La Fionda è anche su Telegram.
Clicca qui per entrare e rimanere aggiornato.
C’era una volta a Montecarlo…
In un piccolo paesino nel cuore delle Alpi Marittime, Roccabruna-Capo Martino (Roquebrune-Cap-Martin), nasce nel 1998 un ragazzo che cresce immerso nel tennis, da sempre affare di famiglia. Il fratellastro è infatti il suo attuale allenatore, Benjamin Balleret, giocatore esperto soprattutto in Coppa Davis, competizione in cui ha militato più volte in rappresentanza del Principato di Monaco fino al 2024, raggiungendo come best ranking il numero 204 al mondo. Suo cugino è un altro giocatore di buon livello, Arthur Rinderknech, ora numero 27 del ranking ATP; anche la zia, Virginie Paquet, è stata una tennista professionista.
Il desiderio del giovane Vacherot è quello di giocare a tennis a livello professionistico. Così, appena compiuti i 18 anni, vuole tentare il grande salto. Il suo fratellastro e futuro allenatore, però, in accordo con la famiglia, ritiene che non sia ancora pronto. “Non era abbastanza maturo mentalmente, né fisicamente. Era così magro”, dirà Balleret. Arriva quindi una decisione controcorrente: mandarlo a studiare negli Stati Uniti, alla Texas A&M University, dove ritrova anche il cugino Rinderknech, con cui gioca spesso. Qui viene allenato da Steve Denton, due volte finalista agli Australian Open, che lo forma sia tecnicamente sia mentalmente, rendendolo più solido.
Per quattro anni gioca sporadicamente qualche torneo in Europa, concentrandosi soprattutto sulla squadra universitaria. Nel 2020 arriva il momento di confrontarsi con il professionismo. Tuttavia, nei primi anni nel circuito ATP non ottiene i risultati sperati e, a 25 anni, la sua carriera è ancora avara di soddisfazioni.
Nel 2024 subisce un grave infortunio alla spalla destra: è un momento durissimo. Passa molte giornate sul divano per recuperare e fatica a tornare in forma. In quel periodo riflette seriamente se continuare o smettere, anche a causa dei pochi risultati. Da numero 140 a fine 2024, scivola al numero 267 nel 2025, dopo l’eliminazione nelle qualificazioni al Roland Garros. Si tocca il fondo, e da lì si può solo risalire.
Nel corso del 2025 prova a ritrovare ritmo e continuità. A Wimbledon, durante il primo turno di qualificazione, cade a terra e si teme la rottura del crociato, ma fortunatamente è solo un falso allarme. Continua a giocare, accumulando partite nelle gambe. In autunno arriva il Masters 1000 di Shanghai: come spesso accade, Valentin Vacherot parte dalle qualificazioni, da numero 204 del mondo, e riesce a conquistare un posto nel tabellone principale.
Poco prima del torneo, la sua fidanzata Emily Snyder aveva scritto a un suo caro amico prevedendo che avrebbe raggiunto i quarti di finale, grazie ai progressi evidenti. E, sorprendentemente, turno dopo turno il monegasco avanza. Inoltre, il giorno successivo ai suoi match giocava anche il cugino Rinderknech, che Vacherot sosteneva dagli spalti. La stessa fidanzata racconta che vivevano come in un sogno: ogni sera tornavano in hotel increduli, cancellando di volta in volta il volo prenotato in caso di eliminazione.
Le cose si fanno serie quando batte Griekspoor e raggiunge proprio quei quarti pronosticati. In quei giorni nascono anche piccoli riti scaramantici: stessi posti in macchina, stesso bagno nei campi, e altre abitudini ripetute.
Ai quarti affronta il numero 10 ATP Holger Rune, talento danese mai del tutto esploso. Il dato incredibile del torneo di Vacherot è questo: su nove partite vinte, in sei occasioni ha perso il primo set, trovandosi sempre con le spalle al muro. Anche contro Rune riesce a rimontare e vola clamorosamente in semifinale contro Novak Djokovic, recordman del torneo e dei Masters 1000.
Il serbo, però, arriva affaticato: a 38 anni paga le fatiche accumulate in condizioni climatiche estreme. Prova a resistere, ma cede in due set, tra problemi fisici e medical timeout.
La favola del monegasco raggiunge il culmine: finale in un Masters 1000. E non contro chiunque, ma contro suo cugino Arthur Rinderknech, anche lui protagonista di un grande torneo. Ancora una volta Vacherot perde il primo set, ma riesce a rimontare. Vince così il suo primo titolo ATP e sale fino al 40° posto del ranking.
Nel 2026 mantiene un buon livello e arriva in forma al torneo di casa, il Masters 1000 di Montecarlo. Qui si apre un secondo capitolo: batte Lorenzo Musetti, supera Hubert Hurkacz agli ottavi e vince una battaglia di oltre due ore e mezza contro Alex de Minaur, conquistando la semifinale tra l’entusiasmo del pubblico di casa.
L’ultimo atto, però, è contro Carlos Alcaraz: il numero uno del mondo spegne il sogno in due set. Ma per un giocatore che aveva pensato di smettere, dopo infortuni e difficoltà, questa non è la fine: è solo l’inizio.
La Fionda è una rivista di battaglia politico-culturale che non ha alle spalle finanziatori di alcun tipo. I pensieri espressi nelle pagine del cartaceo, sul blog online e sui nostri social sono il frutto di un dibattito interno aperto, libero e autonomo. Aprendo il sito de La Fionda non sarai mai tempestato di pubblicità e pop up invasivi, a tutto beneficio dei nostri lettori. Se apprezzi il nostro lavoro e vuoi aiutarci a crescere e migliorare, sia a livello di contenuti che di iniziative, hai la possibilità di cliccare qui di seguito e offrirci un contributo. Un grazie enorme da tutta la redazione!






