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La banalità dell’intellettuale


12 Dic , 2025|
| 2025 | Visioni

Il simbolo della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria 2025 è la polemica sul caso “Passaggio al bosco”, un editore che ha beneficiato di una invidiabile promozione gratuita, sponzorizzata massivamente dagli intellettuali che ne contestano la linea editoriale. Tra le opere in catalogo, figurano la Dottrina del fascismo di Mussolini, La rivoluzione delle anime di Léon Degrelle e altre, dai titoli eloquenti, quali Decima flottiglia Mas e Il razzismo contro i bianchi. Contestando la presenza di un editore che diffonde opere che promuovono idee fasciste o antisemite, alcuni autori (e.g.: Alessandro Barbero, Antonio Scurati, Zerocalcare) hanno firmato una dichiarazione in cui si chiede all’Aie (Associazione Italiana Editori): “Non c’è forse una norma (l’Articolo 24, Osservanza di leggi e regolamenti) che impegna chiaramente gli espositori ad aderire ‘a tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani…?’”. Il presidente dell’Aie, Innocenzo Cipolletta, ha risposto che “L’appello che ci è stato rivolto da autori ed editori […] ci consente di chiarire i criteri con cui l’Associazione Italiana Editori ammette i partecipanti alla fiera tra quanti ne fanno richiesta. […]I capisaldi dell’editoria contemporanea sono due: il diritto d’autore e la libertà di edizione. […]L’Aie dunque non sceglie chi sì e chi no: noi non ammettiamo gli editori sulla base delle loro linee editoriali, ma allo stesso tempo pretendiamo che questi sottoscrivano un contratto nel quale è esplicitato l’impegno ad aderire a tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani”, contratto evidentemente firmato dalla casa editrice Passaggio al bosco.

Questi i fatti. In conseguenza di essi, alcuni autori non hanno partecipato alla fiera, lo stand dell’editore “Passaggio al bosco” è stato probabilmente quello più frequentato e quello che ha venduto di più, e, l’un contro l’altro armati, si sono fronteggiati intellettuali che difendono la nobile causa della libertà di espressione e quelli che sostengono che sia un dovere morale disertare una fiera in cui si promuovono libri fascisti. La conseguenza più notevole di tutto ciò è ovviamente che il dibattito è diventato di dominio pubblico, sicché, ogni persona con un accesso ad un social network ha potuto esprimere la propria libera opinione. D’altronde, internet ci ha liberato dalla schiavitù, e non sono i social network la realizzazione veramente democratica dell’agorà? L’attualizzazione perfetta degli ideali democratici? Peccato che nella polis non esistevano bolle mediatiche e non c’era alcun algoritmo a suggerire ai cittadini di che cosa parlare. Il problema di fondo (si legga strutturale) è la sproporzione tra i fatti che hanno portato all’esplosione del caso e le conseguenze. Alcuni intellettuali, come Cacciari o Canfora o Fusaro, hanno giustamente sottolineato che le idee si combattono con le idee, e non ritornando ad una sorta di bizzarro Tribunale dell’Inquisizione. Ma il punto è che la presenza di una casa editrice che promuove idee fasciste non ha assolutamente alcun impatto reale e pratico nel mondo. L’impatto si ha nel momento in cui essa diventa un simbolo intorno al quale ognuno può esprimere la propria opinione. E tuttavia, a cortocircuito, la conseguenza finale non è un arricchimento del dibattito pubblico.

Al contrario, mi pare che i risultati principali siano tre. Il primo è che la casa editrice, che era sconosciuta ai più, è uscita dall’oscurità, vendendo molti libri. Tecnicamente, ciò non porterà a una modifica degli orientamenti del popolo, ma ad una crescita più facile dell’editore stesso che, se aveva previsto quanto è successo, ha avuto ottimo fiuto affaristico. Il secondo risultato è che gli autori che hanno disertato la fiera hanno potuto esibirsi in grottesche dichiarazioni in cui esprimevano il loro imbarazzo nel condividere uno spazio con questo editore. Il terzo risultato è stato che i cittadini hanno potuto prendere parte al dibattito, soprattutto tramite social network, appunto, esprimendo la propria opinione e, dunque, beneficiando di una sorta di empowerment morale schierandosi contro l’editore “Passaggio al bosco”, dimostrando il moralismo piccolo-borghese che è un elemento strutturale dell’Italia.

I tre punti mi paiono inestricabilmente intrecciati tra loro e quanto accaduto alla Fiera Più Libri Più Liberi sembra essere l’ennesima tappa di un processo di estinzione della civiltà occidentale, che sembra avere eletto nell’Italia un laboratorio di apocalisse particolarmente fecondo. Si pensi solamente a quanto accaduto con il libro del generale Vannacci. Anche il generale ha beneficiato di una pubblicità gratuita da parte dei suoi contestatori, gli intellettuali hanno potuto argomentare le loro idee rifacendosi ai massimi sistemi, e anche i cittadini hanno potuto dire la loro. Questo pattern, che si ripete, nell’era post-benjaminiana, con una inquietante fedeltà ad un principio di riproducibilità algoritmica, obbedisce naturaliter a leggi semplificatorie. A partire da un fatto sul quale non c’è alcunché da dire, si scomodano grandi filosofi ed idee del passato e i cittadini possono parlare intorno al nulla. È evidente che il rumore mediatico intorno alla presenza di questo editore sia (heideggerianamente) una chiacchiera, un parlare del nulla. Come si diceva, le idee si combattono con le idee, difendiamo pure spinozianamente il diritto inalienabile della libertà di opinione, e quindi quella di “Passaggio al bosco” di pubblicare ciò che vuole. Ma siamo nel 2025. Non è certo un editore che può cambiare il mondo, non ha la forza di dettare linee ideologiche. Inoltre, la conoscenza è fondamentalmente accessibile a tutti. Chi abbia il desiderio di informarsi circa le opere di Mussolini può farlo autonomamente: non ha certo bisogno dell’operazione culturale di un editore, che non ha la forza economica di una banca di investimento di Wall Street.

