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Sulla natura del potere


15 Set , 2025|
| 2025 | Visioni

Il potere logora chi non ce l’ha (Giulio Andreotti)

Come è noto, il potere può esercitarsi solo dividendo. Questa strategia sociopolitica, antecedente persino al motto divide et impera, è intrinsecamente connaturata al dominio proprio in quanto il popolo, se è unito, ha molto più potere di chi lo vorrebbe soggiogare. Per dividerlo occorre mentire, seminare discordia e rivalità, mettendo gli uni contro gli altri. Solo così, sulla scorta del motto “tra i due litiganti il terzo gode”, il potere può persistere e consolidarsi. Queste ovvie considerazioni portano immediatamente a un ragionamento banalmente sillogistico, che propongo sotto forma di domanda. Se il diavolo (dia-ballo) è colui che divide, e se chi divide impera, chi impera?

A tal proposito Giovanni (8,44) è molto chiaro.” Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo, perché è bugiardo e padre della menzogna”.

Anche la seguente riflessione di Giorgio Agamben, intitolata “Sui rapporti falsi”, è piuttosto suggestiva e illuminante circa la natura del potere politico. “Una buona definizione del potere politico è quella che lo caratterizza come l’arte di mettere gli uomini in rapporti falsi. Questo e non altro fa innanzitutto il potere, per poterli poi governare come vuole. Una volta che si sono lasciati introdurre in rapporti obliqui in cui non possono riconoscersi, gli uomini sono infatti manipolabili e orientabili a proprio piacimento. Se essi credono così facilmente nelle menzogne che vengono loro proposte, è perché false sono innanzitutto le relazioni in cui, senza che se ne accorgano, si trovano già sempre. La prima mossa di una strategia politica degna di questo nome è pertanto la ricerca di un via d’uscita dai rapporti falsi in cui il potere ha posto gli uomini per poterli governare. Ma proprio questo non è facile, perché un rapporto falso è precisamente quello dal quale non si vede una via d’uscita. Qualcosa come una via d’uscita diventa possibile solo se comprendiamo che il rapporto falso è la forma stessa del potere, che trovarsi in un rapporto falso significa essere in una relazione di potere. Che falso, cioè, il rapporto è non perché mentiamo, ma perché manca la coscienza del suo carattere essenzialmente politico. Che le relazioni in apparenza intime e private o quelle tecnicamente o socialmente determinate siano in verità già sempre politiche, che in esse ci troviamo, cioè, fin dall’inizio in un rapporto falso, questa consapevolezza è la sola via per cambiare alla radice il nostro modo di viverle”.

La natura del potere si può facilmente evincere da questo passaggio di Matteo (4,8-10): “Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse:«Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai».” Che cos’è mai questa, se non una concessione condizionata di potere politico? E allora, da dove viene il potere dei Trump, dei dei Netanyahu, dei Macron, delle Meloni e delle Von der Leyen? Dalla loro statura intellettuale? Dal loro spessore culturale? Dal loro carisma? O viene piuttosto da colui che divide, che te lo concede “se, prostrandoti, mi adorerai”? La consapevolezza della natura diabolica del potere dovrebbe dissuaderci dal cercare una via di uscita politica dalla palude nauseabonda in cui ci siamo addentrati. Sarebbe come andare a giocare la partita in casa del diavolo, con l’arbitro a suo favore e il pubblico che tifa per lui.  Come volete che vada a finire? Esattamente come è andata, e come in effetti sta andando.

Penso che occorra smarcarsi da quelle forme di spiritualità basate sulla trascendenza, che ci hanno spinto a disperdere e dissipare le nostre energie in questa partita persa in partenza. Penso che, per far fronte al diavolo, occorra sviluppare una spiritualità dell’immanenza. Lo si può fare partendo da una visione tanto semplice quanto potente: la Natura basta a sé stessa, non ha bisogno di un sovrannaturale. Proprio nell’idea malsana di una Natura subordinata al sovrannaturale, introdotta dal creazionismo di matrice biblica, risiede l’origine del potere diabolico che stiamo subendo, e a fronte del quale ci percepiamo impotenti, anche quando è chiaro che ci sta conducendo al macello. Rifiutarsi di abboccare a questa menzogna cosmologica, per abbracciare invece una cosmologia ciclica, e dunque un’idea di Natura autonoma e autosufficiente, non vuol dire votarsi all’anarchia. Significa piuttosto riconoscere che la Natura è un sistema autodeterminante, e dunque che la legge naturale (eco-nomia) procede dal principio di autodeterminazione. Il quale, in termini sociali, si declina tanto nell’autodeterminazione dell’individuo quanto in quella del popolo in cui si riconosce.  

Ma il re del mondo ci tiene prigioniero il cuore (Franco Battiato)   

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