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Le occasioni di una vita
In una carriera sportiva, come nella quotidianità, ci sono occasioni da cogliere al volo, soprattutto se costruite con il talento. Questa è la radice da cui nasce la carriera di Alexander Zverev, nato nel 1997 ad Amburgo, da una famiglia di origini russe. Nel tennis, il talento non mancava fin dagli esordi e sicuramente ha aiutato il contesto in cui è cresciuto, perché la racchetta e la pallina gialla giravano spesso per casa: il padre giocò in Coppa Davis in rappresentanza dell’URSS, mentre la madre fu allenatrice e giocatrice, anche se non a livello professionistico.
La mattina di un venerdì di gennaio, agli Australian Open 2026, va in scena una battaglia epica: una semifinale che vede scontrarsi il numero uno ATP, Carlos Alcaraz, che vuole a tutti i costi portarsi a casa questo torneo che non ha mai vinto, e dall’altra parte proprio Zverev, numero tre in classifica e reduce da un bel percorso nelle ultime partite giocate. I primi due set se li aggiudica lo spagnolo, ma succede di tutto: i crampi mettono in seria difficoltà il fenomeno nativo di Murcia e allora ne approfitta il tedesco, che rimonta e può servire per raggiungere la finale. Cade e si rialza Alcaraz, che riesce a risorgere nelle difficoltà e abbatte le ultime resistenze dell’avversario, che deve arrendersi per l’ennesima volta. Ma bisogna andare con ordine, e allora è meglio riavvolgere il nastro.
La crescita di Alexander Zverev è esponenziale, con risultati importanti sin da subito: entra nel circuito ATP nel 2015 e, un anno dopo, si toglie lo sfizio di battere per la prima volta un giocatore in top 10 nella classifica del singolare. Questi è un certo Roger Federer, tra i migliori giocatori di tutti i tempi, che perde contro il giovane spilungone tedesco ad Halle, torneo vinto otto volte dal campione svizzero. Zverev è una delle stelle più promettenti nel firmamento tennistico, visto che ad appena 20 anni asfalta letteralmente Novak Djokovic sulla terra rossa, un altro mostruoso giocatore che ha dominato gli anni recenti del tennis mondiale, e conquista il suo primo Masters 1000 a Roma, confermandosi tra i migliori talenti ATP. Chiuso il 2017 con l’apoteosi a Roma, nel 2018 si toglie un altro grande sfizio: raggiunge le ATP Finals a Londra e vince il torneo in una finale dominata, di nuovo, contro Novak Djokovic, ottenendo così la sua prima vittoria contro il numero uno del ranking.
Comincia anche a delinearsi il suo stile di gioco, che ha come punto cardine il grande servizio, potente e preciso, vista soprattutto l’altezza considerevole del ragazzo (198 centimetri). L’altra arma letale nel suo bagaglio tecnico è un rovescio bimane davvero pericoloso e difficile da gestire, coadiuvato da un dritto esplosivo per chiudere il punto e cercare il colpo vincente. Pecca però nella variazione degli scambi, troppo concentrati sul colpire da fondo campo e manchevoli di un solido gioco a rete.
Nel frattempo passano gli anni e Zverev non riesce a trovare grandi risultati negli Slam, i tornei più importanti a livello ATP. Nel 2020, però, riesce a migliorare anche in questi contesti, con un bel risultato all’Australian Open, dove raggiunge la semifinale e viene battuto da Dominic Thiem, meteora di quegli anni che divenne la bestia nera per il ragazzo di Amburgo. Infatti, dopo la chiusura del circuito a causa del Covid-19 e della pandemia, si presenta agli US Open e gioca un bellissimo torneo, nel quale raggiunge la prima finale Slam tanto agognata. Ovviamente affronta proprio Thiem, un giocatore che in quel periodo era all’apice della propria carriera tennistica e sembrava indemoniato, oltre a essere numero tre in classifica ATP. Zverev parte forte, anzi fortissimo: domina i primi due set e arriva a servire per la vittoria del torneo. È il momento decisivo, la prima grande occasione per lui e per la sua carriera, ma la delusione è cocente, perché viene rimontato senza pietà da Thiem, che gli strappa il servizio ormai spalle al muro e vince al quinto set.
