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Antonio Conte: il vincente imperfetto


5 Gen , 2026|
| 2025 | Sport

È innegabile riconoscere ogni trofeo, ogni risultato e ogni impresa conquistata da un tecnico salentino, sanguigno e tagliente, a tratti difficile da sopportare per quanto possa risultare antipatico. Parliamo proprio di Antonio Conte, nato a Lecce nel 1969. È uno degli allenatori italiani più vincenti della storia, camaleontico per la sua capacità di trionfare praticamente ovunque.

Vincere è l’unica cosa che conta

Questo è il motto della Juventus, il club della sua vita calcistica, in cui ha giocato per ben tredici anni, arrivando ad amare tutto di questa società fino a tatuarsi sulla pelle l’etica vincente della squadra bianconera. La sua carriera da allenatore inizia con la gavetta: prima da vice a Siena, poi alla guida di Arezzo, Bari e Atalanta, esperienze brevi, mai superiori alla singola stagione. Dopo un’ulteriore parentesi al Siena nel 2010-11, arriva l’occasione della vita: da grande cuore juventino, la possibilità di sedersi sulla panchina della Vecchia Signora.

Storia di un grande amore

All’epoca aleggiavano perplessità e incertezze nel mondo bianconero. Le prime esperienze di Conte da allenatore non erano state esaltanti e la Juventus non vinceva da anni: dopo il buco nero di Calciopoli, gli scudetti revocati e la discesa in Serie B, la famiglia Agnelli cercava disperatamente una guida tecnica capace di riportare il club ai vertici. Inizia così una parentesi straordinaria, dominata in Italia: tre scudetti consecutivi, il primo senza perdere nemmeno una partita e il terzo, nel 2013-14, con il record di 102 punti nell’era dei tre punti a vittoria.

Europa, territorio impervio

L’unica vera imperfezione di quegli anni magici alla Juventus è rappresentata dal rendimento europeo. Nel 2012-13, dopo aver vinto il campionato, i bianconeri chiudono al primo posto un girone di Champions League che comprende anche il Chelsea. Il cammino però si interrompe bruscamente contro il Bayern Monaco, poi vincitore del torneo: due sconfitte nette, senza nemmeno segnare un gol.

L’anno seguente va anche peggio. Nel girone con Real Madrid, Copenhagen e Galatasaray, la Juventus esce clamorosamente, decisiva la partita di Istanbul giocata nella neve e persa per il gol di Wesley Sneijder. Retrocessa in Europa League, la squadra arriva fino alla semifinale, ma viene eliminata dal Benfica proprio allo Stadium, dove si sarebbe dovuta giocare la finale.

Addio a sorpresa

Nell’estate 2014 arriva l’addio improvviso. Conte lascia la Juventus, si prende una pausa e poi riparte dal Chelsea, vincendo subito la Premier League al primo tentativo. Ancora una volta, però, l’Europa si rivela ostica: dopo aver superato un girone difficilissimo con Roma e Atlético Madrid, i Blues vengono eliminati dal Barcellona agli ottavi, con un netto 3-0 al ritorno al Camp Nou.

Ritorno nel Bel Paese

La carriera di Conte prosegue in Italia, all’Inter. L’impatto è immediato: lotta scudetto al primo anno e secondo posto finale. In Champions League, però, arriva un’altra eliminazione ai gironi, decisivo il pareggio interno contro lo Slavia Praga. In Europa League l’Inter arriva fino alla finale di Colonia, persa contro il Siviglia per un autogol di Lukaku.

L’anno successivo arriva lo scudetto, ma anche una nuova delusione europea: ultimo posto nel girone di Champions con Real Madrid, Shakhtar e Borussia Mönchengladbach.

Il ritorno a Londra e gli ultimi anni

L’esperienza al Tottenham riporta Conte in Champions League, ma termina tra difficoltà personali, divergenze con la dirigenza ed eliminazione agli ottavi contro il Milan di Pioli. Dopo un anno sabbatico, arriva la firma con il Napoli.

Napoli e il nuovo format europeo

A Napoli Conte vince subito lo scudetto, riportando gli azzurri in Champions League. Il club investe pesantemente sul mercato, ma il nuovo format europeo non sorride agli azzurri: poche vittorie, sconfitte pesanti e un bilancio molto al di sotto delle aspettative, culminato in una sonora sconfitta contro il Benfica di José Mourinho.

Conclusione: il tallone d’Achille di Conte

L’analisi complessiva della carriera di Conte evidenzia una costante: il rendimento europeo non è mai stato all’altezza dei trionfi nazionali. Spesso poco incline all’autocritica, ha più volte attribuito le eliminazioni a rose non adeguate o a mercati insufficienti, dalla Juventus all’Inter fino al Tottenham e al Napoli.

Eppure, il confronto con chi lo ha seguito — come Massimiliano Allegri nel 2014-15 — alimenta i dubbi dei critici. Conte resta un allenatore straordinario nei campionati e nelle coppe nazionali, capace di spremere ogni goccia dai suoi giocatori. Ma in Europa, tra gestione di più competizioni e imprevisti continui, la sua storia racconta ancora un’altra verità.

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