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Wikipedia e Grokipedia: la cultura oltre i suffissi


16 Feb , 2026|
| 2026 | Visioni

L’avvento delle AI generative ha esasperato le criticità dell’informazione, portando con sé una promessa di semplicità e imparzialità che falsifica la complessità del mondo contemporaneo. Tentativi come Grokipedia, in quest’ottica, si rivelano come grandi operazioni pubblicitarie di controllo che sponsorizzano una versione dell’essere umano annichilito e privato della propria libertà dalla continua delega alla tecnologia. Wikipedia, ricalcando e sublimando le radici dell’Enciclopedia attraverso la sua metodologia, ci insegna ad superare i nostri limiti umani trovando una forma sostanziale di libertà nella trasparenza e nella partecipazione.

La storia dell’umanità è costellata da infinite successioni di progetti con un termine più o meno lungo. In epoca contemporanea, in cui questa dinamica è esacerbata da un modello economico capitalista e da potenti strumenti tecnologici, l’apparizione e sparizione di realtà progettuali può verificarsi anche nell’arco di una stessa giornata. Perdurare nel tempo, continuando a essere di riferimento per un pubblico ampio, è estremamente difficile o estremamente costoso.

Contrariamente alle aspettative che si avevano al momento della sua nascita, Wikipedia ha compiuto il suo 25 anniversario il 15 gennaio 2026. Non solo: Wikipedia chiude il 2025 posizionandosi come il nono sito web più visitato a livello globale, con 3.8 miliardi di visite mensili. Quello che è più sorprendente è come sia una assoluta eccezione rispetto a piattaforme di commercio e social media proprietà dei più grandi colossi tecnologici globali.

Fin dal primo dei suoi venticinque anni di vita, Wikipedia ha subito critiche ed attacchi. Si contano innumerevoli tentativi di proporre enciclopedie con un formato simile, a volte differenti alle volte ispirate a Wikipedia se non proprio copiate. A fine ottobre 2025, xAI, la società di intelligenza artificiale di Elon Musk, ha annunciato l’apertura di una nuova enciclopedia on-line le cui voci sono interamente scritte dal Large Language Model Grok.

Wikipedia e Grokipedia: la cultura oltre i suffissi
Figura 1. I loghi di Wikipedia (sinistra) e Grokipedia (destra), già di per sé contrapposti dal punto di vista cromatico.

Un confronto più approfondito tra le due piattaforme ci permette non solo di sottolineare le motivazioni per le quali Wikipedia è sempre uscita vincitrice da tutti i tentativi di rimpiazzarla, ma anche di sperare che questo si verifichi ancora una volta. Riflettendo infatti in modo critico al ruolo che un’intelligenza artificiale può avere in un progetto enciclopedico, quello che traspare è uno scontro ideologico tra due visioni completamente differenti sulla cultura e sul ruolo che questa debba avere nella società.

L’importanza di non essere un software: come si presentano Wikipedia e Grokipedia

Entrambe le piattaforme si identificano prioritariamente come enciclopedie on-line e dunque, in un certo senso, condividono la propria area funzionale presso l’umanità. Ma cominciamo un po’ a scavare in questa identificazione.

Dalla sua propria pagina, Wikipedia è presentata in modo diretto come un’enciclopedia libera, mantenuta dall’organizzazione no-profit WikiMedia Foundation. La sua caratteristica più peculiare è l’essere scritta da una comunità volontaria di esseri umani. La redazione di articoli di Wikipedia, infatti, può essere realizzata da chiunque, senza titoli di studio prerequisiti né bisogno di registrarsi. L’unica vera regola è che ogni affermazione deve essere il più neutrale possibile e corredata da una o più fonti verificabili. La comunità stessa ha la possibilità di intervenire su ogni articolo e di proporre, dibattere e approvare eventuali cambiamenti. Ogni modifica fatta a ogni articolo di Wikipedia è visibile al pubblico, rendendo il processo integralmente trasparente.

Grokipedia, sempre tramite la sua propria definizione, si presenta in modo diametralmente opposto, come un’enciclopedia mantenuta dall’intelligenza artificiale e di proprietà di una delle aziende dell’uomo più ricco del mondo. Gli utenti possono, previa registrazione, suggerire delle modifiche, ma la decisione finale sulla loro integrazione sarà presa dal modello stesso. Inoltre, la storia delle modifiche apportate a una pagina di Grokipedia non è disponibile al pubblico, rendendo il processo integralmente ignoto.

