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Sette tesi sulla ricostruzione di una possibile opposizione
….E, detto questo,
gridò a gran voce:
Lazzaro, vieni fuori!…..
Giovanni, 11
1) Nell’euforia di quello che persino le menti più acute dell’analisi internazionale definirono ‘lo splendido 1989’, non ci siamo accorti che quella data ha, in realtà, definitivamente aperto le porte ai cicloni dell’ipercapitalismo e della shock economy. Solo oggi, nei primi mesi del 2026, si comincia a realizzare che un sottilissimo equilibrio, faticosamente costruito a partire dalla metà del Novecento, è andato in pezzi. Le vecchie talpe continuano a ben scavare, siamo precipitati nel vuoto. Le dialettiche del materialismo sono implose, troppo facilmente rimpiazzate dalle nuove narrazioni ipnotiche delle fiction su Netflix. Siamo immersi nell’infinite jest wallaciano. Le elites che dovrebbero avere la responsabilità del mondo, le trattavano durante le feste in eyes wyde shut nell’isola di Epstein. Il mondo brucia, e quelle bufere portano l’incendio dovunque, nelle strade, da Washington a Teheran, da Odessa a Gaza, da Minneapolis a La Habana.
2) L’inizio del Terzo Millennio, soltanto ieri, è stato tutto un canto alle magnifiche sorti e progressive dei tempi nuovi, agli archi dorati della ‘new economy’. Illusioni bruciate (per fortuna, per certi versi), solo in pochi anni, intorno alla fine della prima decade del secolo. Una nuova crisi economica, molto più potente di quella del 1929 , si era originata infatti in quel torno di tempo. Ma questa volta le classi egemoni avevano imparato la lezione di allora. Il neocapitalismo ha velocemente ricostruito i suoi processi, i suoi tessuti. Lasciando il conto da pagare, come sempre, alle fasce più esterne delle società.
3) La tempesta che continua a spirare quotidianamente da allora si è impigliata nelle ali dell’Angelo, e fa vittime ad ogni secondo. Il primo, necessario imperativo è fermare i massacri. Che fare? Essere di nuovo scudi umani?
Che cosa farebbe il Cristo?
4) Bisogna anche gettare uno sguardo a contropelo sulle organizzazioni sociali del prossimo domani. Forse, l’impatto più devastante sarà quello successivo alla più ampia diffusione dell’Intelligenza Artificiale, inserita in tutte le sue declinazioni nei grandi processi della produzione. Gli esperti parlano di una rapida distruzione di milioni di posti di lavoro di fascia medio alta. C’è poi tutto il problema della verità, profondamente scossa dalle novissime tecnologie (deep fake., tecnologie dell’informazione, del consenso, et alia). Anche questi aspetti vanno messi nei conti.
5) Ma più di oggi è allora necessario imparare di nuovo ad apprendere criticamente il proprio tempo nel pensiero. Non solo questo habitus mentale va dunque acquisto di nuovo, ma va anche insegnato ai nostri figli e nipoti. Insegnare loro a non usare le nuove terminazioni della tecnica (per es, il cellulare), o ad usarle in modo controllato – come vorrebbero fare per legge in alcuni paesi, Francia, Spagna – è ormai solo una battaglia residuale, di retroguardia. Una battaglia già persa. No, il gioco va rilanciato. Questa volta è cruciale levarsi in volo prima del far della sera.
Ricostruire l’infranto?
6) Inutile. La sentinella ha ormai annunciato l’arrivo della notte, e la luce non tornerà, per quanto noi ci potremmo sforzare di desiderarla. Gli orologi non possono essere negati, non sono molli. L’unica opzione è, allora, come il poeta, incamminarsi verso l’inferno. Ma continuare saldamente a camminare.
7) Riapprendere il proprio tempo nel pensiero, lo si può fare solo tutti insieme. E lo si può fare solo per via del Logos. E solo con il calore dei corpi. La freddezza della mente non è abbastanza, non lo è stato finora. Atteggiamento all’ascolto, mani che si stringono, apertura messianica. Ritornare ad avere confidenza ed affetto per i nostri maestri. Essere figli di tutte le tradizioni. Certo, vista da qui, per ora, la storia può veramente sembrarci solo un incubo di sangue, da cui noi ci dobbiamo svegliare. Può sembrare solo il canto di un idiota, che non significa nulla. Ma questo ci può voler solo dire una cosa ben chiara. Se riusciamo a svegliarci, dobbiamo allora farlo dentro un’altra storia, autentica, questa volta, costruita da noi stessi, tutti insieme, momento per momento. Ci sono ancora città invisibili ad aspettarci.
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