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Machado: cancellata la tradizionale fiaccolata per il Nobel per la Pace


26 Ott , 2025|
| 2025 | Sassi nello stagno

Il Consiglio della Pace norvegese ha annunciato che quest’anno non organizzerà la fiaccolata che solitamente celebra la consegna del premio Nobel per la pace. Secondo la dichiarazione ufficiale, i membri della ong «non sentono che la vincitrice sia conforme con i valori fondamentali del Consiglio della Pace norvegesi e dei nostri membri». L’ONG raggruppa infatti altre 17 organizzazioni pacifiste norvegesi e circa 15.000 attivisti e ne ha approfittato per criticare anche l’intero comparto decisionale che, ha affermato, non pare aver rispettato alcuni loro valori imprescindibili, quali ad esempio «la promozione del dialogo e i metodi non violenti».

Non è la prima volta che il Consiglio della Pace cancella la storica fiaccolata (che si svolge dal 1954), ma il rifiuto a celebrare questo Nobel – che ad ogni modo è stato ufficializzato e sarà consegnato il 10 di dicembre prossimo – dà la possibilità a quanti si sono indignati per la scelta di veder riconosciuta, appunto, la giustezza della propria indignazione.

María Corina Machado, dopo aver dedicato a Trump il premio, un paio di giorni dopo la sua proclamazione ha telefonato al presidente israeliano Netanyahu, congratulandosi per la gestione della guerra. Insomma: un premio Nobel che si premura, fra i primi atti, di congratularsi con un leader dell’estrema destra mondiale che sta conducendo da anni un’aggressione inarrestabile che mira alla pulizia etnica.

Per quanto la fiaccolata sia un atto simbolico, essa accompagna da moltissimi anni la consegna del Nobel per la pace e rappresenta il riconoscimento del premio da parte della società civile, non solo norvegese.

Da parte sua, l’Istituto per il Nobel non ha dato risposte, a parte informare che Machado potrebbe forse non riuscire a raggiungere Oslo per ragioni di sicurezza. Incaponito in una scelta che, evidentemente, ha sconcertato quella parte di opinione pubblica libera dal lavaggio di cervello neoliberale (che venga dalla destra o dalla sinistra), procede in un atto che, come precedentemente scritto su queste pagine, non rappresenta null’altro che soft power.

In un momento storico, tra l’altro, in cui l’America Latina è ancora una volta sottoposta a tentativi di intrusione violenta da parte degli Stati Uniti, urlati da Donald Trump, ormai convinto di essere il padrone del mondo, in splendida compagnia di tutti quegli Stati che concepiscono la politica estera come piena subordinazione all’ordine nordamericano.

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