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Il significato della parola “democrazia”


22 Dic , 2025|
| 2025 | Visioni

In hoc signo vinces

Troppo spesso qui in Occidente si sente ripetere la parola democrazia e tutti i suoi derivati, sostantivi, aggettivi o avverbi che siano, e quando una cosa si ripete con troppa frequenza, allora si fa sospetta.

I nostri amici angloamericani ne sono quasi ossessionati: si parla di rischio per la tenuta democratica o di pericolo per la democrazia, quando si intraveda un minimo rischio di risveglio politico in un Paese amico o si avanzano dubbi sulla democraticità di un sistema, quando ci si voglia intromettere nelle questioni di politica interna di Stati sovrani non ancora esattamente allineati alle azioni e agli interessi dell’Occidente globale e delle sue oligarchie. 1

Ma il sospetto, appunto, prende forma nel fatto che l’ossessione per questa parola si applica proprio in quella parte di mondo dove dominano incontrastate, ormai da decenni se non da secoli, oligarchie accumulatrici di capitale; élites di potere che niente hanno a che vedere con il demos e che anzi hanno tutto l’interesse a mantenere nelle proprie mani un potere, ovvero una ricchezza, che altrove viene redistribuita con metodi assai diversi da quelli giudicati e indicati come democratici2, da quegli stessi agglomerati di potere.

Sta dunque questa parola sospesa sulla testa di tutti i popoli, dalla quale il mondo intero non può più evidentemente prescindere; una categoria del pensiero che l’Occidente applica a se stesso, ma che soprattutto applica nella strabica e asimmetrica visione che esso ha del resto del pianeta e brandendo la quale, come una croce dinanzi a un vampiro, si autoassolve e si autorizza a uccidere, sterminare, depredare, sottomettere ai propri interessi.

Una parola che ha travalicato ogni argine di significato linguistico per giungere essa stessa a una quasi materializzazione in uno status totemico e taumaturgico.

Ora, al di là della questione più schiettamente politica intorno alla reale efficacia sul benessere dei popoli di un metodo che i sacerdoti occidentali dello spirito della democrazia individuano come democratico, giunti a questo punto della nostra storia politica e sociale, occorre una riflessione sull’uso che si fa di questa parola che occorre, si rincorre e satura spesso l’aria, avendo perduto un significato di senso compiuto, e una riflessione sul significato che gli viene attribuito da chi oggi la usa e ne abusa.

Cosa indica dunque questa parola in nome della quale si fomentano e si giustificano guerre e odio, si alimentano o si destabilizzano regimi politici; in nome della quale si distribuiscono risorse o si sottraggono, distribuendo invece fame e povertà?

Dove risiede il potere del popolo

Nei secoli, la ricerca teorica di una forma di governo che assicurasse il benessere dei cittadini non si è necessariamente sempre associata al concetto di democrazia; e la pratica democratica, almeno per come la si interpreta oggi in Occidente, non sempre è stata associataa qualcosa di positivo. Anche nella sua patria per antonomasia, l’antica Grecia, spesso democrazia era sinonimo di ingovernabilità: Platone parlava di “dispotismo dei sapienti” come forma ideale di governo.3 Bisogna però aspettare l’età illuministica e Jean Jaques Rousseau in particolare, per trovare esplicitata, in una formulazione teorica moderna, un’idea secondo la quale la sovranità appartiene al popolo e alla “volontà generale”.4

In altre parti del mondo l’aspirazione alla redistribuzione del potere ai cittadini si esprime da secoli secondo schemi ideali totalmente differenti. Il modello democratico cinese, per fare un esempio, sostenuto da un contesto storico-culturale di radici confuciane, prevede il ricorso a un sistema meritocratico che soddisfi le aspirazioni del popolo alla prosperità.5 Una “democrazia dei risultati”, in altre parole, che trae legittimità, al di là dei percorsi procedurali, dalla capacità di garantire sviluppo economico, benessere, sicurezza, stabilità sociale e una risposta efficace ai bisogni pubblici.6

Il nostro Occidente, che non ha radici culturali confuciane, ma indoeuropee e greco-romane, si trascina dietro i valori inestirpabili della guerra come atto eroico e purificatorio. La nostra cultura si fonda sul mito dei guerrieri di Troia, sull’idea della contrapposizione violenta tra civiltà, come veicolo per l’eternità collettiva e sul mito di Achille e della vittoria in duello, come eternizzazione del nome dell’eroe.

Risulta perciò difficile in chiave occidentale, cioè in un condizione ontologica di perenne contrapposizione, una lettura di tipo collaborativo, di crescita collettiva e l’idea di potere del popolo non può che ridursi, in ultima analisi, solo a quanto formulato da Karl Popper nel 1945, ovvero alla libertà di scelta, da parte dei cittadini, dei rappresentanti che li dovranno governare, attraverso elezioni, in un “sistema aperto” che porti, in linea teorica, a una costruttiva alternanza tra schieramenti.7

Democrazia e Libertà

In tale prospettiva, e in tale quadro culturale, è evidente che la democrazia sia intrinsecamente legata al concetto di libertà. Il potere del popolo, anzi, è direttamente proporzionale al grado di libertà di cui quel popolo è dotato; la libertà è il fondamento e il nutrimento della democrazia.

