La Fionda è anche su Telegram.
Clicca qui per entrare e rimanere aggiornato.
Fuori l’Italia dalla guerra: l’intervento di Savino Balzano
Il 12 marzo, a Roma, c’è stato un forte temporale: lo ricorderete. Fulmini per tutta la mattina. Stavo preparando i miei figli per portarli a scuola quando, all’improvviso, il boato di un tuono: mio figlio mi si avvinghia addosso, mi stringe fortissimo, piange terrorizzato. L’ho consolato, gli ho spiegato cosa stesse accadendo e si è tranquillizzato. È stato solo un momento, eppure per lui, che ha due anni, credo sia stato profondamente spaventoso: l’ho visto nei suoi occhi sbarrati, che mi imploravano. «Papà!».
In quel momento, inevitabilmente, il mio pensiero è andato ai bambini del Medio Oriente. Al loro inconsolabile lamento, alla loro infinita disperazione. Ho pensato a loro, con commozione, e ai loro genitori: proviamo a metterci, anche solo per un istante, nei loro panni. Non oso immaginare il senso di impotenza di quelle madri e di quei padri. Cosa c’è di più doloroso del non saper lenire lo spavento di un figlio? Del non trovare parole per consolarlo, del non avere la forza di proteggerlo? Questo è ciò che vivono migliaia di famiglie a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e in Iran.
Questa guerra non ha nulla a che vedere con la democrazia. Non ha nulla a che vedere con la libertà: sotto le bombe di Netanyahu e Trump continuano a morire migliaia di persone, anche le donne che, a parole, staremmo liberando. Del loro destino non interessa a nessuno in Occidente. È una guerra squallida, mossa da interessi meschini: chiunque, nel nostro Paese, provi a conferirle legittimazione è complice di chi ha portato il terrore tra quelle persone, nell’animo di quei genitori, nel cuore di quei bambini. «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Così recita l’articolo 11 della nostra Costituzione.
Eppure, anche coloro che ogni giorno fingono di stracciarsi le vesti per difenderla sostengono il partito internazionale della guerra: lo abbiamo visto chiaramente con il conflitto in Ucraina. Ci siamo autosanzionati più di venti volte, affamando il nostro popolo, indebolendo ulteriormente chi era già in difficoltà. Invece, nessuna sanzione viene proposta per Israle: nemmeno una. E sarebbero certamente più efficaci di quelle comminate alla Russia.
E allora mi rivolgo, da questa piazza, direttamente al Capo dello Stato, a colui che dovrebbe essere garante della Costituzione, del vincolo interno, dell’interesse dell’Italia: perché tanta veemenza nei confronti dei russi, addirittura paragonati ai nazisti in un celebre quanto maldestro discorso a Marsiglia, e tanta timidezza nei confronti di Israele? Perché si tace quando i nostri militari vengono deliberatamente attaccati al confine del Libano, o quando due carabinieri vengono fatti inginocchiare da un uomo dell’IDF, con un mitra puntato alla testa, in Cisgiordania? Eppure «il Presidente della Repubblica è il capo delle Forze armate». Così recita l’articolo 87 della Carta.
Nemmeno una parola per quegli italiani aggrediti, umiliati mentre servivano il proprio Paese. E nemmeno una parola quando a essere sanzionata è stata Francesca Albanese, colpevole di aver raccontato la verità, la barbarie di un Paese che si accanisce con ferocia contro il popolo palestinese. Abbiamo assistito, all’aggressione di un’italiana che, più di altri patrioti, ha saputo rappresentare i valori costituzionali del suo Paese, facendo il proprio dovere. Nessun monito però si è sollevato dal Colle, anche in quella circostanza. Non la sua voce, Presidente, in difesa di una nostra connazionale, della Costituzione e dei valori che racchiude.
I valori di una Costituzione che è diventata, purtroppo, oggetto della peggiore strumentalizzazione: citata e dimenticata a seconda dell’opportunità. Elegante carta da parati, a ornamento delle sontuose sale del Quirinale. Qualcuno la osserva, stancamente, senza provare più emozioni. Ma questa offensiva alternanza di intempestivi silenzi e tuoni offende la dignità dell’Italia e irride il dolore di migliaia di bambini, nel pieno di un temporale che non accenna ad arrestarsi.
Per questo oggi siamo qui.
Piazza Santi Apostoli – Roma, 21 Marzo 2026
La Fionda è una rivista di battaglia politico-culturale che non ha alle spalle finanziatori di alcun tipo. I pensieri espressi nelle pagine del cartaceo, sul blog online e sui nostri social sono il frutto di un dibattito interno aperto, libero e autonomo. Aprendo il sito de La Fionda non sarai mai tempestato di pubblicità e pop up invasivi, a tutto beneficio dei nostri lettori. Se apprezzi il nostro lavoro e vuoi aiutarci a crescere e migliorare, sia a livello di contenuti che di iniziative, hai la possibilità di cliccare qui di seguito e offrirci un contributo. Un grazie enorme da tutta la redazione!






