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Un ragazzo britannico e una racchetta
Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio va in scena il torneo principe del tennis mondiale, lo Slam di Wimbledon, giocato sui magnifici campi in erba. Non è un evento come gli altri: ha una magia e un’atmosfera inspiegabili, intrecciate con quello stile elegante e tipicamente “british”, che riporta alle radici storiche del tennis moderno, nato proprio da questo torneo, rimasto praticamente immutato fin dal 1877, anno della prima edizione.
È uno dei simboli dello sport inglese, tanto che ogni giocatore britannico sente in modo particolare l’importanza di questo appuntamento. L’edizione odierna ci offre una magnifica storia, per certi versi anche assurda, che riguarda un ragazzo classe 2002 che proprio il giorno del suo 24º compleanno, il 12 luglio, avrebbe potuto regalarsi la finale del torneo più prestigioso del tennis mondiale.
Arthur Fery è nato a Sèvres, in Francia, una piccola cittadina ai margini della grande area urbana di Parigi. Il tennis faceva già parte del curriculum di famiglia: la madre, Olivia Féry, ha giocato ad alti livelli, partecipando al Roland Garros 1991 nel doppio, mentre il padre, Loïc, è un importante imprenditore e proprietario del Lorient FC. La famiglia Fery si trasferisce a Londra quando Arthur ha appena due anni e lui inizia fin dalla tenera età a prendere in mano la racchetta, giocando con la madre sui campi del Westside Lawn Tennis Club, a pochi metri dall’impianto di Wimbledon, fino ai 14 anni.
Tinus Nortje, suo allenatore in quegli anni, racconta che fin da subito mostrava grande fiducia nei propri mezzi e in se stesso, senza mai perdere di vista gli obiettivi che si prefissava, sostenuto da una forte volontà e da una grande passione. Quando arrivava ai campi per allenarsi, era già pronto a lavorare sugli aspetti del suo gioco da migliorare, mettendoci sempre la giusta intensità. Il suo stile era molto incentrato sulla strategia e sulla costruzione del punto, più che sulla semplice potenza.
Un’altra tappa fondamentale fu il passaggio al college, alla Stanford University, dove studiò e giocò per tre anni, dal 2020 al 2023. Fu un’esperienza importante perché le partite si susseguivano una dopo l’altra, il livello degli avversari cresceva e dovette confrontarsi con i migliori giocatori del circuito universitario, preparandosi così al tennis professionistico. Il suo percorso è sempre stato molto solido e lineare, sia nella crescita tecnica sia in quella fisica.
Nick Adams, ex tennista di buon livello, ha allenato Fery in alcune occasioni e si è fatto un’idea molto chiara del suo tennis: fin dai primi anni mostrava un eccellente tocco di palla, ma è probabilmente il rovescio il suo colpo migliore, tanto da essere oggi uno dei più efficaci del circuito. Per il suo fisico (175 cm di altezza e 76 kg di peso) c’era qualche dubbio sulle sue possibilità di affermarsi ad alti livelli, ma è riuscito a costruirsi un ottimo servizio e un gioco ricco di variazioni durante gli scambi.
Le porte del professionismo si aprono per la prima volta nel 2021 proprio a Wimbledon, dove riceve una wildcard per le qualificazioni. Si ferma all’ultimo turno, sconfitto da Tallon Griekspoor. Negli anni successivi continua a giocare alla Stanford University, concedendosi anche alcune esperienze nel circuito ATP. Nel 2025 arrivano le prime soddisfazioni: la prima vittoria in singolare a Wimbledon e il primo titolo Challenger. Nel 2026 bissa il secondo turno raggiunto a Wimbledon anche agli Australian Open e, nel frattempo, continua ad accumulare esperienza.
Si arriva così all’edizione di Wimbledon andata in scena in questi giorni, alla quale Arthur Fery si presenta da numero 140 del ranking ATP, il miglior piazzamento della sua carriera fino a quel momento. Aveva già mostrato un’ottima condizione al Queen’s Club, dove aveva raggiunto i quarti di finale. Ancora una volta grazie a una wildcard entra nel tabellone principale di Wimbledon e, al primo turno, supera in rimonta Džumhur in quattro set.
Questo tennista, che sfoggia con orgoglio la bandiera britannica, conquista sempre più il cuore dei tifosi di Londra con un fisico “normale”, lontano da quello dei grandi dominatori del circuito, alti e potenti come Jannik Sinner, per esempio. Il carattere e la determinazione mostrati fin da piccolo emergono con forza nei turni successivi, superati sempre spalle al muro e contro ogni pronostico. Agli ottavi sconfigge Grigor Dimitrov, giocatore che l’anno scorso aveva messo in grande difficoltà proprio Sinner a Wimbledon, rimontando dopo aver perso il primo set. Ai quarti affronta il talento del numero 10 del mondo, l’italiano Flavio Cobolli, anch’egli in grandissima forma. La prestazione di Fery è straordinaria: con un ritmo rapido e ricco di variazioni non concede punti di riferimento all’avversario, che non trova le giuste contromisure e cede senza riuscire a vincere nemmeno un set.
Diventa così il primo giocatore inglese nella storia di Wimbledon a raggiungere le semifinali partendo da una wildcard e fuori dalla top 100 del ranking ATP. Partita dopo partita il livello si alza e le difficoltà aumentano. In semifinale trova Alexander Zverev, fresco vincitore del primo Slam della carriera, il Roland Garros, e deciso a conquistare la sua prima finale a Londra. Il cammino di Fery si interrompe proprio qui: il tedesco domina l’incontro grazie alla potenza del servizio e del dritto, spegnendo i sogni dell’idolo di casa, costretto a fermarsi a un passo da un traguardo che forse era ancora troppo grande per un ragazzo di 175 centimetri, ma dal carattere immenso.
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