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Da Casal Selce al Campidoglio: protesta contro biodigestore e piano rifiuti


18 Mag , 2026|
| 2026 | Sassi nello stagno

Centinaia di cittadini, comitati territoriali e associazioni aderenti alle “Comunità Ribelli” hanno manifestato sabato 16 maggio in Piazza del Campidoglio per denunciare l’assenza di tutela ambientale e paesaggistica dei territori interessati dal piano rifiuti di Roma Capitale. Tra i presenti anche il Comitato Difendiamo Casal Selce che, insieme agli altri, da anni contesta — anche nelle sedi giuridiche — il biodigestore previsto nell’area nord-ovest della città (Municipio XIII-Aurelio), in pieno Agro Romano teoricamente vincolato. Al suo posto gli abitanti chiedono l’istituzione di un Istituto Agrario a curvatura ambientale e digitale e di una Facoltà di Scienze Agrarie a vocazione biologica, anche alla luce dell’esproprio subito.

I rappresentanti hanno illustrato la loro battaglia legale, ricordando che questo biodigestore andrebbe innanzitutto definito un “gassificatore”, che non rispetta le distanze minime dalle abitazioni. Grave, inoltre, la sua prossimità a Malagrotta, un territorio già gravemente compromesso e avvelenato dalla storica discarica — chiusa ufficialmente nel 2013 ma in parte ancora attiva e mai bonificata — e da numerosi impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti speciali, oltre che da altri impianti a rischio di incidente rilevante presenti nella Valle Galeria. Si tratta di territori dove proliferano malattie che colpiscono donne, uomini, bambini, animali e piante, come riportato nel Rapporto ERAS Lazio e negli studi ISDE sui danni del biogas.

I comitati contestano quindi la localizzazione dell’impianto in prossimità di abitazioni distanti appena 90 metri, oltre che la vicinanza a scuole, attività agricole e aree naturali protette (siti della Rete Natura 2000 e siti IBA), dove vengono avvistate con continuità specie protette. Numerose anche le nidificazioni certificate dalla LIPU attraverso i propri volontari. L’oasi faunistica di Castel di Guido, infatti, si trova a pochissimi chilometri e ospita uccelli presenti nella lista rossa e specie a rischio di estinzione. Con queste premesse, le possibili ricadute sulla salute pubblica, sulla qualità della vita dei residenti e sull’ambiente rappresentano “una certezza più che un’ipotesi”, sostengono gli avvocati dei comitati.

La manifestazione ha evidenziato ulteriori criticità, come l’aumento del traffico pesante in una zona già caratterizzata da problemi di viabilità e carenza di trasporto pubblico, le emissioni di gas e miasmi, l’inquinamento atmosferico e acustico e la fragilità infrastrutturale dell’area di Casal Selce, che rischierebbe di aggravarsi ulteriormente con il transito quotidiano di circa 200 mezzi destinati al conferimento dei rifiuti.

A preoccupare i residenti è anche la capacità prevista dell’impianto, stimata in circa 120mila tonnellate annue di rifiuti organici da FORSU e fanghi di depurazione fognaria, oltre ai liquami provenienti dagli allevamenti animali, agli scarti di macellazione e ai residui delle lavorazioni dei mercati ittici. “Una bomba batteriologica dietro le nostre finestre”, denunciano i residenti.

Anche in questo caso, secondo i manifestanti, il Comune di Roma si sarebbe distinto per la mancanza di un reale percorso partecipativo e di trasparenza amministrativa. Gli interventi hanno contestato l’utilizzo dei poteri commissariali del sindaco Roberto Gualtieri nell’ambito delle opere connesse al Giubileo 2025, ritenendo che tali strumenti straordinari abbiano consentito l’aggiramento di norme e vincoli, oltre ad aver azzerato il confronto democratico e la partecipazione pubblica.

Ampio spazio è stato dedicato anche ai profili giuridici e agli impatti ambientali dell’iter autorizzativo. Difendiamo Casal Selce è tra i comitati più attivi nella promozione della petizione al Parlamento italiano per la revoca dei poteri eccezionali concessi a Gualtieri.

Gli elementi emersi nei documenti ed esposti pubblicamente il 16 maggio renderebbero necessario, secondo il portavoce Domenico Razza, un approfondimento sulla compatibilità dell’impianto con il contesto territoriale e ambientale di Casal Selce, con particolare riferimento alle quantità di biogas prodotte o stoccate, alla classificazione del rischio industriale e alla possibile applicazione della normativa Seveso III sugli incidenti rilevanti e della normativa ATEX relativa ai rischi di esplosione, ritenute “del tutto ignorate”.

I manifestanti chiedono inoltre ulteriori valutazioni ambientali (VIA) a seguito dell’ampliamento del progetto approvato nel giugno scorso, oltre a misure di prevenzione adeguate rispetto ai possibili rischi sanitari e ambientali previsti dalla normativa vigente. Aspetti che, a loro avviso, renderebbero opportuna una verifica della legittimità degli atti adottati e dell’eventuale sussistenza di profili di rischio ambientale e sanitario, anche perché le autorizzazioni sarebbero state acquisite in assenza delle normative sopra citate e senza la VINCA, prevista obbligatoriamente in presenza di un sito Natura 2000.

Il comitato, dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, ha presentato una segnalazione ufficiale alla Commissione Europea e una richiesta di valutazione tecnica, contestando presunte violazioni dei regolamenti UE in materia ambientale, paesaggistica e di tassonomia europea, oltre alla carenza di partecipazione pubblica nel procedimento decisionale prevista dalla legge.

Nonostante l’avanzamento dell’iter di costruzione — con l’entrata in funzione dichiarata per la fine del 2026 — i residenti annunciano il proseguimento delle iniziative istituzionali e legali, comprese audizioni nelle commissioni competenti, ulteriori ricorsi amministrativi e la consegna di migliaia di firme contro l’eventuale proroga dei poteri commissariali.

La manifestazione ha rappresentato un momento di convergenza tra diverse vertenze ambientali cittadine. Le Comunità Ribelli chiedono un modello alternativo di gestione dei rifiuti fondato sulla riduzione a monte, sul riciclo, sul riuso e su impianti ritenuti realmente compatibili con i territori.

Dalle realtà territoriali presenti al Campidoglio è stato infine annunciato che il prossimo appuntamento di protesta sarà il 5 giugno davanti alla Regione Lazio contro il Piano Rifiuti regionale, seguito da un’azione presso il Tribunale Penale di Piazzale Clodio per affrontare, nelle sedi opportune, le criticità e le responsabilità già denunciate.

“I territori di periferia non possono essere considerati e trattati come rifiuti. Basta così: abbiamo già dato con 60 anni di Malagrotta. Siamo vittime di una strage annunciata”, dichiarano i manifestanti.

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