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Biodigestore nell’economia circolare, ma le proteste continuano
Casal Selce è una comunità dopo Pantan Monastero, vicino Valle Galeria nella zona di Castel di Guido, non distante dal litorale romano dove si trova la borgata Massimina che ospita Malagrotta, la discarica più grande d’Europa, chiusa dall’amministrazione Marino il 1°ottobre 2013. Qui si incontrava in un piazzale ai piedi di una collina, circondata da bandiere e striscioni di protesta, una bara e una croce avvolta da una catena: era il Presidio dei Condannati, simbolo della lotta di un comitato di residenti, che da due anni si oppone fermamente alla costruzione del Biodigestore AMA, dopo una gara d’appalto aggiudicata ad una ditta di Bolzano, Ladurner Ambiente SpA.
Ora questo presidio non esiste più: è stato smantellato per ordine dei vigili che, secondo gli attivisti, avrebbero anche comminato una multa di € 700 per “pubblicità abusiva” a causa degli striscioni di protesta.
Il 28 agosto un corteo di residenti, impugnando ombrelloni e bandiere tricolori, era partito per l’ultima volta dal presidio, risalendo fino al sito del cantiere, dove da una mese circa ruspe e camion procedono senza interruzione allo sbancamento. Il biodigestore dovrebbe trattare i rifiuti attraverso un processo chiamato Digestione Anaerobica, ossia microrganismi che decompongono materiali organici in assenza di ossigeno.
Si differenzia dal classico Tmb essendo focalizzato sui rifiuti organici, mentre il primo associa il trattamento meccanico a quello biologico, distinguendo i materiali riciclabili attraverso la separazione dell’organico e la triturazione di metalli, carta e plastica. Il biodigestore mira invece alla formazione di biogas per la produzione di energia e del digestato, un residuo liquido che dovrebbe essere utilizzato come fertilizzante.
Il 13 settembre, una nuova manifestazione contro l’impianto e il sindaco Gualtieri, oggetto anche di una causa intentata dal comitato Difendiamo Casal Selce, assistito da un team di legali con a capo Sergio Santoro ex presidente del Consiglio di Stato.
“Il sindaco ha fatto un vero e proprio blitz, permettendo l’inizio del lavori senza aspettare la sentenza del Consiglio di Stato, a cui ci eravamo appellati, e che doveva stabilire a dicembre se il sito è idoneo o meno” Così hanno dichiarato gli attivisti di Difendiamo Casal Selce.”Noi contestiamo questa scelta: un sito altamente esplosivo a soli 90 mt dalle case, dopo l’esperienza traumatica degli incendi che hanno avvolto il Tmb di Malagrotta nel 2022 prima e a Natale del 2023 poi, è segno di disprezzo nei confronti di comunità falcidiate da 250 lutti causati da tumori che la famigerata ex discarica ha scatenato con il suo inquinamento. Il Comune ha ignorato la proposta del comitato su 31 siti alternativi dove il cantiere potrebbe sorgere in piena sicurezza, lontano dalle case.”

I residenti ricordano quello che è successo al Tmb, quando due incendi hanno messo a rischio le martoriate comunità. Il primo rogo si sviluppò a giugno 2022, replicando poi nel dicembre 2023. Per il secondo, 9 sono gli indagati per incendio colposo, 7 addetti alla vigilanza e due responsabili della gestione dell’impianto. A proposito del rischio che incombe sulle case vicino all’impianto, Manuele ci fa vedere dalla sua l’area dove sorgerà il biodigestore, 70 mt in linea d’aria.”Quando è esplosa a luglio la autocisterna a via dei Gordiani, il boato lo abbiamo sentito distintamente anche quaggiù. L’effetto sarebbe devastante se esplodesse uno dei 4 silos dove sarà immagazzinato il biogas.
A questa distanza ci polverizzerebbe.”
Secondo Filippi, Direttore AMA, trattando 100mila tonnellate di scarti annui, si produrrebbero 36.000 ton. di fertilizzante e 20 milioni metri cubi di metano, oltre a evitare 3.000 viaggi per trasportare i rifiuti a discariche del Nord Italia. 100 mila ton. sono meno di 10% del fabbisogno di Roma metropolitana, con una media di 1 milione e 50.000 tonnellate di rifiuti annui.