Nel 2023 il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha definito la libera stampa “fondamento di democrazia e giustizia” e “la vera linfa vitale dei diritti umani”.8

Democratico dunque è uno Stato nel quale l’informazione non sia controllata attraverso una pervasiva e autoritaria censura e dove, al contrario, ci sia la massima libertà di espressione e di confronto; uno Stato che contribuisca a rendere ogni cittadino libero dal ricatto della povertà, in un ambiente di promozione dello stato sociale e di crescita individuale e collettiva; che promuova e valorizzi la crescita culturale e intellettuale dei suoi cittadini; un Paese dove le persone non siano terrorizzate e private di discernimento da continue nuove e false emergenze; un luogo nel quale ci sia spazio anche per un pensiero che differisca dal pensiero unico dominante e sia incoraggiata l’associazione e l’organizzazione della rappresentanza politica.

È pertanto evidente come non vi possa essere nessun potere del popolo in un contesto, quello occidentale, in cui al contrario, la dinamica del confronto politico si è progressivamente degradata, allontanandosi dalla sua stessa essenza e si è ridotta a essere solo un gioco di gestione e distribuzione clientelare all’interno di piccoli sistemi di potere, mentre le grandi decisioni sono di pertinenza di poche oligarchie transnazionali che accumulano patrimoni sempre più grandi e in via pressoché esclusiva, dove si procede da anni allo smantellamento di ogni stato sociale e dei diritti del lavoro, quando non anche delle capacità intellettive e cognitive dei cittadini.

E tantomeno vi può essere democrazia in Unione Europea, un Ente politico che pone il potere legislativo nelle mani di una commissione senza alcun mandato democratico, composta solo da nominati, dove assistiamo a una quotidiana soppressione della libertà di parola, attraverso una censura preventiva sugli organi informativi che si allineano e ad azioni intimidatorie e a prepotenze contro entità editoriali disallineate rispetto alla narrazione promossa da Bruxelles; un’Europa che promuove un regolamento di controllo censorio sui contenuti digitali in rete, il Digital Service Act, che perfino il Dipartimento di Stato americano definisce come “censura orwelliana”9, con parole che ribattono dichiarazioni già rilasciate dal vicepresidente JD Vance in occasione della Conferenza di Monaco del febbraio 202510.

In cosa consiste la libertà in Europa, un luogo che vede inondate con fiumi di denaro tutte le Università, attraverso finanziamenti a bandi per ricerche e corsi su temi funzionali al consenso europeista, cosa che mina dal di dentro quella libertà accademica che sta alla base della ricerca critica e alla base dello sviluppo intellettuale di ogni società evoluta,11 e che vede ulteriori fiumi di denaro finanziare ogni organo di informazione per progetti giornalistici e servizi informativi contro la cosiddetta “disinformazione”, cosa che decreta l’evidente fine di ogni libertà di stampa?12

In cosa consiste infine la libertà in un luogo sprofondato in un mare di falsità e di mistificazione?13

Qui ci viene incontro la lezione universale di Giuseppe Dossetti che scindeva tra “democrazia formale” e “democrazia sostanziale”: il concetto di democrazia si fa sostanza e si qualifica come “sostanziale” appunto, quando vi è un “[…] vero accesso del popolo e di tutto il popolo al potere e a tutto il potere, non solo quello politico, ma anche a quello economico e sociale. […]”14.

In altri termini, Dossetti ci dice che si ha una “democrazia sostanziale”, cioè una condizione reale di distribuzione del potere ai cittadini, solo quando essi siano posti in una condizione di libertà: libertà dal ricatto del bisogno, libertà intellettuale, di espressione e di stampa. Quando queste condizioni non sussistano, si ha solo una procedura formale che non incide sull’essenza politica di uno Stato, perché si riduce alla sola apparenza.

Transustanziazione

Infatti la parola democrazia, nella sua fonazione orale, trascende a questo punto la sua funzione più intima di unità minima di significato e assume quasi una forma fisica e l’essenza di un idolo religioso; un totem, appunto, una reliquia che, ridotta a oggetto di culto, quasi un simulacro scolpito o dipinto, è condotta in parata dalle prime linee di eserciti di zombie inconsapevoli del valore rivoluzionario che il concetto stesso porta con sè, finché, in questa ossimorica dittatura, non la si vende come una medicina miracolosa, si esporta, la si impone con la forza come un obbligo vaccinale, come un trattamento sanitario obbligatorio.

La democrazia oggi in Occidente è solo un ornamento linguistico dunque, ormai svuotato di ogni sua aderenza a una realtà fattuale; è l’uso di un linguaggio in codice tra oligarchie padrone che chiama al racconto di una favola per un popolo eterno bambino.

L’approssimativismo infantile con cui si recepiscono la parola democrazia e i concetti di libertà, diritti, valori che gli ruotano attorno, una condizione di infantilismo patologico di interpretazione della società e di cui è prima vittima lo stesso Sistema che lo promuove e lo pratica, consente l’utilizzo di doppi standard e di un ipocrita autoritarismo nelle relazioni politiche interne e internazionali.