Se si vuole andare a fondo, a me sembra che gli atteggiamenti degli intellettuali che esprimono una superiorità morale rispetto a questioni come quella che stiamo analizzando siano assimilabili al tipo dell’intellettuale esausto, che Deleuze applicava alle figure di Beckett, figure che hanno esaurito tutte le possibilità. Certo, occorre anche dire che forse quella dell’intellettuale esausto è l’unica figura di intellettuale possibile in Europa, continente spoliticizzato e burocratizzato, troppo cinico per esplorare altre possibilità e per non parlare sempre delle stesse cose, che sono sempre cose “serie”. Ma, come diceva Cioran (ne La tentazione di esistere), “si paga sempre caro l’aver preso la civiltà sul serio” e, quindi l’Europa si auto-relega in una posizione da vittima, esce dalla Storia, entra nella cronaca.

E, dunque, come definire l’immagine di Zerocalcare che diserta la Fiera scrivendo sul suo sito “Ciao, purtroppo non sarò alla fiera romana Più libri Più Liberi. Purtroppo ognuno c’ha i suoi paletti, questo è il mio.” È l’immagine edificante di un intellettuale pubblico che difende con coraggio le proprie idee? È la scelta di un rivoluzionario? Chissà, sono pubbliche, oltre alle immagini di Zerocalcare anche quelle di Sartre che incontrava Che Guevara … Si dirà che i tempi sono cambiati (The Times They Are A-Changin’?), che Zerocalcare non è un intellettuale pubblico ma un fumettista. Ebbene, mi pare che nel momento in cui fai una dichiarazione del genere il tuo ruolo di artista passi in secondo piano rispetto a quello di intellettuale pubblico perché, con la tua scelta influenzi il popolo. Quanto accaduto, a me pare piuttosto simile al caso in cui un cardiochirurgo invitato a una conferenza non ci vada più perché nel luogo della stessa c’è una bancarella in cui si vendono libri che esprimano opinioni fasciste. Inoltre, Umberto Eco diceva che “I social danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar”. Ma non vige esattamente il principio “uno vale uno” perché personaggi come Zerocalcare o Barbero hanno maggiore influenza sul pubblico rispetto ha chi ha meno visibilità.

In tutte queste prese di posizione, dunque, non c’è alcunché di strutturalmente interessante o rilevante dal punto di vista ideologico o intellettuale. Semplicemente, sono posizioni assunte da chi può permettersi di assumerle. Infatti, avere uno stand ad una fiera dell’editoria costa molto. Gli editori fanno un investimento per prenderlo e chi non ne ha l’opportunità non decide da un giorno all’altro di non partecipare alla fiera perché ne riceverebbe un danno economico e di immagine. Alcune persone, probabilmente, si erano organizzate per andare ad ascoltare alcuni degli autori che non si sono presentati alla fiera, e non hanno potuto ascoltarli. Forse, la consolazione è stata quella di potere acquistare i loro libri perché, anche se non si sono presentati per questioni morali, i loro libri erano disponibili. Poi, ci vorrebbe anche un po’ di gusto, nietzschianamente, ma forse dobbiamo rassegnarsi alle cadute di stile …

Quello dell’editoria è un settore molto precario. Esistono poi persone che lavorano per pochi soldi alla fiera stessa – si pensi a chi pulisce gli ambienti, ma di questo non si parla: l’attenzione si è invece accesa su una questione astrattamente politica. Ma forse occorrerebbe, come diceva Camus, nella conferenza “La crisi dell’uomo” del 1946 “ridimensionare la politica attribuendole il ruolo secondario che le spetta”. Dalla questione politica si passa alla questione etica, perché chiunque si allinei ad una posizione considerata moralmente superiore beneficia di una illusoria patente di superiorità morale (sia detto in sordina, non accadde lo stesso con il covid?). Comunque, nel mondo iper-individualistico, ognuno può dire quello che vuole, senza che ci siano veri valori in comune da difendere se non una piattaforma che eleva la serietà e l’intellettualità moralistiche a dogma. D’altronde occorre difendere le proprie idee e i propri sogni ma allora ci sia concesso di citare alcuni versi della poesia di Pasolini Charta (sporca):  “- i giovani, quei figli di puttana, non hanno il più lontano sospetto/ di tale Confusione dei Sogni, peraltro attuale ancor oggi (1969)/ – essi sono (parola illeggibile) in quella idea di virilità come serietà/ e le persone serie, certo, non hanno né hanno avuto sogni!”.

Si continuano nella nostra Europa ad inseguire nemici immaginari, sotto un cielo costellato di satelliti in orbita. Noi, uomini guidati dalla morale universale “il cielo satellitare sopra di me, la legge moralistica dentro di me” senza paura disertiamo e pensiamo alle cose serie, cioè al caso “Passaggio al bosco”, mentre tutto il resto va in malora. E con un linguaggio che sembra essere particolarmente intellettuale ricordiamo collettivamente che ciò salverà la civiltà europea: “N’anná ner bosco che ce stanno i fasci”.

Ma non si può disperare. Fortunatamente, c’è ancora chi vuole restituire l’arte all’arte, la vita alla vita.

Di:

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