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Europa contro se stessa: la guerra economica che arricchisce Washington
Un pacchetto di sanzioni che sa di autolesionismo
Con il 19° pacchetto di sanzioni contro Mosca, Ursula von der Leyen annuncia di voler colpire gas, petrolio, banche e perfino criptovalute russe. Ma dietro la retorica sulla “difesa del diritto internazionale” si cela un cortocircuito politico: l’Europa sta portando avanti una guerra economica che danneggia più se stessa che la Russia. Anticipare di un anno il divieto di importare GNL russo significa legarsi mani e piedi al gas liquefatto americano, più costoso e logisticamente complesso. È una scelta che indebolisce la competitività delle industrie europee, aumenta il rischio di recessione e fa esplodere le bollette dei cittadini.
Quando la geopolitica diventa masochismo
Il paradosso è lampante: per punire Mosca, l’UE si priva volontariamente di energia a buon mercato e accetta di diventare dipendente da fornitori americani. Washington incassa miliardi di dollari vendendo LNG e rafforzando il suo ruolo di fornitore strategico, mentre Bruxelles paga il conto. È una guerra economica che ricorda il gesto di chi si taglia il ramo su cui è seduto: più la pressione aumenta, più l’Europa rischia di cadere nel vuoto.
Slovacchia e Ungheria: le voci del realismo
Non sorprende che Slovacchia e Ungheria facciano resistenza. I loro governi ricordano che senza alternative concrete alle forniture russe, tagliare di netto il gas e il petrolio significherebbe strangolare la loro industria. “Rischiamo di danneggiare gravemente la nostra economia”, ha avvertito Denisa Sakova. Budapest è stata ancora più netta: “Se qualcosa va contro i nostri interessi diretti, useremo il veto”. In altre parole, mentre Bruxelles si piega alle condizioni di Trump, alcuni Paesi membri cercano disperatamente di salvare la propria sovranità energetica.
Trump detta l’agenda: l’Europa esegue
Il presidente americano ha chiarito che imporrà nuove sanzioni a Mosca solo se i Paesi NATO smetteranno di comprare petrolio russo. Una condizione che suona più come un diktat che come un’alleanza tra pari. La Commissione Europea, invece di difendere la propria autonomia strategica, sembra aver trasformato le richieste di Washington in priorità politiche. La decisione di anticipare al 2027 lo stop al GNL russo sarebbe arrivata proprio dopo una conversazione telefonica tra Trump e von der Leyen.
Una strategia che indebolisce l’Europa
Il risultato di questa linea è un’Europa più povera, più dipendente e meno competitiva. Mosca, nel frattempo, dirotta le proprie esportazioni verso Asia e Medio Oriente, mentre l’industria europea paga energia più cara e perde quote di mercato globale. È la perfetta rappresentazione di una guerra economica che non piega il nemico ma logora l’alleato. Se l’obiettivo era portare Putin al tavolo dei negoziati, il rischio è di arrivarci con un’Europa economicamente esausta e politicamente più divisa.
Conclusione: il ridicolo della “guerra per procura energetica”
Il nuovo pacchetto di sanzioni è l’ennesima dimostrazione che l’UE ha scelto di sacrificare la propria autonomia per restare allineata alla Casa Bianca. È una guerra economica masochista, che arricchisce i fornitori americani, impoverisce i cittadini europei e rende Bruxelles un’appendice dell’America trumpiana. Se la strategia è questa, il vero vincitore non siede né a Mosca né a Kiev, ma a Washington.
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