Wikipedia e Grokipedia: la cultura oltre i suffissi
Figura 2. Post su X che ha annunciato il rilascio dell’enciclopedia online Grok.

Sebbene quindi entrambe le piattaforme siano ovviamente legate all’informatica, solo la nuova creazione di Elon Musk anche si presenta con convinzione per quello che è: un software. Un prodotto esclusivamente informatico il cui contenuto enciclopedico, al di là del funzionamento dell’algoritmo stesso, è generato in modo che potremmo definire coerente con la difficoltà intrinseca di capire ed interpretare il funzionamento interno delle intelligenze artificiali. Allo stesso tempo, facendo leva sulla generale confusione in materia, Musk pubblicizza la sua creatura per quello che non è: un software open-source. Nonostante il vago ed erroneo utilizzo che si fa di questa terminologia, la natura open source di un prodotto informatico è infatti qualcosa di ben definito legalmente, specialmente per le intelligenze artificiali. Tale licenza indica un software la cui sorgente (ossia il codice, i dati e i parametri che ne garantiscono e caratterizzano il funzionamento) è distribuita liberamente per lo studio, la modifica e la ridistribuzione da parte di entità esterne. 

Oltre a questa mistificazione tecnico pubblicitaria, Grokipedia è anche promossa come già “migliore” di Wikipedia. Non sapendo a quale metodologia quantitativa questo confronto faccia riferimento, non possiamo che analizzare anche noi alcuni elementi oggettivi.

Wikipedia nei suoi 25 anni di esistenza ha accumulato circa 66 milioni di articoli in più di 340 lingue. Grokipedia, attualmente nella sua versione 0.2, conta circa 6 milioni di articoli esclusivamente in lingua inglese.  Questi numeri pongono evidentemente Wikipedia su un livello di riferimento globale al momento inesistente in Grokipedia. Eppure, considerando che la versione inglese di Wikipedia conta 7 milioni di articoli, il dato che Grokipedia in meno di 3 mesi abbia raggiunto l’ampiezza di Wikipedia è molto rilevante. Il tasso di crescita è infatti mostruoso: supponendo costante il ritmo attuale di circa 2 milioni al mese, in 25 anni Grokipedia raggiungerebbe i 600 milioni di articoli.

Il punto è: che ci si può aspettare dalla qualità di voci enciclopediche scritte con questo ritmo?

Innanzitutto, menzioniamo che più della metà del contenuto di Grokipedia al momento della sua nascita è stato praticamente copiato da Wikipedia[1]. Inoltre, si è studiato come i contenuti di Grokipedia risultino molto più lunghi, semanticamente complessi e poco chiaramente strutturati in sezioni differenti, rendendo l’esperienza di lettura particolarmente complicata. Infine, il linguaggio di Grokipedia presenta una diversità lessicale molto inferiore e, ciò che più conta per un’enciclopedia, un numero sostanzialmente inferiore di fonti per unità di parole.

In sostanza, Grokipedia è al momento una brutta copia di Wikipedia, come molte se ne sono susseguite in questi 25 anni: più dispersiva, meno precisa e meno vasta. Se per un’intelligenza artificiale generativa è immediato il raggiungimento di una forma per una moltitudine di articoli enciclopedici, quello che è inaccessibile con la stessa efficienza è la qualità dei contenuti.

Ora, Grokipedia è un progetto nascente in fase di rapido sviluppo così come l’intelligenza artificiale ha molteplici margini di miglioramento nel prossimo futuro. Questo ci obbliga a metterci in prospettiva e chiederci se tali margini di miglioramento possano effettivamente portare alla sostituzione dell’essere umano nell’informazione, soprattutto in termini di imparzialità nelle spiegazioni e nelle narrazioni storiche e di efficienza nella verifica delle informazioni.

Il valore (anti)costitutivo dell’errore: intelligenze a confronto

Partiamo dalla critica fondamentale mossa a Wikipedia, sin dalla sua nascita e in particolare da Elon Musk: quella di essere una fonte di informazione parziale.

