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La retorica della minaccia russa come alibi per il riarmo europeo
L’Unione Europea guidata dalla tedesca Ursula von der Leyen sta diffondendo una grande menzogna, ovvero che Vladimir Putin, il tiranno russo, dopo avere invaso l’Ucraina intenda invadere anche tutta l’Europa e distruggere la democrazia e la civiltà europea. Questa grande menzogna serve a riarmare l’Europa (e in particolare la Germania) e a ridare un senso a una Unione che si sta disgregando. In questo articolo intendiamo dimostrare che Putin non ha né la forza militare e industriale né l’interesse né la volontà di scontrarsi con la Nato per conquistare l’Europa. La grande menzogna dell’imminente invasione russa serve unicamente a militarizzare la società europea, a marginalizzare e reprimere il dissenso, a legittimare la politica bellicista e di austerità della UE, a foraggiare con soldi pubblici le potenti lobby della finanza e delle grandi multinazionali, a imporre ulteriori sacrifici ai popoli europei mentre le industrie delle armi, dell’energia e della finanza si arricchiscono oltre misura. La grande menzogna dei capi europei sull’imminente attacco russo può avere dei risultati tragici: riarmarsi senza neppure tentare di dialogare e di negoziare con l’avversario innesca una spirale di insicurezza e di corsa reciproca alle armi, e quindi porta dritto verso la guerra, che, con la Russia, rischierebbe – come vedremo – di diventare molto facilmente un conflitto atomico.
Putin non ha alcuna intenzione di attaccare l’Europa e la Nato, e non perché sia un politico buono e generoso ma perché sa perfettamente che perderebbe la guerra in maniera disastrosa. Un esame oggettivo della situazione militare mostra che la Russia non ha le forze per attaccare la Nato e che l’Alleanza avrebbe di gran lunga le maggiori probabilità di vincere, e vincerebbe anche se l’America non intervenisse in caso di attacco russo. Non a caso i falchi americani e europei auspicano una guerra diretta della Nato contro Mosca. Quando Kaja Kallas, attuale Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, era primo ministro dell’Estonia dichiarava senza pudore che la guerra in Ucraina avrebbe dovuto auspicabilmente concludersi con la sconfitta della Russia, la disintegrazione del paese e la sua divisione in Stati più piccoli. Secondo questa irresponsabile fanatica la Russia è composta da molte nazioni diverse e la sua rottura in Stati separati “non sarebbe una cattiva idea”.[1] E’ incredibile (e pericolosissimo) che questo genio della geopolitica, scelto appositamente da Ursula per rappresentare l’Europa, conduca attualmente la politica estera europea: se continuassimo a seguirla ci avvicineremmo pericolosamente al rischio di una guerra atomica contro la Russia. Secondo la capa della politica estera dell’UE “la Russia rappresenta una minaccia diretta all’Unione Europea e la sua ingente spesa per la difesa dimostra che il Cremlino ha un piano a lungo termine per un’aggressione a lungo termine”.[2] Comunque la Kallas non è certamente l’unico geniale personaggio politico che crede che la Russia sia intenzionata a conquistare l’Europa. “La guerra di Putin riguarda il ridisegno della mappa dell’Europa. Ma è anche una guerra contro la nostra Unione” ha affermato la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, riferendosi all’invasione russa dell’Ucraina.[3] Più recentemente in un’intervista allo Zeit, von der Leyen ha avvertito che le “ambizioni imperialistiche” di Putin potrebbero spingerlo ad attaccare uno Stato membro della NATO o dell’UE in futuro. “Diverse agenzie di intelligence stimano che il Cremlino potrebbe essere pronto per un simile attacco entro il 2030”.[4] Ovviamente è l’America a suggerire che Putin attaccherà inevitabilmente l’Europa. L’ex Segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin sotto l’amministrazione Biden ha affermato che “Putin non si fermerà all’Ucraina. Credo davvero “ha aggiunto” che se l’Ucraina cadesse la NATO si troverebbe in lotta con la Russia”.[5] Da parte sua l’ex presidente Joseph P. Biden nel dibattito presidenziale del giugno 2024 con Trump ha fatto riferimento più volte all’intenzione russa di conquistare la Polonia e altri paesi della NATO, affermando che se la Russia avesse vinto in Ucraina, Putin “si sarebbe spostato in Polonia e in altri paesi”.[6]
Ma la Russia non ha strategie di attacco verso l’Europa, e la sua politica, anche se appare offensiva, è in realtà fondamentalmente difensiva. La Russia non persegue espansioni territoriali perché è già troppo vasta di suo: se attacca altri paesi, come fece in Georgia nel 2008 e in Ucraina nel 2022, non punta a conquistare terre ma a difendere la sua sicurezza che percepisce messa in pericolo da potenze esterne. Il principale obiettivo strategico della Russia è quello di ritagliarsi ai confini delle “zone cuscinetto”, delle aree di protezione dal momento che è priva di confini naturali e che è stata invasa più volte da occidente – stava per scomparire sotto i colpi degli eserciti di Napoleone e di Hitler – e da sud.[7] La strategia russa è dunque dettata da ragioni difensive più che offensive. La stabilità della Russia deriva dalla presenza ai suoi confini di Stati neutrali – ovvero non amministrati né dalla Russia né dai suoi avversari – e da accordi formali e informali (le “regole del gioco” internazionali) che riconoscono delle sfere di influenza in cui la Russia e le altre grandi potenze svolgono un ruolo dominante senza scontrarsi tra loro. Questi accordi hanno favorito durante la Guerra Fredda la stabilità geopolitica tra le Superpotenze impedendo che la loro competizione potesse trasformarsi in guerra.
