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Contro la guerra, per una pace realista in Ucraina


5 Mag , 2026|
| 2026 | Visioni

Ho diffuso sui social media l’appello degli intellettuali contro l’isteria e l’intolleranza dei governi europei, miranti a far guerra alla Russia e ad alimentare russofobia, con indegne gazzarre di Picierno e Calenda e assurdi slogan irresponsabili di Draghi: «Libertà o condizionatori?». E con non meno indecorosi paragoni sulla Russia, assimilata al Terzo Reich, da parte di Sergio Mattarella.

Da quattro anni a questa parte denuncio la correità di Euro-NATO nel favorire la guerra civile in Ucraina, l’espansione militare occidentale e la guerra geopolitica. Nel quadro di un vergognoso riarmo che prevede 6.800 miliardi di euro in “difesa attiva e correlata” nel corso di 10 anni, tale da deformare e plasmare l’economia del continente in chiave keynesiana militare, nonché imperiale: a difesa del capitalismo europeo implicato nel sacco privatistico del demanio di quel Paese. Favorito dai nazional-populisti di Kiev prima e dopo il golpe di Maidan del 2014.

Tale scelta strategica dell’UE non solo ipoteca il nostro futuro e il nostro welfare senza benefici su lavoro e occupazione, come scrive anche Cottarelli, ma alimenta e protrae la guerra, intralciando ogni possibile tregua e trattativa con la Russia, ogni giusta pace e sicurezza a est. Consegnando le nostre vite al ricatto delle sanzioni e del petrolio e gas USA — del 40 per cento più caro — (Trump erede di Biden), nonché a quello dell’import USA di armi, e di una spesa militare che sfiora ormai i 50 miliardi di euro annui per l’Italia. Sanzionata per lo sforamento dello 0,1 da un’Europa da banco dei pegni!

Dunque apprezziamo questo appello che invita a dismettere la russofobia nelle arti, nella musica e nella cultura in generale, come invece la psicosi destra/sinistra ormai persegue o lascia fare.

Ciò detto, ecco un punto di dissenso da quell’appello. È vero che il Donbass russofono e russo era prima della guerra in larga parte filorusso, come pure la Crimea, russa a grande maggioranza. Ma la feroce guerra di invasione, dopo la guerra civile, ha alterato in quelle terre consenso e convivenza, mescolato le carte e rovesciato in torto la ragione originaria dei russi attaccati e le ragioni di sicurezza della Russia. Un conto era difendere Luhansk e Donetsk, e con esse la Crimea; altro fu l’invasione massiccia. E dunque, in questo quadro tragico, parlare di “liberazione” del Donbass — come nell’appello — suona ormai retorico e offre pretesti ai fanatici antirussi.

E infine, sarebbe compito di un appello di tal genere avanzare una proposta: tregua e spartizione del Paese sulla linea del fuoco. Garanzie esterne per l’Ucraina non russa e garanzie per ogni minoranza, in un quadro cooperativo, con un’ONU armata a fare da peacekeeping. Non già “volenterosi” di un’Europa che fu correa e parte in causa della guerra.

Su questi due punti marco la mia differenza dall’appello e, al contempo, invito tutti a un più ampio impegno, con specifiche idee-forza. Ovvero: no alla guerra, no a un’Europa armata antirussa, con Kiev integrata nel suo complesso militare-industriale; ma no ai bombardamenti russi sulle città e alla richiesta del Donbass non conquistato.

Insomma: cessare il fuoco sulla linea attuale, niente enfasi sulla “liberazione”, ma realistica accettazione di uno scenario spartitorio, con il 20 per cento del Paese ormai alla Russia e garanzie per il restante 80 per cento, con neutralità protetta dall’esterno. Non con truppe Euro-NATO in loco.

E con in vista una “Conferenza internazionale per la pace e la sicurezza europea”.

Su tutto questo deve lavorare la sinistra, senza dividersi o tacere per convenienza, come fin qui ha fatto per paura di contraccolpi al centro oppure per subalternità a Euro-NATO. C’è un grande lavoro da fare, diplomatico, di analisi e di lotta. Proprio per battere la destra su questo punto chiave, e prima che sia proprio la destra a cavalcare questo tema dirimente.

Di:

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