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Perché Lublino è stato l’Europeo più vero degli ultimi anni


8 Dic , 2025|
| 2025 | Sport

I campionati europei di nuoto in vasca corta 2025 di Lublino si sono appena conclusi e, come spesso accade, qualcuno si affretterà a ridimensionarli. “Europei di dicembre”, “vasca corta”, “non c’è mezza Europa”, “gli statunitensi non ci sono”, e tutta la solita litania di frasi fatte che ci portiamo dietro da vent’anni.

Il punto è che, se si abbandonano i pregiudizi e si guardano le cose per quello che sono, Lublino è stato l’Europeo più competitivo da quando la Russia è uscita dal giro European Aquatics, probabilmente il più interessante degli ultimi dieci anni.

Basta l’apertura del medagliere per capirlo: Italia prima con 9 ori, 5 argenti e 6 bronzi (FIN), Paesi Bassi secondi con 7 ori, 4 argenti e 2 bronzi (Koninklijke Nederlandse Zwembond), Gran Bretagna (British Swimming) terza con 3–4–4. E soprattutto: 716 punti nella classifica per nazioni, un vantaggio enorme su Paesi Bassi (516) e Germania (502). Se Lublino era un “torneo minore”, allora qualcuno dovrebbe spiegarci come mai 37 finali, 44 primati personali, un record del mondo, due europei e undici italiani siano usciti da una competizione secondaria.

La verità è che non era un Europeo leggero: era una tappa dello stesso percorso tecnico che passa da Kazan 2021, attraversa Otopeni 2023, sfiora i Mondiali di Budapest 2024 e arriva a Lublino 2025 con una continuità sorprendente.

Kazan, prima della tempesta geopolitica, viveva ancora nell’era del monopolio russo: 11 ori e profondità clamorosa, soprattutto nelle sprinter e nei misti (Kazan 2021). Otopeni, due anni dopo, dimostrò che il livello non si abbassa solo perché manca Mosca: arrivarono i tempi mostruosi di Wiffen negli 800 (7’20″46 WR), Ponti che trasformò il delfino in uno show personale, la Gran Bretagna che tornava a reggere l’Europa come negli anni ’10.

Budapest 2024 – Mondiali in corta, dicembre scorso – è stata la prova che i tempi da finale mondiale e quelli da podio europeo spesso coincidono: nei 100 stile libero Alexy vinse in 45″38, ma Grousset a Lublino ha nuotato 45″17, cioè meglio di tutti (Mondiali Budapest 2024; Lublino 2025). Negli 800 donne, il duello Gose–Quadarella si è replicato quasi identico, con la tedesca a vincere con un tempo non distante da quello mondiale (8’01″90), e Quadarella alla ribalta col record italiano (8’03″00).

C’è continuità, non eccezione. È questo il punto.

Quanto all’Italia, dopo averne già misurato il peso nel medagliere, vale la pena guardare come ha nuotato davvero. Non tutto è filato liscio: ci sono state finali saltate di un soffio, qualche podio sfuggito male, giornate in cui la squadra sembrava un filo meno lucida. Però, nel complesso, la struttura ha tenuto bene e – cosa più interessante – con una identità abbastanza netta.

Le staffette sono state il vero motore della spedizione: la 4×50 stile libero mista col record del mondo (1’27″26) è il manifesto tecnico della settimana. La 4×50 stile libero maschile ha ritoccato il record italiano, la 4×50 mista maschile è stata forse la gara più “ordinata” dell’intero blocco.

Sul piano individuale, Cerasuolo ha fatto un passo avanti nella rana che non è solo cronometrico; Ceccon nei 100 dorso ha mostrato un’autorità che ormai dà per scontata solo chi non guarda i tempi; Razzetti, con oro e argento nei misti, ha confermato la versione migliore di sé: quella affidabile, presente, continua.

Il capitolo femminile, poi, è quello che racconta meglio l’Italia che sta cambiando pelle. Simona Quadarella, che in molti avevano frettolosamente etichettato come atleta “post-apice”, ha nuotato la miglior edizione europea della carriera in corta: argento nei 400, argento negli 800, oro nei 1500, tutti con record italiani. Non è la nuotatrice di cinque anni fa, è una versione aggiornata, più completa, più matura: e infatti Butini ha detto chiaramente che “abbiamo bisogno di lei fino al 2028” (Nuoto.com).

