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In Albania con Dritan


20 Giu , 2026|
| 2026 | Visioni

Un viaggio nel Paese delle Aquile accompagnato da Dritan, guida turistica e osservatore appassionato della sua terra. Tra incontri, contraddizioni e cambiamenti, emerge il ritratto di un’Albania ancora profondamente umana.

«L’Albania può essere definita un grande villaggio. A noi piace mangiare, vedere sport, parlare  male degli arabi e degli americani».  Mi racconta Dritan, ridendo, mentre mi conduce in macchina a visitare Kruja e Durazzo.

Ha quasi sessant’anni e lavora come guida turistica. Ma non è la sua unica occupazione. Affitta macchine ed appartamenti ai turisti che arrivano a Tirana e vende all’ingrosso prodotti acquistati in Turchia. A minacciare questa attività imprenditoriale sono le trattative in corso e le riforme finalizzate a completare il processo d’adesione dell’Albania all’Unione Europea. Dritan non guarda con simpatia a questa possibilità, anzi è molto critico. Mi racconta che «nel Paese non ci sono grandi compagnie private, quindi molto è lasciato allo spirito d’iniziativa delle persone» e inoltre è consapevole di vivere in una nazione dove «c’è un grande spirito comunitario e ci si aiuta».

È un uomo che ogni volta che ha avuto difficoltà non solo economiche, non è stato lasciato solo. Forse è anche per questo che Dritan non rinnega il comunismo. A volte mi sembra che sia eccessivamente ideologico, ma a lui non piace questa definizione, anzi in generale non apprezza le etichette, crede soltanto nel presente e nel futuro. «Non si vive del passato, si parte dal passato. Io che lavoro nel settore turistico cambio idea, vedo gente». «Ho creduto nel comunismo», mi dice, «oggi invece viviamo in una società in cui le responsabilità sono soprattutto individuali». E a me che gli confidavo le mie aspirazioni, sogni, progetti, mi rispondeva sbuffando: «Fallo! Che aspetti?». Ma partiamo dall’inizio.

Nel mio primo giorno a Tirana, ad aspettarmi fuori dal mio hotel in un caldo pomeriggio di marzo c’è Dritan. L’ho conosciuto su facebook. Cercavo delle informazioni sulla città e qualcuno che organizzasse dei tour. Tra le tante risposte c’era anche la sua. Ci siamo scritti e organizzati per vederci. Quando mi vede, un po’ spaesato, mi viene incontro spazientito. Non bada a convenevoli, e  inizia quasi subito a raccontare. Mi indica dei palazzi residenziali e mi informa che quando «hanno dai 5 piani in giù sono costruzioni comuniste» e inoltre aggiunge che «durante gli anni del comunismo lo Stato cedeva delle case agli operai in prestito. Quando il regime comunismo è crollato, tra la fine del 1990 e il febbraio del 1991, queste abitazioni sono diventate proprietà degli operai. Per questo gli albanesi hanno spesso 2 appartamenti».

A questo punto ci dirigiamo verso a Grande Moschea di Tirana,  chiamata anche Moschea Namazgâh, costruita con i finanziamenti di Erdoğan, attuale Presidente della Repubblica di Turchia. Mi racconta Dritan che «tra il Primo Ministro albanese, Edi Rama, e il Presidente turco c’è una grande amicizia». Questo imponente luogo di culto per i musulmani, il più grande dei Balcani, è adiacente al palazzo del parlamento albanese, chiamato durante il regime comunista di Hoxha “Assemblea del Popolo”, oggi invece genericamente “Assemblea dell’Albania”.

Raggiungiamo Piazza Scanderbeg, un punto di riferimento a Tirana, con al centro la statua dedicata a Giorgio Castriota, detto “Scanderbeg”, il grande eroe albanese che nel ‘400 difese l’Albania dall’avanzata ottomana. La piazza è nota per la presenza di importanti edifici storici. Qui si affacciano il Palazzo della Cultura,  il Teatro Nazionale di Opera e Balletto d’Albania, il Museo di Storia Nazionale, nonché la storica moschea Et’hem Bey, fondata alla fine del XVIII e simbolo della  dominazione turca sulla città. La costruzione di questo luogo di culto è iniziata nel 1789 per volere del nobile albanese Et’hem bey Mollaj (noto anche come Molla Bey). I lavori si sono conclusi 34 anni dopo, nel 1823, grazie al figlio Haxhi Et’hem Bey. nipote di Sulejman Pasha Bargjini, generale dell’Impero ottomano di origini albanesi.

