici israeliani alle sanzioni, fino alle risoluzioni ONU. Di fronte alla repressione violenta delle proteste pacifiche e alla propaganda dei media mainstream, ha indicato strumenti come le sanzioni, il boicottaggio e la sospensione di accordi politico-commerciali — soprattutto militari — con Israele.
Nel documentario No Other Land, realizzato da un collettivo israelo-palestinese, si vede come i coloni distruggano sistematicamente la Cisgiordania. Per Albanese, il 7 ottobre 2023 segna un “dopo” in cui si accelera il progetto sionista di conquista: violenze quotidiane, torture, arresti arbitrari e uccisioni diventano normalità. L’obiettivo — sostiene — è espellere o deportare una popolazione considerata etnicamente inferiore, privandola di cibo, acqua, cure, abitazioni e luoghi di culto, fino a configurare un vero genocidio.
“Fino a dove vuole arrivare il mondo — chiede Albanese — continuando a chiudere gli occhi mentre migliaia di civili vengono annientati?”
Pur indignata per la violazione del diritto internazionale, sceglie di rispondere con la speranza: la speranza dei gesti concreti e delle prese di posizione, nonostante minacce, intimidazioni e persino il rischio di arresto per antisemitismo in Germania, da cui la protegge l’immunità diplomatica.
Per Ovadia e Albanese, la questione palestinese non è locale ma globale: riguarda la tenuta stessa della democrazia. Se non si troverà una soluzione giusta, il mondo rischia una deriva autoritaria dagli esiti imprevedibili. La causa palestinese è intrecciata al futuro di Israele: la liberazione di un popolo oppresso può aprire la strada anche alla libertà di chi lo opprime.
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