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Estinzione di Francesco Mazza


1 Nov , 2025|
| 2025 | Recensioni

Estinzione di Francesco Mazza (La Nave di Teseo) non è una storia d’amore, ma una storia del nostro presente apparentemente insostenibile e distopico. È un romanzo duro, denso, in cui il rapporto del protagonista Silvio con la sua donna Alisia diventa il pretesto per affrontare il tema della fine dell’umano. Il testo si apre con la scena di lei che rivela a lui di essere incinta, mentre lui sa di essere sterile. Si domanda dunque chi sia l’amante e come mai lei sia attratta da quest’altro uomo. Il trauma, l’ossessione conducono il protagonista a interrogarsi sulla veridicità delle relazioni. Qui parte l’accurata e micidiale indagine sociologica sullo stato di salute dell’umano nell’era del capitalismo avanzato e dell’intelligenza artificiale.

“Durante l’evoluzione di una specie era inevitabile supporre il raggiungimento di un punto in cui le competenze tecnologiche accumulate permettevano l’elaborazione di Intelligenze Artificiali in grado di individuare, data una qualsiasi situazione, la scelta capace di garantire la massima funzionalità del sistema. Il progresso, quindi, tendeva per sua natura a trasformare le persone in mere esecutrici di una volontà terza e artificiale, eliminando a poco a poco lo spazio del libero arbitrio in nome dell’efficienza e della produttività.”

Questo romanzo è un canale verso la conoscenza profonda di ciò che siamo, è conturbante e spaventoso se lo si legge in profondità. Il protagonista a poco a poco si accorge di non poter separare il godimento dall’idea di essere tradito, di non poter separare piacere e dolore e di dover provare dolore per poter provare piacere, e in questo consiste lo scarto inequivocabile per cui è votato all’estinzione. Sembra che in questo mondo – non è un mondo altro o futuro, ma precisamente il nostro – quasi tutto sia divenuto meccanismo tecnologico e bardatura priva d’anima; la stessa Alisia interiormente funziona come un cyborg, non come un essere umano, e questa sua inumanità è la molla che fa scattare la seduzione. Silvio è attratto dal veleno di questa disumanità, ne è dipendente, ne riconosce il meccanismo, eppure non può liberarsene.

Francesco Mazza fa coincidere capitalismo e disumanità. Tutto è merce, tutti sono merce, ogni essere umano ha un valore economico e una precisa funzionalità, ma lui è diverso, lui è l’incrinatura del sistema, è il luogo e il modo in cui il sistema s’inceppa. Il meccanismo s’inceppa perché Silvio lo vede, si rende conto del teatrino, non vi aderisce, e ciò significa esserne scagliati fuori; se resta in parte dentro è solo per quel sottile filo della lussuria del dolore. La lussuria del dolore è ciò che gli serve come carburante per non uscire del tutto dal piano di realtà, ma il chiodo che s’infligge è una costante pulsione di morte. Resta acceso lo sguardo.

Cosa accade sui social? Chi sono gli youtuber? “Preferivo di gran lunga le possibilità offerte da YouTube: i videoclip delle giovanissime popstar mainstream erano l’ideale per masturbarsi – a patto di vederli con l’audio disattivato. […] Vivevo per spendere, insomma, e allora tanto valeva abolirlo, il “lavoro”, e passare direttamente a distribuire denaro, quanto bastava affinché la baracca restasse in piedi, senza contare che gli effetti collaterali positivi sarebbero stati considerevoli: meno spesa sanitaria – la riduzione degli spostamenti avrebbe causato un abbattimento degli incidenti stradali, oltre che delle patologie legate all’inquinamento – e meno consumo di energia, con ottime conseguenze sul cambiamento climatico.

Gli appunti in caps lock di Wilma, tuttavia, dimostravano come l’umanità non fosse ancora pronta per un cambiamento del genere. La consapevolezza che secoli di progresso avevano relegato la maggior parte degli esseri umani a un ruolo di completa inutilità era troppo destabilizzante: c’era ancora bisogno della finzione del libero arbitrio. Il processo doveva avanzare per gradi, esattamente come illustrato nel documentario sul paradosso di Fermi, anche se sarebbe bastato uno sguardo d’insieme alla storia recente per accorgersi che la direzione era chiara. Sarebbero dovuti passare altri cinquant’anni, due o tre generazioni; poi la resa sarebbe stata incondizionata.”

