La Fionda è anche su Telegram.
Clicca qui per entrare e rimanere aggiornato.

Perdersi per ritrovarsi: l’eredità di Umberto Eco


19 Feb , 2026|
| 2026 | Visioni

Le commemorazioni spesso sono riti stanchi, fatti più per celebrare se stessi che per ricordare il defunto di cui ricorre l’anniversario della morte. In questi giorni cade il decennale della scomparsa di Umberto Eco: ebbene, commemorare la sua memoria è un dovere non per vanità propria, per dimostrare di aver letto i suoi libri e, dunque, per lo sfoggio di erudizione che ne consegue, ma per ricordare anzitutto a noi stessi, e poi agli altri, il sublime piacere di fare cultura. Eco ha rappresentato esattamente questo: non lo sfoggio della cultura per la cultura, la declinazione nozionistica di un sapere, ma il piacere puro di percorrere le strade della ricerca, spesso anche perdendosi per un istante su quei sentieri, ma ritrovando sempre la via maestra.

Prendiamo ad esempio non uno dei suoi tanti saggi, di estetica o di semiotica, ma il suo romanzo più noto: “Il nome della rosa”. Che cos’è quel romanzo se non uno straordinario gioco di specchi, un labirinto ma anche una costruzione certosina di un uomo per cui la cultura (alta o bassa che fosse) incarnava un divertimento e una passione prima ancora che un lavoro? In rete circola un video che mostra Eco perdersi nella sua infinita biblioteca alla ricerca di un volume: ora, probabilmente, nessuna immagine come quell’immagine testimonia quanto finora detto, tant’è che quella biblioteca, in quel video, ci appare come fosse un gigantesco reticolo di sentieri, un articolato sistema di “strade” che solo l’uomo che ama la cultura sa e desidera percorrere.

Per usare un’altra metafora, una biblioteca stracolma di libri è come un banchetto pantagruelico: si è sempre tentati di provare un’altra pietanza perché non si è mai sazi di quello che si è già gustato. Ma torniamo all’esempio della cultura quale articolato di sentieri da percorrere: fare ricerca equivale esattamente a questo, ossia percorrere quell’articolato di sentieri al fine di perdersi e ritrovarsi, perdersi ancora e ritrovarsi ancora, in un gioco che tende all’infinito, carichi di dubbi che solo alla fine diventano certezze.

La cultura non è un ozio, leggere buoni libri non è un passatempo per sfaccendati, ma è il sale dell’anima. Un uomo che non legge è un uomo senza qualità, citando il titolo del grande romanzo di Musil.

Di:

La Fionda è una rivista di battaglia politico-culturale che non ha alle spalle finanziatori di alcun tipo. I pensieri espressi nelle pagine del cartaceo, sul blog online e sui nostri social sono il frutto di un dibattito interno aperto, libero e autonomo. Aprendo il sito de La Fionda non sarai mai tempestato di pubblicità e pop up invasivi, a tutto beneficio dei nostri lettori. Se apprezzi il nostro lavoro e vuoi aiutarci a crescere e migliorare, sia a livello di contenuti che di iniziative, hai la possibilità di cliccare qui di seguito e offrirci un contributo. Un grazie enorme da tutta la redazione!