Come tutti gli imperi, anche quello russo prevede la non interferenza nella sua zona di influenza – che comprende l’Ucraina, la Bielorrussia, il Caucaso del sud e l’Asia Centrale – e in particolare ovviamente la non interferenza militare da parte dell’avversario principale che è la Nato. Nonostante quello che pensano alcune “anime belle” della presunta sinistra – come i politici del Partito Democratico e gli editorialisti di Micromega e Repubblica – tutte le potenze operano attivamente perché ai loro confini ci siano degli Stati amici, o neutrali o comunque non ostili. La libertà dei paesi periferici è dunque sempre stata limitata dai grandi imperi, compresi gli imperi “democratici”. James Monroe, presidente degli Stati Uniti d’America, dichiarò già nel 1823 che qualsiasi intromissione di potenze straniere negli affari politici del continente americano (nord America e sud America) sarebbe stata considerata come ostile agli Stati Uniti e che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti in caso di intromissione di paesi europei. Questa dottrina è stata sempre messa in pratica e è durata nel tempo. In fondo lo scontro tra John F. Kennedy e Nikita Khrushchev, il leader sovietico, per la crisi dei missili a Cuba si può spiegare rifacendosi anche alla dottrina Monroe. In effetti, che ci piaccia o no, tutti i paesi periferici inclusi nelle sfere d’influenza degli imperi godono di una sovranità limitata: nessun grande paese vuole il nemico armato alle porte. Prima di Trump, gli Stati Uniti consideravano che la loro zona di influenza fosse praticamente tutto il mondo.
In confronto a quella americana la dottrina strategica russa appare assai più contenuta e prevede che i paesi circostanti costituiscano delle aree di neutralità, dei cuscinetti che possano funzionare da barriere rispetto ai potenziali nemici. L’obiettivo primario è impedire ad altre potenze, tra cui Stati Uniti, Europa e Cina, di occupare una posizione di predominio strategico nelle regioni limitrofe. L’obiettivo di Putin in Ucraina è di impedire che i paesi di frontiera si associno alla Nato (che è ovviamente un’alleanza militare aggressiva, come ha dimostrato in Serbia, in Afghanistan e in Iraq): Putin vuole infatti evitare uno scontro diretto con la Nato. Anche l’intervento russo in Georgia del 2008 ha avuto questo scopo precipuo: difendersi preventivamente rispetto alla possibile integrazione della Georgia nell’Alleanza Transatlantica. Si sottolinea che sia Ucraina che Georgia erano paesi dell’ex URSS, e non paesi satellite, come quelli del patto di Varsavia. Il presidente russo non vuole che i paesi ex URSS siano integrati nella Nato.