Tale concetto di sottomissione richiama nettamente al capolavoro di Houellebecq, che come tutti i capolavori può essere compreso soltanto dopo una seconda se non una terza lettura. È un libro psicologico e politico. Alisia rappresenta l’unico e il peggiore attaccamento alla materia, all’affetto, all’illusione. “All’epoca ero ancora convinto che le relazioni sessuali potessero sopperire alle carenze interiori, e mi davo da fare per procacciarmene a più non posso. Più che di incontri si trattava di scontri, di incroci, come due rette tracciate a caso su un foglio che si intersecavano in un punto e proseguivano, indifferenti l’una all’altra, destinate a non incontrarsi più. Con Alisia ero convinto che sarebbe accaduto lo stesso, e forse era stata proprio quella mancanza di aspettative a fare la differenza.”

Qui comprendiamo dove sia arrivato il progresso, a quale punto di rottura: si progredisce verso il disumano, le relazioni si sfasciano ancor prima di iniziare, ciò che resta è il potere, la violenza senza pari del potere dell’uno sull’altra, della manipolazione. Non importa che sia una donna o un uomo a esercitarlo, ciò che conta è comprendere che questo potere sia l’unico appiglio, l’unico legame, e una volta perso quello non resti che il suicidio.

Estinzione, richiamandosi esplicitamente all’immenso Bernhard, smaschera il meccanismo e non offre soluzioni. Ci lascia la ferita della comprensione profonda della realtà e una sottile ironia, sarcastica peraltro, partecipe del disastro. Il potere della visibilità social, cui Alisia anela, il potere nelle relazioni di coppia, il meccanismo narcisistico diffuso di utilizzo bieco del prossimo al culmine dello sfinimento. Ecco che, dall’altra parte, un appiglio alla vita resta e non può essere che masochistico. “Era una sorta di lussuria del dolore, come se lo stato di tormento in cui mi trovavo mi provocasse piacere, allo stesso modo di un uomo che si pianti volontariamente un coltello nel fianco e, nonostante le fitte e il desiderio di rimuovere la lama, provi al contempo un secondo desiderio, contrario e violentissimo, di spingerla più a fondo. E questa ambiguità inconciliabile tra due desideri opposti dava origine a un piacere incontrollato, quasi un principio di delirio. […] Quei messaggi mi causavano un forte dolore ma, attraverso un processo sconosciuto, il dolore si trasformava in piacere: il piacere più forte che avessi mai provato.”

A un certo punto, Silvio comprende a cosa esattamente serva questa gravidanza per Alisia: si tratta comunque di ritagliarsi un briciolo di futuro nel ballo in maschera virtuale in cui il contemporaneo è deflagrato. “Da lì in poi, l’iniziata si trovava davanti a un bivio. Una strada portava alla lotta contro il decadimento fisico, e quindi alla medicina estetica, a filtri ridicoli per le foto, alle torture imposte dalla palestra unite alla privazione costante dei carboidrati. Una lotta inderogabilmente destinata alla disfatta. L’altra strada portava alla fase “Amore e Psiche”. Le persone che imboccavano questo cammino smettevano di essere esigenti fino al parossismo nella scelta del partner, accontentandosi più o meno di chiunque, selezionando arbitrariamente la prima persona che capitava loro a tiro – il maestro di tennis, l’amico tonto della coinquilina, un tizio intercettato a casaccio sulla dating app. A quel punto cominciava uno stucchevole romanzo d’appendice narrato quotidianamente sugli ordigni, in cui la banale routine di coppia veniva nobilitata al rango di esperienza realmente unica, capace di conferire alla propria esistenza quel senso a lungo ricercato.”

Questo romanzo è il ritratto di una crisi folle e dolorosissima, ma di cui siamo pregni, in cui siamo immersi dalla testa ai piedi, tutti, nessuno escluso. È un libro che ferisce, ma nel ferire svela e mostra le crepe della nostra essenza. La letteratura non trova soluzioni, esibisce in modo inequivocabile e perturbante il problema.

Di:

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