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Con il No. Oltre il No


24 Mar , 2026|
| 2026 | Visioni

A noi che veniamo dal breve e lungo ventesimo secolo non sfugge il significato vitale del NO. La negazione come benefico, primordiale, gesto per diventare consapevoli del rimosso. La negazione di cui parlava Freud in un breve e intensissimo testo del 1925 (La negazione e altri scritti, Bollati Boringhieri, 1982). Potenza performativa di una rivolta inequivocabile nella sua “disarmata e disarmante” semplicità ed essenzialità: No, non ci sto. Il fondamento primordiale senza il quale non c’è identità: ancor meno identità politica. Perché diceva Mario Tronti – il Tronti amato da Pasquale Serra – «o si è qualcosa o non si diventa niente». E si deve essere qualcosa per avere quel pensiero su come va il mondo. D’altra parte a noi che veniamo dal breve e lungo ventesimo secolo non sfugge, altresì, che questo primo atto di primaria protesta – No, non ci sto – non esaurisce il processo di costruzione dell’identità. Lo apre. Altrimenti rischia di ridursi ad estetica ed accademica indignazione. È quel che accade – ardito accostamento – nella grande letteratura moderna al centro di un recentissimo, prezioso, volume a sedici voci curato da Luigi Alfieri, Marco Cangiotti, Roberto Gatti e Federico Sciacca (Il male nella letteratura contemporanea. Riflessioni filosofiche, Giappichelli, 2025). Insomma, c’è Freud nel breve e lungo ventesimo secolo, ma c’è anche Massa e potere grandemente amato da Luigi Alfieri che i lettori ben conoscono e apprezzano. C’è, andiamo al cuore del tema, anche la naturale capacità di metamorfosi di Elias Canetti che uno dei contributi del citato volume rintraccia come latente presenza anche in Primo Levi (C. M. Bellei, L’Angelo e la Farfalla. La Perfezione del Male in Angelica Farfalla di Primo Levi).

La vocazione al superamento di sé, la capacità di metamorfosi, è insita nell’aspirazione a non accettare come costitutiva la condizione di verme. Il desiderio del fragile e incompleto verme di diventare farfalla, l’incessante ricerca di una forma angelica, l’aspirazione ad essere altro da un’identità data, immodificabile. Nella tradizione cristiana (ma non solo) a non separare corpo e anima. A diventare meglio di ciò che siamo, ad emanciparci dalla carne da cui veniamo, ad andare oltre «la pesantezza di ciò che è terrestre», a non esaurire la nostra identità nella dimensione meramente biologica della vita, a cercare incessantemente una forma di vita superiore. Oltre il No, non ci sto

Anche la tradizione progressista, coltivata e alimentata dal “pensiero critico” ha a lungo ambito ad elevare l’essere – la “gente in carne ad ossa” – in un superiore dover essere. Un trascendimento della plebe in Classe, della moltitudine in Popolo. Forme di vita rappresentate e vissute come compiute, nobili, ‘angeliche’. Qualcosa però, a un certo momento, è andato storto. L’egemonia è passata di mano. A interpretare e veicolare assai più efficacemente l’umano desiderio al superamento di sé è stato il neoliberalismo.  Una antropologia ed una mitologia politica, assai più di una ‘semplice’ ideologia.

Di fronte a questa sfida “ci siamo persi”, ci dicono ciascuno a suo modo il pensiero di Mario Tronti e di Pietro Ingrao. Da tempo. E oggi a prevalere tanto nel progressismo moderato e liberal quanto nel progressismo e populismo di sinistra a prevalere è un concretismo politico del tutto subalterno alla lingua del neoliberalismo e del neo-populismo.  Un monismo dell’essere sociale speculare ad un monismo del dover essere, laddove sarebbe necessario riabilitare un dualismo che riconosca contestualmente e costitutivamente le buone ragioni, tanto dell’essere quanto del dover essere. Tanto, cioè, l’immanenza del “No, non ci sto” che rivendica la dignità dell’incompiuto, la libertà di non essere angeli, di rimanere ciò che si è. Quanto la trascendenza della metamorfosi, la libertà che deve restare sempre aperta, la libertà che possa sempre dispiegarsi il desiderio del superamento di sé. La libertà di esser Plebe, la libertà di diventare Popolo.  L’immanente trascendente, il sacro che manca. Con il No, Oltre il No.              

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