In prima istanza, questa critica è abbastanza ovvia. Permettere a chiunque, a prescindere da qualsiasi tipo di formazione, di contribuire alla scrittura di articoli enciclopedici comporta delle problematiche relative alla veridicità e alla attendibilità delle informazioni inserite. Più gravemente, questa libertà può sfociare in veri e propri atti di perturbazione o vandalismo. La storia di Wikipedia è costellata infatti di eventi di questo tipo.

Eppure, ad una analisi più approfondita, bisogna distinguere le problematiche relative agli intenti e quelle relative al loro raggiungimento. Non si può pretendere da qualcuno qualcosa che non fa parte delle proprie intenzioni. Wikipedia, fin dalla sua nascita, si pone l’obiettivo primario di apportare beneficio ai propri lettori fornendo informazione su tutte le branche del sapere umano in modo libero, gratuito e partecipativo. Tramite l’enorme quantità di referenze che ne caratterizza gli articoli, quello che Wikipedia vuole offrire non è una verità unica, bensì un riassunto verificabile di altre di informazioni. Chiunque si avvicini al suo utilizzo, deve tener conto di questa filosofia.

Fatta questa premessa, si può considerare il problema dell’imparzialità delle contribuzioni e delle omissioni che, senza dubbio, danneggiano la qualità di Wikipedia stessa.

La prima considerazione da fare è che nessuna attività umana può essere davvero neutra. Nel momento in cui un essere umano scrive un testo, lo fa infatti facendo ricorso a una serie di convinzioni e modelli che sono stati elaborati in un dato contesto sociale e culturale. Questa affermazione, quasi ovvia, è stata lungamente dibattuta anche nel contesto scientifico[2], al quale spesso si fa riferimento come imparziale per definizione. Wikipedia, nel particolare, non può essere completamente imparziale.

Eppure, da 25 anni, esiste (e resiste) non solo come una delle fonti di informazione più importanti in circolazione, ma anche tra le più accurate, nonostante tutto. E il motivo principale di questo successo, paradossalmente, nasce dall’accettazione dell’imparzialità intrinseca dell’essere umano e, più generalmente, dalla sua fallacia. Si articola sul fare del superamento di questi limiti un elemento costitutivo. Certamente, la responsabilità della riuscita di questo obiettivo è senza dubbio mastodontica. Correggere e completare tutto quello che gli utenti scrivono. Allo stesso tempo, è una responsabilità trasparente e condivisa. È la comunità stessa di persone che contribuiscono al mantenimento di Wikipedia (e potenzialmente quindi ognuno di noi) ad avere interesse nel raggiungimento della maggiore imparzialità possibile e a prendere parte attiva nel processo. Eventuali interventi dalla parte di fomentatori di disinformazione sono visibili nella storia di ogni pagina.  La forza di Wikipedia sta proprio in questo: l’uomo singolo si sbaglia (o vuole sbagliarsi) ma, grazie alla trasparenza delle modifiche e all’avvento della comunità, l’errore viene identificato e corretto.  

A livello tecnico, anche un algoritmo di intelligenza artificiale si basa sulla successione di errori e correzioni: prima dell’addestramento, essa non “sa” le risposte giuste, ma le impara sbagliando grazie ai dati che le vengono forniti. Ecco perché la quasi totalità dei modelli più potenti del mercato, sebbene si spaccino per modelli aperti come Grok, si guarda bene dal condividere tali dati. Ecco perché risorse come Wikipedia sono di fondamentale importanza tecnica per le intelligenze artificiali stesse. Esse, oltre a costituire moli di testo ragionato e strutturato sullo scibile umano, rappresentano un elemento esterno al meccanismo di apprendimento in continuo aggiornamento e perfezionamento. Nell’ipotesi di un futuro in cui l’informazione è generata dall’intelligenza artificiale, il corto circuito generato dall’assenza di questo elemento esterno umano, agli algoritmi non resterebbe che imparare da loro stessi e quindi, inesorabilmente, amplificare tutti i propri difetti.

Forte della consapevolezza del suo ruolo, la WikiMedia Foundation assume una posizione ammirabilmente stabile alle porte di questa caratterizzata da una fortissima instabilità. E lo fa rispondendo coraggiosamente con l’intelligenza umana alla rivoluzione tecnologica dell’intelligenza artificiale. Le indubbie potenzialità della tecnologia sono concepite come subordinate e funzionali[3] ad una attività umana con delle finalità sociali e culturali. Alle compagnie big tech non resta che accordarsi per assicurare l’utilizzo delle risorse di Wikipedia.

