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Democrazia ultimo appello


9 Set , 2025|
| 2025 | Visioni

Nelle agonizzanti e moribonde democrazie occidentali, qualche sintomo vitale lo si sta percependo. La Global Sumund Flotilla è il primo di questi. Alla paralisi sclerotizzante dei governi occidentali che, di fronte al genocidio in corso a Gaza, continuano a sostenere politicamente e militarmente Israele, la risposta viene dal basso. Una flotta di piccole imbarcazioni, su iniziativa di comuni cittadini, prova a rompere l’isolamento e la carestia imposti da Israele portando derrate alimentari alla popolazione gazawi. È il primo germoglio democratico che nasce da un terreno reso arido da una politica succube alle ferree leggi del profitto capitalista. Lo stesso profitto, a guida statunitense, che a fronte dell’invasione russa dell’Ucraina, porta i paesi europei  ad aumentare la spesa militare e a fornire armi al paese aggredito. Ma che di fronte a un genocidio in corso, porta quegli stessi paesi a sostenere l’aggressore.

Le immagini del dramma che sta vivendo la popolazione palestinese entrano nelle case dei cittadini occidentali smuovendo le opinioni pubbliche ma non le classi dirigenti, ulteriore riprova dello scollamento tra classe politica e popolazione. L’entusiasmo che si va diffondendo nel salutare l’iniziativa della Flotilla genera diffuse manifestazioni di consenso. I portuali genovesi, memori del ruolo ricoperto in altri tempi in cui la lotta di classe costituiva la linfa del processo democratico, ventilano il blocco del porto se le minacce di Israele nei confronti degli equipaggi della Flottilla dovessero concretizzarsi. La lezione che se ne può trarre è che la politica non può avallare comportamenti criminali e repressivi senza dover rendere conto ai lavoratori. C’è da sperare  che le mobilitazioni organizzate in favore di Gaza si arricchiscano in termini di adesioni e allarghino il perimetro della protesta verso altri provvedimenti repressivi, come ad esempio quelli adottati in Italia (vedasi il decreto sicureza) o Gran Bretagna,  Germania e altri paesi europei nei quali le prese di posizione a favore della Palestina vengono confuse con forme di antisemitismo e represse duramente.

L’esempio più clamoroso di questa ondata repressiva è la messa al bando, oltre Manica, dell’organizzazione Palestine Action, accusata di terrorismo. L’arresto di alcuni militanti che manifestavano pacificamente ha prodotto una reazione originale. La manifestazione organizzata per il 6 settembre si sarebbe tenuta solo se il numero dei partecipanti avesse raggiunto almeno le mille presenze. Questo in modo da rendere difficoltosi gli arresti massivi. I partecipanti sono stati invitati dagli organizzatori a rifiutare l’esibizione dei documenti e il pagamento della cauzione in strada. Ciò al fine di rendere necessario l’arresto e il patrocinio gratuito per ogni fermato. Alla manifestazione del 6 settembre hanno aderito effettivamente 1500 persone ed è stata la più partecipata tra quelle organizzate dal gruppo colpito dal bando. Più di 425 manifestanti sono stati arrestati. Molti anziani, qualcuno disabile sulla sedia a rotelle. Il crimine, o l’atto terroristico, era costituito dal mostrare un cartone con una scritta contraria al genocidio e a favore di Palestine Action. Il  potere reprime con metodi grotteschi. Una donna di ottant’anni fermata, racconta che negli anni Settanta aveva protestato di fronte all’ambasciata Usa contro la guerra in Vietnam. All’epoca pensava che il mondo in seguito sarebbe stato un posto migliore. Ma non è stato così. Il mondo è diventato molto peggiore, come ha detto al giornalista del Guardian che l’ha intervistata.

La svolta impressa dal neoliberalismo, con la compiacenza delle classi dirigenti, lo ha reso il posto peggiore di sempre. Guerre, disuguaglianze, crisi ecologica, agonia della democrazia richiedono una risposta senza precedenti. Perché guerre, democrazia, lavoro e ambiente sono facce di una stessa medaglia, ossia di un sistema liberal-capitalista di guerra che sta precipitando l’umanità verso la distruzione.

La teoria è chiara: un altro modello non è solo possibile, ma necessario e urgente. Ma bisogna concentrarsi sulla prassi, ossia su come innescare il cambiamento. E su come tale cambiamento possa essere promosso dal basso essendo le classi dirigenti troppo invischiate nell’attuale paradigma. Il passo è necessariamente down-top, o non è.

 Il segnale che viene da oltre Manica è chiaro. La patria del liberalismo ha mostrato il vero volto dell’ideologia che celebra le libertà e i diritti. La repressione non può essere praticata nei confronti di movimenti di massa se non con dispendio di energie e risorse e non senza precipitare il regime in un alveo reazionario.

Tra i politici laburisti inglesi che hanno votato per la messa al bando di Palestine Action cominciano a serpeggiare dubbi e ripensamenti. All’equipaggio della Flottilla, si sono uniti alcuni politici italiani e spagnoli. È un segnale che le iniziative dal basso hanno il potere di scuotere la politica indirizzandola in un alveo umano e non governato dai soli interessi economici. Flotilla, portuali genovesi e Palestine Action ci mostrano una prospettiva possibile per rivitalizzare le nostre democrazie, ma ci chiedono anche un sostegno massivo affinché tali iniziative abbiano successo. Bisogna sconfiggere Oblomov. Decenni di neoliberalismo hanno fatto credere che l’agone politico potesse essere sostituito dai mercati e le relazioni umane ridotte a rapporti economici. Con ciò riducendo la democrazia a un lumicino. Occorre cogliere l’occasione odierna per farne un faro e rilanciare la partecipazione a tutto campo, restituendo alla politica, a cominciare da quella che promana dal basso, un ruolo di primo piano e non più ancillare.

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