E poi c’è Sara Curtis, che non è più una promessa: è una certezza. Oro nei 50 dorso con record europeo (25″49), argento nei 50 stile, bronzo nei 100 stile con un altro record italiano, e quattro staffette da protagonista assoluta. È una sprinter che tiene il passo delle migliori al mondo: Regan Smith è ancora lontana, certo, ma la forbice si è ridotta, e il confronto con la Steenbergen è già diventato il duello più intrigante dell’intero Europeo.

La stessa Steenbergen, dal canto suo, ha trasformato Lublino nel proprio palcoscenico personale: 100, 200 stile libero, 200 misti, staffette. I Paesi Bassi hanno un blocco femminile che, a differenza di altri Paesi, non si è affievolito dopo l’era Kromowidjojo–Heemskerk: anzi, è diventato più tecnico, più metodico, più continuo.

Dentro questo quadro europeo, sono emerse anche storie piccole ma preziose.

L’oro di Katarzyna Wasick nei 50 stile libero ha riportato la Polonia (Polski Związek Pływacki) sul podio che le mancava da anni; l’oro della nuova naturalizzata Emma Kozan nei 400 misti (cresciuta negli USA, polacca per scelta tecnica) ha aperto una prospettiva nuova sul movimento polacco. I gemelli Chmielewski, argento e bronzo nei 200 delfino, hanno confermato un talento che non è episodico ma pienamente europeo.

Una delle sorprese più fresche è stata la spagnola Carmen Weiler, classe 2004, nata a Bangkok, cresciuta a Singapore, oro nei 200 dorso: un’identità cosmopolita applicata alla nazionale spagnola.

E a proposito di Spagna (Real Federación Española de Natación): il bronzo nella 4×50 mista maschile è stato raccontato dalla RFEN come una specie di epopea, con Sergio de Celis che rimonta cinque posizioni con una frazione da 20″28 lanciati. La Spagna non ha certo riempito il medagliere come ai tempi d’oro, ma quel che conquista lo valorizza come se fossero dieci podi. E questa, nel bene e nel male, è sempre stata una loro specialità.

Dentro la squadra italiana, oltre ai nomi più mediatici, c’è stato anche spazio per scoperte vere. Anita Gastaldi, classe 2003, cuneese, ha preso un bronzo nei 200 delfino che vale molto più del metallo: è la sua prima medaglia internazionale assoluta, in una gara che negli ultimi anni era uno dei vuoti strutturali dell’Italia femminile. È la medaglia che ti fa dire che sotto la superficie c’è una profondità reale, non il caso isolato o la generazione fortunata.

A rendere il tutto più interessante c’è la struttura comunicativa delle federazioni.

La FIN pubblica comunicati istituzionali, numerici, perfetti per chi deve valutare un movimento: record, società, tecnici, raduni, progettualità, tutto rigorosamente incasellato.

La KNZB è chirurgica: dati, tempi, confronti, zero retorica.

La RFEN spagnola, invece, costruisce emozioni: un bronzo diventa un racconto epico, un valore aggiunto per un movimento che vive più di slanci che di continuità.

Tre modi di raccontare lo sport che spiegano molto anche del modo in cui ciascun Paese vive il nuoto.

Chiudendo, resta la domanda iniziale: perché Lublino è stato così importante?

Perché non è stato solo un Europeo. È stato un termometro. Una fotografia. Un passaggio obbligato dentro una stagione che si costruisce tutta in Europa: le migliori sprinter, i migliori dorsisti, i migliori fondisti del mondo sono quasi tutte e tutti qui.

Dentro questa fotografia, c’è un’Italia che non solo vince, ma si muove bene: profonda, equilibrata, allenata, giovane quanto basta, esperta quando serve.

Non serve forzare conclusioni: a volte basta riconoscere che una nazionale ha fatto un lavoro semplice, pulito, convincente. E che in un Europeo così denso, così competitivo, così vicino ai Mondiali nei tempi e nei nomi, arrivare davanti a tutti non è mai scontato.

Ci sono risultati che parlano da soli. Lublino è uno di quelli.

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