Wikipedia e Grokipedia: la cultura oltre i suffissi
Figura 3. Dichiarazione della WikiMedia foundation di Novembre 2025 in
 cui si annuncia pubblicamente che l’intelligenza artificiale generativa
non sarà usata per scrivere gli articoli di Wikipedia

La menzogna della verità assoluta: abbracciare la complessità della contemporaneità

Nel compiere questa scelta “umanistica”, Wikipedia rispecchia il valore fondativo dell’Enciclopedia per come la intendiamo a partire dalla storia contemporanea, ossia quello di essere uno strumento di accesso metodologico al sapere.  

Il significato classico di una enciclopedia indica un testo in cui è racchiusa tutta la conoscenza umana. Etimologicamente, la parola deriva dal greco antico e fonde insieme due termini: il movimento in circolo (enkýklios), globale, e l’educazione (paidéia). Il prototipo moderno esemplare è l’Enciclopedie pubblicata in Francia durante la seconda metà del Settecento da Diderot e d’Alembert, come punta di diamante di un movimento intellettuale culminato con la Rivoluzione Francese. La fine della storia moderna è infatti segnata dall’evidenza di una crescente complessità della realtà e la cultura, simboleggiata dall’Enciclopedia, rappresenta il lume che può aiutare a districarne la fitta trama, costituisce l’elemento fondativo dell’emancipazione del popolo.

Se da una parte un’Enciclopedia è quindi necessariamente un’opera ambiziosa nel suo preporsi un compito impossibile, ossia quello di racchiudere lo scibile umano, dall’altra, lo fa in modo consapevole e anche necessario. Far arrivare un messaggio culturale ad un pubblico vasto, racchiudendo “tutto” in un testo implica necessariamente operare delle scelte di sintesi per poter dare delle indicazioni e, soprattutto, delle fonti relative a un dato argomento. Ed è proprio in questa scelta estremamente intellettuale che risiede il significato profondo del suffisso paidéia, ossia la vera educazione che si può trarre dalle enciclopedie: sicuramente da un lato c’è la nozione, il dato, ma dall’altra parte, ben più importante, c’è il modo con cui questo dato è riportato. La scelta di sintesi esemplifica come il sapere non sia fatto solo di nozioni, ma di un metodo.

Non è un caso che una tale opera sia arrivata in un periodo subito successivo al moderno sviluppo della scienza grazie all’introduzione di una precisa metodologia scientifica. Come non è un caso che il sottotitolo dell’Enciclopedie sia “dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri”. Gli sconvolgimenti scientifici introdotti a partire dalla fine del 1600 non solo rivoluzionarono la scienza, cominciando ad aprire gli occhi sull’estrema complessità dei fenomeni naturali, ma più profondamente cambiarono il modo di ragionare. Introducendo delle regole per poter proporre e verificare delle ipotesi, il metodo scientifico ha di fatto contribuito alla democraticizzazione del sapere spostandolo da una sfera precedentemente metafisica se non religiosa a una fattuale e metodologica.

Saldamente sulla scia di questa eredità, Wikipedia è una versione del XXI secolo, un’enciclopedia volutamente improntata alla versatilità. In un mondo esacerbato da infiniti stimoli e informazioni che circolano istantaneamente tra centinaia di milioni di persone, Wikipedia vuole costituire una risorsa al passo con i tempi per continuare a facilitare l’emancipazione culturale degli esseri umani.

Sulla carta, anche tentativi come Grokipedia vogliono favorire l’accesso all’informazione e l’emancipazione delle persone. La differenza, cruciale, è nella filosofia di fondo che traspare tra le righe e che risponde alla seguente domanda: qual è la necessità di tale complessità e quale natura della realtà si cela dietro a essa?

Wikipedia, proprio in virtù dei suoi difetti espressione massima della fallacia umana, dipinge una realtà più che mai frammentata, contraddittoria, sfaccettata. Se la versatilità e la rapidità caratterizzano Wikipedia, in nessun modo questo trasmette un messaggio di semplicità, un ordine sottostante facilmente accessibile. La realtà, dunque, è intrinsecamente sfuggente e inaffidabile. È qualcosa da verificare e da ricostruire, con rigore e con metodo. In questa consapevolezza si condensa il dramma dell’epoca contemporanea, forse il dramma dell’esistenza umana tout court, ossia quello del suo significato: l’assenza a priori di una verità vera.

