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Doppio incubo. Il caso Epstein e noi
Il corpo e il sacro
Si trova in Galati 5,16-25 (il corsivo è mio):
16 Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. 17 La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
18 Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. 19 Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, 20 idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, 21 invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. 22 Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; 23 contro queste cose non c’è Legge.
24 Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. 25 Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.
In questo passo c’è ancora un dualismo, se vogliamo grossolano, brutale, fra carne e spirito. Un dualismo che sembra non poter essere sanato, non poter giungere ad una sintesi.
Invece, in qualche modo, Cristo giunge ad operare una nuova sintesi anche riguardo alla concezione e percezione della corporeità. Egli riconduce infatti ad unità la visione dualistica di tutto il mondo antico, che, come si ritrova anche nel lungo passo in apertura – dai presocratici a Plotino, dalle religioni precedenti alla Bibbia, fino ai culti egiziani e pagani d’Europa, alla gnosi e all’eresia catara, e ad altre correnti eretiche medievali – vedeva l’anima come sede della parte razionale dell’uomo, e il corpo come sede unica, invece, della parte animale.
Con la sua stessa venuta, invece, il Logos si fa pieno e maturo frutto carnale. Con questa sua incarnazione nelle membra di un soggetto umano, che diventano poi lui stesso, comincia il vero e proprio magistero di Cristo. Per lui dunque il corpo non è più solo il luogo e lo strumento di una possibile perdizione. È, invece, un nuovo tempio di Dio, che, come tale, va sempre amato e rispettato, addirittura ritualizzato.
Il corpo è dunque una pura creazione. E la lettura di Nietzsche, secondo la quale i Vangeli avrebbero insegnato all’umanità solo il disprezzo e l’umiliazione del corpo, è purtroppo una lettura ideologica e superficiale. Insegna infatti Cristo in Matteo, 6 : 25 (anche qui, corsivo mio):
Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?
Si legge ancora, infatti, in Corinzi, 6, 13 – 20:
13 «I cibi sono per il ventre e il ventre per i cibi!». Ma Dio distruggerà questo e quelli; il corpo poi non è per l’impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. 14 Dio poi, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.
15 Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! 16 O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo. 17 Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. 18 Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. 19 O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? 20 Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!
E tutto lo stupefacente, delicatissimo episodio che si trova in Luca, 7, 36, cosa è, se non una grande preghiera in nome del corpo? Si legge infatti in quel luminoso luogo evangelico:
36 Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui; ed egli, entrato in casa del fariseo, si mise a tavola. 37 Ed ecco, una donna che era in quella città, una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato; 38 e, stando ai piedi di lui, di dietro, piangendo, cominciò a bagnargli di lacrime i piedi, e li asciugava con i suoi capelli; e gli baciava i piedi e li ungeva con l’olio. 39 Il fariseo che lo aveva invitato, veduto ciò, disse fra sé: «Costui, se fosse profeta, saprebbe chi e che tipo di donna è colei che lo tocca; perché è una peccatrice». 40 E Gesù, rispondendo gli disse: «Simone, ho qualcosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di’ pure». 41 «Un creditore aveva due debitori; l’uno gli doveva cinquecento denari e l’altro cinquanta. 42 E poiché non avevano di che pagare, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?» 43 Simone rispose: «Ritengo sia colui al quale ha condonato di più». Gesù gli disse: «Hai giudicato rettamente». 44 E, voltatosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato dell’acqua per i piedi; ma lei mi ha bagnato i piedi di lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45 Tu non mi hai dato un bacio; ma lei, da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. 46 Tu non mi hai versato l’olio sul capo; ma lei mi ha cosparso di olio profumato i piedi. 47 Perciò io ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato…
Il corpo non più tempio, ma rovina da distruggere
Il caso Epstein
Del corpo sacro di Cristo, quindi, ci si può, ci si deve nutrire. Questa è la vera, meravigliosa, scandalosa speranza del cristiano. È il cuore incomprensibile del rito. Insegna infatti Cristo in Matteo 26:26-29:
26 Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». 27 Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, 28 perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. 29 Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio».
E spiega ulteriormente in Giovanni 6:53-58:
53 Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. 57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. 58 Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Su questo punto, si legge ancora in 1 Corinzi 11:23-29:
23 Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane 24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». 25 Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». 26 Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. 27 Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. 28 Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; 29 perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna.
Ma noi leggiamo oggi, invece, con orrore sempre crescente di altri circoli dove il mondo è rovesciato, dove la tradizione è totalmente secolarizzata, e dove si è giunti dunque davvero alla compiuta peccaminosità. Dove tutto è permesso. In questi luoghi, il corpo non è più un tempio, ma una rovina, che deve essere dunque totalmente distrutta. In questi luoghi, non ci si ciba più del sacro corpo di Cristo, dunque ci si ciba dei corpi di tutti gli altri.
E non ci resta che la desolazione, la nientificazione, il deserto.
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