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Da Casal Selce a Piazza Capranica: la protesta contro gli scempi di Roma arriva fino a Strasburgo
Da una parte i cantieri che avanzano in nome della transizione ecologica, della modernizzazione e del Giubileo. Dall’altra cittadini, associazioni e comitati che denunciano la progressiva compromissione di territori, aree verdi e paesaggi urbani. È il confronto che si è materializzato giovedì 18 giugno a Piazza Capranica, dove decine di realtà provenienti da tutta Roma si sono date appuntamento per una manifestazione dal titolo eloquente: “Contro gli scempi, per la tutela di Roma”.
Un’iniziativa nata per raccogliere e documentare quelle che i promotori definiscono le conseguenze della “turbocantierizzazione” della Capitale: alberi abbattuti, consumo di suolo, opere invasive e interventi realizzati senza un adeguato coinvolgimento delle comunità locali. Un mosaico di vertenze diverse, accomunate dalla richiesta di maggiore tutela ambientale e dal rispetto dei principi costituzionali che proteggono il paesaggio, la biodiversità e la salute dei cittadini.
Tra le testimonianze più significative emerse durante la manifestazione c’è quella del Comitato di Casal Selce, impegnato da oltre quattro anni contro la realizzazione del biodigestore previsto nel quadrante occidentale della città.
Proprio nei giorni della mobilitazione è arrivata una notizia destinata a rafforzare le ragioni del fronte contrario all’impianto. Il ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro il biodigestore ha infatti superato la fase preliminare di ammissibilità, passaggio considerato particolarmente selettivo nelle procedure di Strasburgo.
“Abbiamo appena saputo dal nostro avvocato Francesco Gargallo di Castel Lentini che il ricorso ha superato la fase preliminare, notoriamente molto critica. Abbiamo quindi la speranza che i giudici di Strasburgo comprendano e condividano le ragioni per cui stiamo lottando da oltre quattro anni contro questo progetto”, hanno fatto sapere dal Comitato.
Dopo la chiusura negativa dei ricorsi davanti ai giudici amministrativi italiani, la vicenda approda così sul piano europeo. La Corte sarà chiamata a valutare nel merito le presunte violazioni del diritto alla salute e alla vita denunciate dai residenti.
L’impianto, destinato a trattare fino a 100 mila tonnellate annue di rifiuti organici, viene presentato dalle istituzioni come una struttura strategica per chiudere il ciclo dei rifiuti nella Capitale. Ma per chi vive a Casal Selce la questione non riguarda soltanto la tecnologia utilizzata o gli obiettivi dichiarati.
Il nodo centrale è la scelta di collocare una nuova infrastruttura industriale in un’area che per decenni ha già sopportato il peso della vicinanza con Malagrotta e delle criticità ambientali legate alla gestione dei rifiuti. Una comunità che oggi rivendica il diritto a non essere considerata ancora una volta il luogo dove concentrare attività impattanti per l’intera città.
“Come cittadini romani, ci rendiamo conto che Roma ha bisogno di impianti di trattamento dei rifiuti, ma l’onere non può ricadere nuovamente su questo territorio che ha già patito la vicinanza a Malagrotta”, sottolineano dal Comitato.
A Piazza Capranica il caso di Casal Selce è apparso come uno dei tanti tasselli di una contestazione più ampia. Dai diversi Municipi romani sono arrivate segnalazioni di interventi giudicati incompatibili con la tutela del paesaggio e degli ecosistemi urbani. Per i promotori si tratta di un modello di sviluppo che privilegia la velocità delle opere e la logica emergenziale rispetto alla pianificazione e all’ascolto dei territori.
Per questo la manifestazione si è trasformata anche in una lettera aperta rivolta ai ministri Alessandro Giuli, Gilberto Pichetto Fratin e Francesco Lollobrigida, affinché il Governo, finora latitante, apra un confronto sul tema della tutela ambientale e paesaggistica.
Secondo associazioni e comitati, dietro la retorica della modernizzazione e della transizione verde rischia infatti di nascondersi una stagione di interventi che consuma suolo, impoverisce la biodiversità e riduce gli spazi di partecipazione democratica delle comunità locali.
La decisione della Corte Europea di esaminare il ricorso di Casal Selce viene letta proprio in questa chiave: non come la vittoria definitiva di una battaglia, ma come il riconoscimento che le preoccupazioni dei cittadini meritano attenzione e approfondimento.
Mentre i cantieri continuano ad avanzare, i manifestanti chiedono che la tutela dell’ambiente e della salute non venga considerata un ostacolo allo sviluppo, ma il presupposto indispensabile per qualsiasi progetto che voglia davvero definirsi sostenibile.

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