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Giamaica: rifiuti tossici, spiagge rubate e anarchia del privato. Errori e orrori del governo Holness

Prima parte
C’era una volta James Bond Beach, nominata così in memoria di Ian Fleming, lo scrittore che viveva a Oracabessa nella provincia di St Mary dove ha creato il personaggio di 007, il mitico agente segreto di Sua Maestà che ha attraversato la nostra vita con i suoi film.
Qui ogni anno si teneva Sting, la maratona di concerti reggae e dancehall animata da artisti internazionali e party che duravano giorno e notte.
Ma non tutte le favole hanno un lieto fine: la splendida spiaggia ha perso il suo appeal cosicché al giorno d’oggi feste e festival si tengono altrove.
Dumping elettronico
Percorrendo la strada alberata che porta alla spiaggia, ci si imbatte in un horror show: i due lati della strada sono disseminati di rifiuti elettronici in parte carbonizzati che emanano un lezzo ammorbante: tastiere e monitor di computer, frigoriferi, parti di impianti di aria condizionata, cucine rotte.
Lamiere arrugginite taglienti come rasoi spuntano qua e là, sullo sfondo immancabile di lattine e bottiglie di plastica. Questi rottami contengono liquidi e gas dannosi per l’ambiente, ancor più quando vengono bruciati.
Abbandonarli in aree popolate o lungo le strade principali con accesso a località balneari, non costituisce solo una violazione dell’ambiente, bensì un crimine contro l’umanità.
In Italia, lo smaltimento di apparecchi elettronici è regolamentato dalle normative sui RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Negli Stati Uniti la normativa varia da Stato a Stato, ma almeno in 25 di questi, tra cui New York e Washington, vige la responsabilità estesa del produttore che deve finanziare o gestire programmi per la raccolta e il riciclo a fine vita di tali dispositivi.
Con Mr Gabidon, detective della sezione investigativa che si occupa dei crimini legati al mondo dei rifiuti, siamo andati sul posto a cercare indizi per rintracciare i responsabili: “Non siamo riusciti ancora a individuarli, ma di solito sono gruppi pagati a prestazione che fanno il lavoro sporco per conto terzi.
In Giamaica le regole della NSWMA (National Solid Waste Management Authority), il corpo governativo che sovrintende anche lo smaltimento di rifiuti elettronici N.d.A) prevedono che tali scarti debbano essere portati in discarica per eliminare la parte nociva e riciclare i metalli utilizzabili.
In provincia ne abbiamo tre.
I rifiuti industriali di questo tipo non devono essere scaricati per strada.
Le pene per l’infrazione della legge vanno da una multa di 1 milione di JMD (dollari giamaicani, al cambio con l’euro fanno € 5.535) alla detenzione fino a 9 mesi.”
Ho portato gli ufficiali alle baracche vicine, cercando testimoni che abbiano assistito al crimine. Alcuni pescatori ci hanno risposto così: “Arrivano con dei furgoni, scaricano e se ne vanno. È un traffico continuo; prima almeno scaricavano questa schifezza nei crepacci distanti dalla spiaggia, ora lo fanno a due passi dal mare. Il percolato cola e inquina. I miei cani si sono avvelenati leccando quella porcheria”. Il problema è che molti giamaicani sono pigri e non vanno in discarica, che comunque sono poche in rapporto all’estensione del territorio. Il governo dovrebbe organizzare una raccolta porta a porta, ma costa troppo e la sensibilità ambientale qua non esiste, difatti nessuno controlla per davvero.
Anarchia totale e inesistenza di sanzioni reali, poiché il più delle volte gli autori non vengono identificati.

L’anarchia del Private Sector in Giamaica è una vecchia storia, diventata irreversibile con il governo di Andrew Holness, leader laburista già al terzo mandato governativo legato al partito repubblicano USA. Un connubio che risale ai tempi di Edward Seaga, fondatore del JLP (Jamaica Labour Party).
Seaga fu alleato di Reagan prima e Bush padre poi (appoggiò militarmente l’invasione di Grenada astenendosi su quella di Panama) quindi di conseguenza Holness è prostrato a Trump: quando all’ONU gran parte dei delegati di governo lasciarono l’aula per boicottare Netanyahu, l’ambasciatore giamaicano rimase seduto con i suoi pari grado di Stati Uniti, Italia e Argentina.
Sul tema spiagge, e la loro privatizzazione illegale oltre che sull’inquinamento da rifiuti, governo e privati nei sei anni del post Covid hanno fatto a gara per conquistare il podio del peggiore.

Galleria degli orrori
Nel 2020, in seguito all’acquisto dell’hotel Jewel da parte della catena Sandals di Adam Stewart (figlio del defunto Butch, il tycoon storico dell’isola), Mammee Bay Beach, spiaggia pubblica data in comodato alla comunità locale per attività di pesca nel 1976, venne praticamente espropriata da Stewart e incorporata nel resort. A nulla valsero le proteste di pescatori e gestori dei negozietti locali, che dalla sera alla mattina si trovarono senza lavoro, dopo che la pandemia li aveva già impoveriti a causa del lockdown. Holness, fresco di secondo mandato, non ebbe esitazioni nel revocare tutti i permessi, quindi la spiaggia fu transennata e chiusa al pubblico locale.
La Nepa, agenzia governativa per la tutela ambientale, non intervenne, e le proteste dei pescatori con i cartelli davanti alla nuova proprietà furono interrotte dalle security che spararono in aria. Proteste che si reiterano ogni anno, invano.
Circa duemila tra pescatori e venditori sono rimasti disoccupati, senza alcun risarcimento dal governo.

Di nuovo a St Mary: Tower Hill beach, una spiaggia unica proprio di fronte alla barriera corallina, è nel mirino della proprietà accanto, senza tener conto dei diritti di chi ne usufruiva.
Una mattina mi son svegliato, e ho detto “Bella, ciao!” a quella meraviglia: una ruspa stava demolendo il litorale a ridosso del muro della proprietà, bloccando le attività balneari e inquinando con la fanghiglia rimossa dallo scavatore il tratto di mare che va dalla riva fino alla barriera.

La Nepa, National Environment Planning Agency, addetta alla tutela dell’ambiente, è intervenuta dopo la mia chiamata, mandando un ispettore a intervistare il proprietario, che ha esibito un documento in cui risultava che i lavori fossero stati autorizzati dalla stessa Nepa. Ho chiesto comunque una visura catastale, per verificare se la spiaggia in questione facesse parte della stessa proprietà.
Intanto la ruspa andava avanti: una volta sbancato il tratto di litorale davanti alla barriera, danneggiando il fondo marino e forse le specie ittiche presenti, sono state disposte delle rocce artificiali, allargando i confini della proprietà.
Due giorni fa mi arriva una telefonata dallo stesso funzionario dell’ispezione.
La visura è stata fatta, confermando i miei sospetti: la proprietà Edgewater Villa, non aveva alcun diritto di fare quei lavori su una spiaggia pubblica.
Il muro di cinta era il limite, Edgewater poteva agire solo al suo interno.

L’invasione di una spiaggia demaniale e il danneggiamento del suo ecosistema, comporta in Giamaica una multa che va da un minimo di 300 euro o 3 mesi di prigione, fino a € 50.000 con 5 anni di detenzione, secondo l’entità del danno.
In Giamaica, meno dell’1% dei litorali dell’isola rimangono liberi per l’accesso al pubblico. Gli abusi grandi e piccoli come quelli descritti sono quotidiani e rimangono impuniti nel 99% dei casi.
Foto e video © F.Bacchetta
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