Un tale mondo così pieno di contraddizioni è difficile da accettare. Soprattutto, è difficile da monetizzare. Ecco dove interviene una narrativa in cui la contraddizione intrinseca diventa imparzialità dolosa. Ecco che la sublimazione di questa parzialità è quella di diventare un controaltare epistemologico per Elon Musk e Grokipedia che si presentano al mondo come fonte (falsamente) aperta di informazione e depositaria della “verità, l’intera verità e nient’altro che la verità”. Una verità assoluta, integrale, incorruttibile.

Wikipedia e Grokipedia: la cultura oltre i suffissi
Figura 4. Tweet su X con cui Elon Musk esemplifica la filosofia di Grok e di Grokipedia.

Nulla è più arrogante di concepire un’affermazione del genere. E lo è coscientemente: quello che Musk vuole fare è quello che è il suo mestiere, ossia l’imprenditore. La punta dell’iceberg della società statunitense, ormai alla deriva in un completo delirio di onnipotenza, ha stabilito infine che anche la verità è un prodotto: facilmente consultabile on-line, confezionato da una intelligenza artificiale al posto nostro. Non dobbiamo preoccuparci di nulla e, se abbiamo un dubbio, possiamo ormai riferirci a chi lo dirime per noi. Senza bisogno di perdere tempo a decidere. Ecco come un carattere più metafisico e quasi religioso dell’intelligenza artificiale si manifesta: ben aldilà delle potenzialità umane, essa è in grado di afferrare e riassumere tutto ciò che all’essere umano sfugge. Ed ecco come il contenuto di questa verità, nel momento in cui è delegata a qualcosa al di sopra delle nostre possibilità, cessa di essere verificabile per diventare fideistico. La religione, defenestrata dalla Rivoluzione Francese, è rientrata attraverso la fibra ottica.

In questo contesto, Wikipedia rappresenta il rifiuto consapevole di delegare l’orientamento della nostra esistenza alla tecnologia. L’essere umano sponsorizzato da Elon Musk è sollevato dal fardello dell’interpretazione della realtà e comodamente adagiato su una macchina che si guida da sola, senza curarsi di dove stia andando. La sua più grande vittoria è che tale processo avvenga con un’illusione di fondo: che la libertà dell’accesso all’informazione venga confusa con l’informazione libera. Ma, accedendo a una informazione deliberatamente impacchettata, l’essere umano perde in realtà il controllo sulle proprie scelte e, di conseguenza, la libertà sul proprio destino.

Wikipedia, invece, rappresenta il valore che, nonostante tutto, il nostro patrimonio umano continua ad avere, realizzando il più grande esempio contemporaneo della “social catena” di leopardiana memoria. Il superamento della condizione umana si trova infine nell’elemento che anche Aristotele identificava come il più umano di tutto, ossia quello della cooperazione. Se avessimo dimenticato ciò che il genio di Gaber già aveva avuto l’intuizione di formulare in musica, Wikipedia ci insegna in modo sottile e magistrale che oggi più che mai la libertà e l’emancipazione culturale stanno nella partecipazione.

Video 1. La celebre canzone “La libertà” pubblicata da Giorgio Gaber nel 1972.

“Il Cannocchiale” è una rubrica di Francesco Paolo Panei.
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[1] Questo non è neanche del tutto illegale in quanto la licenza stessa di Wikipedia permette, previa menzione, il riutilizzo gratuito del proprio materiale. Il punto è che tale menzione molto volentieri è omessa, ma questo è materiale per un altro articolo…

[2] La neutralità della scienza è ampiamente dibattuta sotto molteplici punti di vista: dal sociologico al filosofico, per fare due esempi. In Italia, la questione è stata affrontata negli anni ’70 da alcuni fisici della Sapienza ed in particolare da Marcello Cini, tra i fondatori del Manifesto. Prossimamente anche nella rubrica del Cannocchiale.

[3] Non che la rivoluzione dell’AI generativa non abbia avuto un impatto su Wikipedia. Gli ultimi tre anni sono stati un periodo di transizione durante il quale Wikipedia ha sperimentato varie forme di utilizzo e integrazione della nuova tecnologia per poi concludere recentemente di limitarne l’utilizzo a funzionalità di supporto per gli editors (segnalazione anomalie, aggiunta metadati, generazione immagini, …)

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