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L’anno che cambia le prospettive: Musetti e Auger-Aliassime alla maturità
Non capita spesso che due giocatori della stessa generazione chiudano la stagione con lo stesso passo, quasi in sincronia. Lorenzo Musetti e Félix Auger-Aliassime ci sono riusciti: entrambi qualificati alle ATP Finals di Torino, lui dal lato canadese entrando da numero 7 del mondo, il toscano da ultimo disponibile, da nono in classifica, grazie alla finale di Atene e al forfait di Djokovic. Fortuna? Anche. Ma soprattutto continuità, crescita e un anno in cui molte caselle sono finalmente andate al loro posto.
Il 2025 è stato, per entrambi, il primo anno davvero “da grandi”.
Auger-Aliassime: l’anno del servizio ritrovato
Le 50 vittorie stagionali di Auger-Aliassime non si vedevano dal 2022, e già questo basterebbe a raccontare il salto di qualità. I tre titoli conquistati — Adelaide, Montpellier e Bruxelles — tutti ATP 250, non sono trofei da vetrina, ma segnano un cambio di passo: chiudere le partite che prima lasciava scappare. A questo si aggiungono sei semifinali di peso, dalle Finals agli US Open, passando per Parigi-Bercy, dove solo Sinner l’ha fermato.
Il dato che spiega tutto sta nel servizio. Nel 2024 aveva chiuso con 377 ace.
Nel 2025 ne ha messi a segno 783, quadruplicando gli ace sul cemento (da 230 a 601) e migliorando nettamente il rapporto ace/doppi falli (da 1,88 a 3,34). È diventato uno dei migliori tre al mondo nel fondamentale, dietro solo ai bombardieri americani Opelka e Fritz.
La nuova solidità gli ha dato un vantaggio che prima non aveva: la capacità di salvarsi nei momenti complicati. Si presenta nella top 10 in quasi tutte le voci legate al servizio, e non è un caso che l’86% dei giochi in cui serve finisca dalla sua parte. Da numero 29 di inizio gennaio, ha chiuso al 5° posto ATP, best ranking della carriera.
Musetti: meno estetica, più concretezza
Lorenzo Musetti ha vissuto un percorso parallelo ma diverso. Già il 2024 l’ha fatto conoscere ancora di più al pubblico internazionale, con la semifinale nel tempio del tennis, Wimbledon, e il bronzo ai Giochi Olimpici di Parigi. Sembrava il solito talento bello da vedere e incompiuto da valutare; poi il 2025 ha segnato una frattura. Ha chiuso con il 70% di vittorie, ha vinto 37 partite, ha ritrovato confidenza sulla terra e si è presentato nei tornei pesanti senza complessi di inferiorità.
La semifinale al Roland Garros — iniziata bene, chiusa con il ritiro contro Alcaraz — è stata una tappa importante, così come i quarti agli US Open persi nettamente contro Sinner. Ma la vera evoluzione l’ha mostrata nei Masters 1000 sulla terra rossa: semifinale a Roma, semifinale a Madrid e finale a Montecarlo. Una continuità che non si vedeva dal Musetti junior del 2019, quello che vinse gli Australian Open a 16 anni, evento che creò subito un certo grado di aspettative su di lui.
Le statistiche raccontano una crescita visibile:
- 83 ace in più rispetto al 2024
- quasi 200 palle break create
- 60% di palle break salvate (era al 52% l’anno prima)
- 82% di vittorie sulla terra (contro il 60% del 2024)
Ha cambiato modo di stare in campo: meno contemplazione del rovescio a una mano, più volontà di comandare lo scambio e di usare la tecnica in modo funzionale. Ma soprattutto ha lavorato tanto sulla tenuta mentale, perché anche nei momenti difficili, in cui si trovava sotto nel punteggio, ha trovato spesso il modo per rimanere attaccato alla partita. Il 6° posto ATP raggiunto a giugno, prima degli infortuni estivi, non è stato un caso. E l’8° posto finale dà comunque la sensazione di un giocatore ormai stabilizzato nella parte alta del circuito.
Due percorsi paralleli, una stessa direzione
Musetti e Auger-Aliassime hanno vissuto la loro miglior stagione proprio perché sono usciti dalla loro zona di comfort. Il canadese ha aggiunto solidità; l’italiano, maturità tecnica. Entrambi hanno imparato a gestire la pressione, a evitare i crolli improvvisi e a costruire tornei profondi senza sbalzi.
Insieme hanno superato le 45 vittorie stagionali e toccato il miglior ranking della carriera.
Insieme hanno incassato i premi più alti mai avuti (oltre 4 milioni per Musetti, oltre 5 per Auger-Aliassime).
E insieme hanno dato la sensazione di aver finalmente trovato un’identità chiara:
- FAA come giocatore da cemento che vive di ritmo e servizio;
- Musetti come interprete moderno della terra, capace di alternare estetica ed efficacia.
Il 2025 non è stato l’anno della consacrazione definitiva — quella è riservata ai titoli più pesanti — ma è stato il primo anno in cui Musetti e Auger-Aliassime hanno dimostrato di saper reggere i livelli alti per mesi interi.
Non sappiamo dove arriveranno nel 2026, ma oggi è evidente che non sono più promesse.
Sono realtà solide, con margini ancora larghi.
E il loro modo di chiudere la stagione, dentro le Finals di Torino, lo conferma meglio di qualsiasi numero.
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