Non vi è invece alcuna prova concreta che la leadership russa intenda confliggere con la Nato per rivedere lo status degli stati post-sovietici e post-Patto di Varsavia che sono già nell’Alleanza, in particolare i Paesi Baltici, la Polonia e la Romania. Putin ha costantemente negato qualsiasi piano di attacco al territorio NATO né ha alcuna ragione apparente per attuarlo. “La Russia non ha alcun motivo, nessun interesse – nessun interesse geopolitico, né economico, politico né militare – a combattere con i paesi della NATO” ha dichiarato Putin alla fine del 2023.[8] “Le dichiarazioni degli europei sulla nostra presunta intenzione di attaccare l’Europa dopo l’Ucraina sono una pura assurdità”, ha affermato all’inizio del 2024.[9]
Gli obiettivi reali di Putin sono stati enunciati nell’ultimatum rivolto all’America di Joe Biden e alla Nato del dicembre 2021, con cui il leader russo chiedeva garanzie formali contro un ulteriore allargamento della NATO in Ucraina e limiti al dispiegamento di truppe e armi sul fianco orientale della NATO.[10] L’ultimatum del 2021 dimostra che Putin punta a un grande patto che stabilisca limiti certi alla posizione di forza della NATO nell’Europa orientale e riconosca esplicitamente il diritto della Russia a una sfera di influenza culturale, politica e militare nella regione post-sovietica. Putin non vuole che la Nato possa approfittare della disintegrazione dell’URSS per minacciare la sicurezza della Federazione Russa.
Anche se impegnati a affrontare l’illegale invasione russa dell’Ucraina, gli occidentali non dovrebbero mai dimenticare che Putin nel passato ha ripetutamente cercato di negoziare la partecipazione e persino l’integrazione della Russia nelle strutture politiche, economiche e di sicurezza occidentali. Putin espresse perfino il desiderio di entrare alla pari nella Nato. “Voglio che la Russia faccia parte dell’Europa occidentale. È il nostro destino”, disse Putin all’ex Segretario Generale della NATO George Robertson nel 2000.[11] Ma l’Occidente, e in particolare l’America, ha sempre ignorato le richieste di integrazione alla pari avanzate da Putin. E questo è stato un errore strategico di cui oggi subiamo le conseguenze.
Il capo della Russia ha espresso la sua crescente insoddisfazione per le relazioni russo-occidentali nel discorso del 2007 alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. “Penso che sia ovvio che l’espansione a est della NATO non abbia alcuna relazione con la modernizzazione dell’Alleanza stessa o con la garanzia della sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una grave provocazione che riduce il livello di fiducia reciproca. E abbiamo il diritto di chiederci: contro chi è destinata questa espansione?”, ha affermato.[12]
Negli anni successivi al colpo di stato di Euromaidan del 2014 – che ha visto la cacciata dall’Ucraina del legittimo presidente filorusso e l’istituzione di un governo ucraino filo-occidentale – e alla successiva annessione della Crimea da parte della Russia e allo scoppio di un violento conflitto separatista nella regione orientale del Donbass, Putin ha continuato a avvertire l’Occidente che era pronto a adottare misure drastiche per impedire che l’Ucraina venisse utilizzata come avamposto occidentale contro la Russia. In un saggio del 2021 sull'”unità storica tra russi e ucraini” il leader russo ha affermato che l’Occidente stava trasformando l’Ucraina in una sorta di “anti-Russia”, qualcosa che il Cremlino “non avrebbe mai accettato”.[13]
In questo contesto è nata l’illegale invasione dell’Ucraina, promossa per anticipare l’eventuale ingresso nella Nato di Kiev, ingresso sostenuto dagli americani ma ostacolato all’interno della stessa Nato da Francia e Germania, che a suo tempo bloccarono il processo di adesione di Kiev alla Nato per non scontrarsi con la Russia.
La domanda fondamentale è allora: dopo l’invasione dell’Ucraina e la vittoria che la Russia sta conseguendo sul campo, Putin può puntare a intraprendere con successo anche una guerra contro la Nato? Secondo il Capo di Stato Maggiore della Difesa britannico, ammiraglio Sir Anthony Radakin, assolutamente no. “Le forze aeree da combattimento della NATO – che superano numericamente quelle russe di 3 a 1 – stabilirebbero rapidamente la superiorità aerea. Le forze marittime della NATO imbottiglierebbero la Marina russa nel Mare di Barents e nel Baltico, proprio come l’Ucraina ha respinto la Flotta del Mar Nero dalla Crimea. La NATO ha quattro volte più navi e tre volte più sottomarini della Russi. Ha un PIL collettivo venti volte superiore a quello della Russia e un bilancio totale per la difesa tre volte e mezzo superiore a quello di Russia e Cina messe insieme. Inoltre, la NATO ha una profondità strategica aggiuntiva di una popolazione di oltre un miliardo. E al di sopra di tutto questo c’è la NATO come alleanza nucleare. Il motivo principale per cui Putin non vuole un conflitto con la NATO è che la Russia perderebbe. E perderebbe rapidamente”.[14]
La tavola sottostante mostra una stima semplificata ma indicativa del numero di forze terrestri, aeree e navali della NATO e della Russia, tratta dal Bilancio Militare del 2024 pubblicato dall’Istituto Internazionale per gli Studi Strategici. Le forze turche non sono incluse poiché la loro partecipazione è dubbia, e nessuna forza militare ucraina è inclusa nell’alleanza NATO per riflettere la peggiore delle ipotesi, quella di una sconfitta ucraina.