“Quest’impianto è specifico per la FORSU, Frazione Organica Rifiuti Solidi Urbani domestici e industriali: scarti di macelleria, deiezioni animali (letame) e anche fanghi di depurazione”. Spiega l’Avv. Domenico Razza “Il residuo liquido che rimane, per essere utilizzato come fertilizzante, non può contenere metalli pesanti, e deve subire un processo aerobico, cioè in presenza di aria, al contrario di quanto si fa per ottenere biogas. Altrimenti si finisce per inquinare le falde acquifere, considerando che quasi tutte le case che avranno il biodigestore accanto, attingono l’acqua dai pozzi, oltre al corollario inevitabile di insetti, topi, cinghiali che 200 camion di monnezza giornalieri (necessari per alimentare l’ecomostro) attireranno.”
“Il sindaco sta commettendo gravi infrazioni” aggiunge il legale “Violazione del vincolo paesaggistico, in quanto a 1km dal cantiere è presente un sito di Natura 2000, area inclusa nella lista rossa delle specie rare protette dalla UE, violazione della normativa europea
che vieta l’installazione di impianti del genere su un terreno agricolo a uso seminativo, mentre la struttura sorgerà proprio al centro di un campo di grano, e violazione delle norme costituzionali di sicurezza che prevedono una distanza di 3 km tra un sito di trattamento rifiuti e un centro abitato. Nel raggio di 100 mt ci sono invece una settantina di case, due scuole materne a 700 mt, e il quartiere di Casalotti a un km in linea d’aria.”
L’assessora all’Ambiente e al Ciclo dei Rifiuti, Sabrina Alfonsi, ha rilasciato una dichiarazione in merito alle accuse del comitato: “Nell’ultima Conferenza dei Servizi di maggio 2025, abbiamo dato il via libera ai lavori del biodigestore a Casal Selce, con l’approvazione di Arpa e Usl.
Rispondo ai comitati di zona, ricordando che secondo il Piano Rifiuti Regionale, la presenza di case sparse nel raggio di 500 mt dal cantiere, non è fattore escludente tranne raccomandazioni progettuali, come impiantare alberi ad alto fusto per ridurre le emissioni. Il Comune agisce dopo aver portato a termine una valutazione di impatto ambientale, e una procedura di screening sull’incidenza dell’impianto nell’area dell’Agro Romano che rientra nei siti di Natura 2000.
“Riguardo al digestato da utilizzare come fertilizzante” ha continuato l’assessora” è previsto l’intervento di un agronomo per monitorare il processo aerobico prima di procedere. Sul terreno seminativo non esiste alcuna preclusione riguardo all’uso temporaneo. Per finire, non potevamo aspettare ancora la delibera del Consiglio di Stato, con il rischio di perdere i fondi Next Generation UE, che scadono a dicembre 2026. Roma e provincia devono avere un impianto in loco per trattare i rifiuti organici, senza continuare a spedirli fuori regione, con i costi e i rischi correlati. I ricorsi dei comitati sono stati già rigettati dal TAR.”
Secondo il team legale di Casal Selce, Il regolamento del Comune di Roma vieta di fare impianti di trattamento rifiuti a meno di 1000 mt dai centri abitati ed a meno di 500 da case sparse. A ridosso del cantiere c’è però un rione completo, per cui sarebbe così violata la legge Seveso 3. Il Comune confonderebbe poi VIA (che è la procedura d’impatto ambientale) con Vinca (Valutazione d’Incidenza) richiesta per le aree di biodiversità a cui appartiene il sito di Natura 2000 vicino al futuro impianto. Per cui bisogna valutare se la decisione di non andare oltre lo screening, parte iniziale della procedura, sia così conforme alle direttive europee.

Chiudendo con la telenovela di Malagrotta, il 5 luglio 2024 la Corte d’Assise di Roma ha condannato Manlio Cerroni – proprietario della discarica di Malagrotta e mammasantissima della monnezza per circa 40 anni – a 6 anni e 4 mesi per disastro ambientale, riducendo la richiesta della Procura che ne aveva chiesti 17. Nell’ex discarica la bonifica è tuttora in corso attraverso nuovi pozzi da cui estrarre il percolato, creando una rete di raccolta con la formazione di depositi temporanei. Terminata l’estrazione, si dovrebbe procedere con il capping, la copertura finale di una cava che in trent’anni di attività è stata trasformata in una collina. A tuttora, la raccolta differenziata a Roma e nel Lazio è poco praticata: 55% in regione, con la capitale maglia nera, ferma al 46% secondo i dati raccolti da Legambiente.
Foto e video di F.Bacchetta.
L’articolo è una ripresa allargata del pezzo firmato dallo stesso autore pubblicato sul FattoQuotidiano.it del 18/09/2025.
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