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Crediti fiscali trasferibili nell’edilizia e conti pubblici


25 Ago , 2025|

Il vice ministro dell’Economia Maurizio Leo ha affermato recentemente che “il rischio vero che si vuole scongiurare è quello di non creare un nuovo effetto slavina sui conti pubblici come quello generato dal Superbonus”.

Si tratta di un’affermazione inaccettabile per due motivi. 1. Nel periodo che va dalla pandemia del 2020 al 2023 il rapporto debito / Pil in Italia è crollato di circa 20 punti percentuali grazie alla ripresa formidabile del settore edilizio che ha trainato anche le filiere industriali collegate (Figura 1).

Crediti fiscali trasferibili nell’edilizia e conti pubblici

Figura 1 – Formazione di capitale fisso lordo in alcuni paesi europei

2. Se mettiamo a confronto il rapporto debito / Pil di Italia e Francia possiamo facilmente osservare che dal picco della pandemia del 2020 in Francia la riduzione è stata molto contenuta rispetto all’Italia. Pertanto parlare di sfascio dei conti pubblici provocata dai crediti fiscali trasferibili è una grande mistificazione.

Crediti fiscali trasferibili nell’edilizia e conti pubblici

Figura 2 – Rapporto debito / Pil di Italia e Francia nel periodo 2013 / 24

La stragrande maggioranza degli economisti e dei tecnocrati non ha capito che il settore edilizio stava funzionando come canale di creazione e di immissione dei crediti fiscali: i lavori di ristrutturazione e l’acquisto di materiali e di impianti rappresentavano solo il primo impatto dei crediti fiscali nell’economia poiché se tali crediti avessero potuto circolare liberamente, gli effetti sarebbero andati ben al di là del settore edilizio e sarebbero stati prolungati nel tempo andando ad esaurirsi nel momento in cui i crediti venivano portati in compensazione.

Aver introdotto dei limiti alle cessioni dei crediti fiscali – il governo Draghi aveva imposto il limite di tre cessioni – ha depotenziato la manovra facendo impennare lo sconto finanziario e quindi riducendo l’afflusso di euro nell’economia oltre a determinare la perdita di tali crediti che sono rimasti bloccati nei cassetti fiscali di committenti e imprese. Sappiamo che la moneta svolge un ruolo positivo sulla crescita dell’economia quando può circolare: nessuno si sognerebbe mai di mettere limiti alla cessione degli euro. In questo quadro, le minori entrate future che potrebbero mettere sotto pressione i conti pubblici sono auto indotte: senza i limiti alle cessioni, il Pil e il gettito fiscale sarebbero potuti crescere in misura molto maggiore evitando gli effetti negativi che sono stati paventati dal vice ministro Leo.

Alberto Bagnai in parlamento ci ha spiegato che la Moneta Fiscale è stata decapitata dal ministro Giorgetti non perché fosse illegale ma perché la BCE non gradiva un mezzo di pagamento ad accettazione volontaria che potevamo creare noi e che si andava ad affiancare all’euro.

Arrivati a questo punto dove la Commissione europea ha perso qualsiasi credibilità e l’Europa mostra segni sempre più marcati di disgregazione, non si capisce perché la Moneta Fiscale non venga rilanciata con convinzione. La situazione economica sta peggiorando e servono interventi non convenzionali per sostenere la crescita dell’economia. Naturalmente, bisogna fare tesoro della prima applicazione dei crediti fiscali trasferibili nell’edilizia evitando di ripetere errori macroscopici nella gestione di questo strumento che per noi può essere di grande aiuto in questa fase storica.

Di:

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