Fonte: Quincy Institute for Responsible Statecraft; the Military Balance 2024, International Institute for Strategic Studies, London
La tabella mostra che la NATO ha un vantaggio notevole in termini di quasi 2 a 1 nelle forze di terra attive e una superiorità di 10 a 1 negli aerei e di 3 a 1 nelle navi da guerra. Dalla tavola si evince che in un conflitto contro i paesi europei della NATO, anche senza il coinvolgimento degli Stati Uniti e Canada, la Russia avrebbe uno svantaggio di circa 3,5 nelle forze aeree e di 2 a 1 per le forze navali. Sebbene la tabella offra solo un conteggio sintetico, e quindi approssimativo, di aerei e navi militari associati alle forze armate nazionali, analisi più dettagliate di altre fonti indicano che la superiorità della NATO sulla Russia in questi settori è schiacciante, anche e soprattutto in senso qualitativo. Le tecnologie elettroniche, digitali e spaziali dell’Occidente sono molto più avanzate di quelle russe e questo consente una superiorità strategica anche nei sistemi di Comando e Controllo. La Russia è forse più avanzata nel campo missilistico (vedi i missili ipersonici) e è militarmente più forte di ogni altra nazione europea. ma non può competere con la Nato, e neppure con la Nato europea. Infatti si guarda bene dal sfidarla.
Lo squilibrio fondamentale tra la potenza aerea russa e quella della NATO è stato evidenziato anche dal conflitto in Ucraina. Sorprendentemente, la Russia non è stata in grado di stabilire una completa superiorità aerea contro l’Ucraina, abbondantemente rifornita di armi occidentali. Le stime indicano che l’aereonautica russa ha perso oltre il 25% della sua forza di combattimento in un conflitto contro un paese che prima della guerra non era nemmeno considerato dotato di una moderna aeronautica. Sulla base di questo precedente, un conflitto su vasta scala contro la potenza aerea della NATO sarebbe molto probabilmente catastrofico per la Russia. La situazione è analoga per la Marina russa. In una guerra con la NATO, le flotte russe del Baltico e del Mar Nero rimarrebbero intrappolate. La flotta del Mar Nero ha già subito gravi danni nella guerra in Ucraina. La potenza aerea della NATO probabilmente distruggerebbe rapidamente la flotta del Baltico. Con l’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO, la NATO controlla tutte le coste baltiche circostanti la Russia.
E’ importante considerare le lezioni del conflitto in Ucraina. Occorre considerare che in oltre tre anni di guerra la Russia non è avanzata molto dai suoi confini. Tutto questo rende la conquista russa di Stati NATO molto più forti e distanti dai suoi confini così improbabile da potere essere considerata quasi fantastica. Anche un attacco ai paesi baltici, assai più deboli militarmente della Russia, innescherebbe un conflitto aereo e navale catastrofico con la Nato in cui la Russia con ogni probabilità sarebbe surclassata e subirebbe ingenti perdite. In effetti tali perdite potrebbero addirittura minacciare non solo la sopravvivenza del regime di Putin ma anche quello della Russia come entità statale. La NATO ha dunque un enorme potere deterrente contro la Russia anche nello “scenario migliore” per Mosca, quello di aggressione contro gli Stati baltici più deboli della NATO.
Il grande rischio rappresentato da questa situazione di debolezza relativa russa sul piano militare convenzionale è che la Russia, comprendendo il suo svantaggio su questo livello, ricorra prontamente alle sue forze nucleari. La Russia mantiene infatti la piena parità con la NATO nel campo delle armi nucleari. A partire dal 2023, si stima che la Russia abbia 5.889 testate nucleari (1.549 operative) contro le 5.244 degli Stati Uniti (1.419 operative); le 290 della Francia; e le 225 della Gran Bretagna.[15] La Russia ha 11 sottomarini lanciamissili balistici contro i 14 degli Stati Uniti; Gran Bretagna e Francia ne hanno quattro ciascuno. Questi arsenali sono sufficienti a distruggere gli Stati Uniti, la Russia e l’Europa e a porre fine alla civiltà. I missili balistici nucleari statunitensi e russi sono entrambi entro 30 minuti dei loro obiettivi nell’altro Paese. Anche uno scambio nucleare limitato, che preveda attacchi con bombe atomiche tattiche – quindi di portata relativamente contenuta –, di cui la Russia ha ampia disponibilità, devasterebbe l’Europa orientale e la stessa Russia occidentale, pur risparmiando ovviamente il territorio degli Stati Uniti.