Ma la gestione del governo di un Paese e delle relazioni con gli altri Stati è cosa da adulti, e l’“approssimativo”, come scrisse Calvino, è il male assoluto.

“Il diavolo oggi è l’approssimativo.

Per diavolo intendo la negatività senza riscatto, da cui non può venire nessun bene. Nei discorsi approssimativi, nelle genericità, nell’imprecisione di pensiero e di linguaggio, specie se accompagnati da sicumera e petulanza, possiamo riconoscere il diavolo come nemico della chiarezza, sia interiore sia nei rapporti con gli altri, il diavolo come personificazione della mistificazione e dell’automistificazione. […]

Invece lo sforzo di cercare di pensare e d’esprimersi con la massima precisione possibile proprio di fronte alle cose più complesse è l’unico atteggiamento onesto e utile.”15

Redenzione

In conclusione, il continuo richiamo occidentale alla democrazia si riduce a indicare solo un atto di fede, un mantra recitato come il “Credo” la domenica alla Messa; un metodo ormai usurato e svuotato di reale contenuto politico, il solo gesto dell’introduzione di una scheda in un’urna, un atto formale che, a differenza di quanto sosteneva Karl Popper, non consente affatto di decidere da chi essere governati, ma che anzi diventa un’arma che ricompensa gli amici e combatte i nemici16


In questo nostro piccolo e decadente Occidente che non ha più niente di glorioso, propulsivo, magnifico e neanche progressivo, ma solo la spinta verso l’autodistruzione, dove la menzogna, l’ignoranza, l’omissione, la manipolazione, l’impunità intellettuale, la doppiezza e la retorica banchettano su ciò che rimane di processi fraintesi come democratici, diventa necessario ridare un nome alle cose, fare una operazione culturale di redenzione semantica di restituzione dei significati delle parole in genere e della parola democrazia in particolare.

Un’operazione di rieducazione culturale e restituzione di autorevolezza e dunque di legittimità all’azione politica, in una riflessione sul significato di un metodo ormai sempre più disertato dai cittadini.

E in questa nostra auspicabile opera di riflessione e di revisione, non dobbiamo temere di deragliare troppo dalla linea di un sistema che ci appartiene per cultura, di scoprirci a voler sperimentare procedure troppo collaborative o di allontanarci troppo dai nostri ideali eroici, dall’ideale eraclitèo del conflitto come “generatore di tutte le cose”, perché questo non potrà mai accadere: le ombre dei guerrieri di Troia sorveglieranno sempre che non ci sia pietà.

Fonti e note

1 –https://laura-ruggeri.medium.com/rivoluzioni-colorate-genesi-applicazione-e-crisi-di-uno-strumento-di-guerra-ibrida-853b9e1af995

2 -Pino Arlacchi, “La Cina spiegata all’Occidente”, ottobre 2025

3 -Platone La Repubblica. In particolare libro VIII;

4 -Rousseau “Il contratto sociale”, 1762

5 -Tongdong Bai -Against Political Equality: The Confucian Case (The Princeton-China Series

6 –https://krisis.info/it/2025/11/aree/asia_orientale/cina/il-gatto-che-cattura-i-topi-la-via-cinese-alla-democrazia/

7 -Karl Popper, The Open Society and Its Enemies -Routledge 1945

8 –https://unric.org/it/messaggio-del-segretario-generale-sulla-giornata-mondiale-della-liberta-di-stampa-2023/

9 –https://www.politico.com/news/2025/07/22/state-department-attacks-europe-free-speech-00468916

10 –https://it.insideover.com/politica/letture-il-discorso-integrale-di-j-d-vance-alla-conferenza-di-monaco.html

11 -Thomas Fazi – Professori di propaganda: come il programma Jean Monnet dell’UE corrode il mondo accademico –https://brussels.mcc.hu/publication/professors-of-propaganda-how-the-eus-jean-monnet-programme-corrodes-academia

12 -Thomas Fazi -Brussels’s media machine –https://brussels.mcc.hu/uploads/default/0001/01/18fb1038874ea002371e25e64b22b31da11e46d5.pdf

13 -Andrea Balloni -Il mondo magico dell’Occidente liberista -https://www.lafionda.org/2025/10/26/il-mondo-magico-delloccidente-liberista-un-oceano-di-menzogne/?fbclid=IwY2xjawOYCotleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeRBDQ2yYkj-kcSMp3oLx6xLUTHIaO7A_TdsVX4k-6i0zZdS4IGPvA_7dLK70_aem_4aTg90Qb3mXusPyDjKfMiA

14 -G. Dossetti -Scritti politici 1943-1951 -Trotta, Marietti. Genova 1995, 31

15 -Italo Calvino in “Domenica del Corriere”, febbraio 1978. Risposta ad una “inchiesta sul diavolo oggi”. In: Una pietra sopra, note sul linguaggio politico. Einaudi, 1980.

16 -Pino Arlacchi, op.cit.

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