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Albano: campo largo, programma stretto
Dall’inceneritore di Roma alle alleanze variabili del Movimento 5 Stelle tra Albano e Ariccia, la coalizione a sostegno del candidato sindaco Borrelli mostra le contraddizioni di un’unità costruita più sulla convenienza elettorale che su un programma politico chiaro.
Ad Albano Laziale si sta svolgendo, in scala locale, un esperimento politico che molti osservano con attenzione, poiché sembra anticipare dinamiche più ampie riconducibili al cosiddetto “campo largo”, cioè a un’alleanza che tiene insieme forze molto diverse tra loro, dalla sinistra fino a posizioni apertamente liberiste, con l’obiettivo dichiarato di presentarsi unite. Guardando più da vicino, questa unità sembra però reggersi su un elemento piuttosto fragile, rappresentato dall’assenza di un programma elettorale chiaro e condiviso. Non si tratta soltanto di una questione formale, ma di un dato politico che emerge con forza soprattutto quando si affrontano i temi più divisivi per il territorio.
Il caso più evidente è quello dell’inceneritore di Roma, voluto dal sindaco Roberto Gualtieri e sostenuto dalle forze cosiddette di centrosinistra, che, più che discuterne nel merito, sembrano adeguarsi ai suoi indirizzi. Si tratta di un impianto destinato ad avere un impatto significativo proprio sull’area dei Castelli Romani e quindi anche su Albano, ma che all’interno del “campo largo” viene sostanzialmente rimosso dal confronto politico. La contraddizione sta nel fatto che, nella stessa coalizione, convivono posizioni apertamente favorevoli all’incenerimento e posizioni contrarie, senza che questa divergenza trovi una sintesi o anche solo uno spazio di discussione pubblica. Si procede come se il problema non esistesse e come se fosse possibile tenere insieme tutto senza mai chiarire nulla.
Una dimostrazione evidente di questa ambiguità si è avuta in occasione della visita ad Albano di Stefano Bonaccini. Prima della tappa elettorale, Bonaccini aveva ribadito la necessità per Roma di dotarsi di un inceneritore, richiamando un modello già sperimentato in Emilia-Romagna. Si tratta di una posizione netta, che però non è stata accompagnata da una reale spiegazione delle ragioni per cui questa scelta sarebbe inevitabile, né da un confronto sulle alternative. Eppure, una volta arrivato ad Albano, il tema è semplicemente scomparso. Come confermato dallo stesso candidato sindaco, si è preferito parlare di Europa, lavoro e opportunità, cioè di argomenti certamente importanti, ma anche sufficientemente generici da poter essere condivisi da tutte le forze della coalizione senza creare tensioni. In questo modo, però, si evita accuratamente di affrontare la questione centrale, quella che davvero divide.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento che rafforza l’idea di un’alleanza costruita più sulla convenienza che sulla coerenza. Il caso del Movimento 5 Stelle tra Albano Laziale e Ariccia è emblematico, poiché nove candidati risultano presenti in entrambe le liste. Mentre ad Albano quegli stessi nomi si collocano all’interno di un’alleanza con il Partito Democratico, ad Ariccia, a pochi chilometri di distanza, si presentano in uno schieramento contrapposto. Si tratta di una circostanza che evidenzia una difficoltà evidente nel definire una linea politica coerente e che alimenta il dubbio che le alleanze siano determinate più da equilibri contingenti che da scelte di merito.
Cercando tra i canali ufficiali e i social del candidato sindaco Borrelli, inoltre, non si trova con facilità un programma elettorale strutturato, definito e accessibile. Anche questo dato sembra coerente con l’impostazione generale, nella misura in cui appare preferibile non fissare troppo chiaramente i contenuti, per non mettere in evidenza le contraddizioni interne.
Ne emerge l’immagine di un’alleanza che funziona proprio perché evita di scegliere, che tiene insieme tutto e il contrario di tutto e che, per questa ragione, rinuncia a offrire agli elettori una proposta realmente definita. In questo contesto, il rischio è che il voto non si fondi su un progetto, ma su un contenitore politico indistinto, nel quale ciascuno può leggere ciò che vuole. Quando però si tratta di decisioni che incidono profondamente sul territorio, come quella dell’inceneritore, l’ambiguità non aiuta a costruire un consenso consapevole. Al contrario, finisce per alimentare una distanza crescente tra le scelte politiche e le aspettative dei cittadini.
Alla fine, ciò che emerge da questa tornata elettorale è che il “campo largo” si conferma come un’unione informe — come direbbe Oliviero Diliberto — di tutte le forze che non sono di destra, senza riuscire per questo a definirsi davvero come un progetto politico coerente e riconoscibile. Si tratta di un contenitore che, più che rappresentare una sintesi, sembra rinunciare a qualsiasi identità chiara, collocandosi in uno spazio politico indistinto.
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