In questo contesto si comprende come Putin abbia minacciato la possibilità di un’escalation nucleare in Ucraina non tanto per la volontà di utilizzare realmente le bombe atomiche tattiche ma per scongiurare l’intervento diretto della Nato a fianco di Kiev e la probabile conseguente sconfitta militare russa. Ciò dimostra che la Russia riconosce la sua sostanziale inferiorità nelle forze convenzionali e non ha alcun desiderio di iniziare una guerra attaccando la NATO. Questo però non significa che allora una guerra europea sia impossibile: l’instabilità del contesto europeo, la possibilità di “colpi di testa” da parte di potenze irresponsabili, la carenza di canali diplomatici consolidati e la mancanza di “regole del gioco” consolidate, come quelle in vigore durante la Guerra Fredda, potrebbero condurre realmente alla guerra tra Nato e Russia: ma sarebbe una guerra che molto probabilmente diventerebbe presto atomica.
Considerando che la Russia molto difficilmente attaccherà mai l’Europa, il riarmo europeo appare del tutto ingiustificato. Ovviamente è auspicabile che i paesi europei riescano a coordinare le loro forze per rafforzare la loro difesa: ma quando Ursula von der Leyen e il Gruppo dei Volenterosi affermano che bisogna riarmarsi urgentemente per fermare la Russia che vuole attaccare l’Europa, mentono sapendo di mentire. L’Unione Europea e i capi europei commettono l’errore tragico di considerare la Russia un nemico eterno del vecchio continente anche se fino a qualche anno la Russia era considerato un ottimo partner per l’Europa. Gli europei dovrebbero invece assecondare i processi di negoziato avviati da Trump, e ristabilire poi relazioni positive con la Russia al fine di giungere a negoziare il disarmo bilanciato di tutte le parti in conflitto, sia per quanto riguarda le armi convenzionali che quelle atomiche: questa è l’unica soluzione per rendere sicura l’Europa.
[1]Naapuriseuran Sanomat Estonian Prime Minister proposes breaking up Russia into “small states” 25.5.2024
[2]Euronews Kieran Guilbert Russia has a plan for ‘long-term aggression’ against Europe, EU foreign policy chief says 18/06/2025
[3]Euractiv, Aleksandra Krzysztoszek “Putin wants to see empires, autocracies back in Europe, warns von der Leyen in Poland.”
May 08, 2024,
[4]‘Euronews Jorge Liboreiro The West as we knew it no longer exists,’ von der Leyen says amid Trump tensions 16/04/2025
[5]The Guardian, Simon Tisdall, “How will the Ukraine war end? Only when Vladimir Putin is toppled,” March 16, 2024,
[6]Biden-Trump Debate Rush Transcript,” CNN, June 28, 2024,
[7]Quincy Institute for Responsible Statecraft George Beebe, Mark Episkopos, Anatol Lieven Right-Sizing the Russian Threat to Europe JULY 2024
[8]Politico, Tommaso Lecca. “Putin has ‘no interest’ in attacking NATO, calls Biden’s warning ‘nonsense’” December 17, 2023,
[9]Associated Press, Putin says he won’t start a war with NATO. But Western bases hosting Ukraine F-16s would be targets,” March 28, 2024,
[10]The Guardian,Andrew Roth. “Russia issues list of demands it says must be met to lower tensions in Europe,”
December 17, 2021,
[11]Foreign Policy,Elisabeth Braw, “When Putin Loved NATO,” January 19, 2022
[12]Putin’s Prepared Remarks at 43rd Munich Conference on Security Policy.” Munich Conference on Security Policy,
February 12, 2007
[13]Government of Russia. “Article by Vladimir Putin ‘On the Historical Unity of Russians and Ukrainians’,” Kremlin, July 12, 2021
[14]UK Defence Journal,George Allison, “Any Russian attack on NATO faces ‘overwhelming response’,” March 01, 2024,
[15]Arms Control Association, “Nuclear Weapons: Who Has What at a Glance,” 2023.
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