La tappa successiva  è nel nuovo bazar, Pazari i Ri, quartiere ad est della piazza dedicata all’eroe albanese, ed è una delle più antiche della città.

Mi racconta che «oggi Tirana si distingue per i suoi numerosi edifici colorati, costruiti nell’ll’era comunista. Sono dipinti di blu, verde, arancione, viola, rosso e giallo e sono disseminati per tutta la capitale albanese». La città  ha cambiato colore dopo la dittatura comunista. La riqualificazione urbana di Tirana è stata avviata nel 2000 da Edi Rama, allora sindaco e oggi Primo Ministro albanese, nonché artista di professione. Il progetto ha previsto la tinteggiatura delle facciate di vecchi edifici di epoca comunista con colori sgargianti e motivi geometrici.

Dopo questa intensa passeggiata, e una cena fugace, la giornata volge alla conclusione. La tensione e l’agitazione che precede ogni partenza lascia il posto a una leggera sensazione di libertà. Mi piace viaggiare da solo, organizzare la giornata come desidero. Posso cambiare improvvisamente programma e lasciare che a guidarmi sia l’istinto, la curiosità. Questa imprevedibilità alimenta il desiderio di viaggiare e di andare incontro a quello che, pur attraendomi, mi spaventa. Più mi metto in gioco, più riscopro il coraggio, mi sciolgo e mi lascio andare. È quasi mezzanotte, mi affaccio dalla finestra dell’hotel, e provo già nostalgia per questa città.

Dopo aver visto velocemente Pazari i Ri il giorno prima, ci sono ritornato la mattina dopo per vedere meglio il mercato. I venditori sono troppo assillanti e gli oggetti in vendita mi sembrano delle cianfrusaglie. Un signore che parla italiano mi prega di comprare del tabacco in nome dell’amicizia tra Italia e Albania. Sono andato via e mi sono diretto vero il Parku i Madh “Kodrat e Liqenit”, il principale polmone verde della capitale albanese. Mi siedo su una panchina, che si affaccia su un lago artificiale, e riempio il mio taccuino di pensieri, riflessioni ed esperienze. A nemmeno un quarto d’ora di distanza si trova il Palazzo Presidenziale dell’Albania, Pallati i Brigadave, che appartiene allo stile del Razionalismo italiano, e rappresenta un esempio di architettura fascista. Intanto si è fatta ora di cena e io sono affamato, perciò torno di nuovo nel bazar, per mangiare in un posto che mi è stato consigliato, Markata Peshkut, un ristorante di pesce, nel quale ordino una saporitissima frittura di mare.

Oggi, l’ultimo giorno di questo mio viaggio nel Paese delle Aquile, si parte per Kruja e Durazzo,  con Dritan. Il viaggio è accompagnato da vecchie canzoni italiane. Durante il tragitto racconta che l’ età media albanese è di 34 anni, e che oggi i giovani parlano solo inglese, mentre il tempo d’oro per l’Italia è stata negli anni ‘80 fino al 2010. Passiamo poi per per Fushë-Krujë, frazione del comune di Croia, e mi mostra la statua di George W. Bush, eretta nel 2011 per ricordare il primo il primo presidente degli Stati Uniti a mettere piede nell’Albania postcomunista. Dopo circa un’ora arriviamo a Kruja, comune storico medievale albanese, montagnoso e paese natale di Scanderbeg, diventato il simbolo nazionale albanese. Dal mercato medievale di questo piccolo paese si scorge l’Adriatico. L’ultima tappa è Durazzo. «Il porto di questa città – mi dice Dritan – verrà trasformato in uno dei maggiori scali turistici del Mediterraneo». Aggiunge  che «è la terza potenza economica in Albania, basata prevalentemente sul turismo, e presenta la concentrazione più grande di pensionati italiani».

È tardi, è ora di tornare in città. La radio passa “Ti amo” di Umberto Tozzi, che cantiamo fraternamente insieme.

È arrivato il giorno di ritornare a Roma. Dopo aver consumato kilometri e mangiato tanto, la malinconia e preoccupazione mi accompagna. Mi domando quanto sta cambiando e cambierà questa città, e chissà come sarà quando ritornerò. Ma già so che sarà diversa, anzi sarà uniformata, e non ci saranno personaggi come Dritan, «uomo d’azione», come lui si definisce, con la sua storia e i suoi mille lavori. “Una guida” profonda, ideologica e pratica, che mi ha consigliato di toccare le cose e non soltanto studiarle. Probabilmente ritroverò luci e grattacieli, e poche lacrime.

Di:

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