Negli anni seguenti trionfa a livello singolare con la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo e torna a vincere le ATP Finals (2021). Un punto di svolta importante per la sua carriera avviene nel 2022, quando si riconferma al Roland Garros con la seconda semifinale consecutiva, in cui deve affrontare la leggenda del torneo, Rafael Nadal. Gioca benissimo nel primo set, perso nei dettagli decisivi, ma nel secondo si infortuna gravemente alla caviglia e deve operarsi.
Fatica molto a ritrovare la forma perfetta e completa: la riabilitazione e la ripresa dopo quella terribile distorsione alla caviglia, che lesiona i legamenti, lo costringono a riprendersi pian piano. È alla ricerca dell’obiettivo più desiderato, il primo torneo Slam in carriera, e la seconda occasione arriva nell’ennesimo Roland Garros giocato al massimo e ad alto livello: affronta Carlos Alcaraz, il campione spagnolo, erede designato di Rafael Nadal e pronto a vincere la prima Coppa dei Moschettieri sulla terra rossa. Il tedesco rimonta il primo set perso e si porta avanti nel tabellino, quindi sembra avvicinarsi a coronare il suo sogno. Ma anche questa volta il destino è avverso e lui viene distrutto dalla rimonta dell’avversario, che vince a suo discapito ancora una volta.
Questi anni sono importanti e interessanti per Alexander Zverev, perché lui, come Tsitsipas, talento greco mai vincitore in uno Slam come il nativo di Amburgo, può finalmente provare a vincere qualcosa di davvero importante a livello ATP. Il motivo è presto detto: dopo aver vissuto all’ombra delle tre leggende, Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic, può crearsi il suo spazio nella storia. Eppure, dopo i “Big Three”, compaiono altri due fenomeni schiacciasassi e pigliatutto, dicasi Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, e Zverev deve tentare di farsi largo tra questi due dominatori.
Zverev è il più continuo degli “umani”, visto che raggiunge il secondo posto nel ranking e lotta per conservarlo con alti risultati. Il cerchio si chiude sulle ultime occasioni per Alexander Zverev, che raggiunge la sua prima finale agli Australian Open e perde nettamente contro Sinner nel 2025. Il discorso alla premiazione è emblematico, proprio per il tema toccato dallo sconfitto: ogni volta si ritrova nel momento decisivo, ha a portata di mano la gloria della vittoria nel grande torneo, ma immancabilmente il trofeo gli scivola dalle mani. Nei mesi successivi l’altoatesino è squalificato per tre mesi per doping e le porte si spalancano per “Sascha”, così soprannominato, Zverev: è libera la caccia al numero uno nella classifica, ovviamente da giocarsi con Alcaraz, ma incredibilmente nessuno dei due ne approfitta, con risultati al di sotto delle aspettative soprattutto per il tedesco, superato dallo spagnolo e scivolato, a maggio dell’anno scorso, al terzo posto. Le occasioni non mancano, ma volano via come foglie nel vento.
Siamo ormai al suo undicesimo anno tra i professionisti, ma forse non tutti sanno che dalla tenera età di 4 anni Alexander Zverev ha dovuto convivere con il diabete di tipo 1, con trattamenti e medicinali ad hoc per poter continuare la propria carriera sportiva. Così ha creato la “Alexander Zverev Foundation” per sostenere i bambini diabetici, qualche tempo dopo aver reso pubblica la sua malattia nel 2022. Forse non avrà mai vinto un trofeo importante, ma ha sicuramente sconfitto qualcosa di ben più grande.
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