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Giamaica: rifiuti tossici, spiagge rubate e anarchia del privato. Errori e orrori del governo Holness (Parte due)
La prima parte di questo reportage si trova qui: Giamaica: rifiuti tossici, spiagge rubate e anarchia del privato. Errori e orrori del governo Holness
Galleria degli orrori 2°
Pur se la Giamaica è piccola, Holness ha il suo peso nello scacchiere geopolitico di Donald Trump, facendo parte del cerchio magico Maga, con Netanyahu, Milei in Argentina, Noboa in Ecuador, Bukele a El Salvador, e il nuovo arrivato, Abelardo de la Espriella, che ha vinto al fotofinish le elezioni in Colombia.
El Tigre, come lo chiama la stampa compiacente agile di lingua, ha dato il nulla osta alle perforazioni del Fracking, tecnica per l’estrazione degli idrocarburi che affonda nel terreno tubature per oltre due km, con una pressione da 4 fino a 30 milioni di litri d’acqua mista a sabbia e preparati chimici.
Questo stupro del territorio non solo spreca acqua che potrebbe essere trattata e diventare potabile per la comunità, ma inquina irrimediabilmente le falde acquifere sotterranee.

Quello che contraddistingue e unisce i componenti del circolo Trump è la loro attitudine alla distruzione dell’ambiente. Tornando in Giamaica, Holness in 9 anni consecutivi di mandato non ci ha fatto mancare nulla.
Nel 2024, dietro richiesta di residenti, faccio un reportage – pubblicato poi dal Fatto Quotidiano – sugli abusi ambientali dell’hotel Princess a Green Island, nella provincia di Hanover, un ecomostro di 2500 stanze, edificato in un’area di alta sensibilità ambientale.
Per dar spazio al cantiere, vengono sradicati 73 ettari di mangrovie, che costituivano l’habitat marino, fonte di sostentamento per la pesca locale.
Ma non finisce qui: durante i lavori, viene a mancare di continuo l’acqua sia a Green Island che nella provincia di Westmoreland, soprattutto a Negril sulle colline del West End.
Gli abitanti accusano il cantiere, che attinge acqua dall’unico impianto di Logwood sulle colline circostanti.
Gli impasti necessari al calcestruzzo succhiano 800mila galloni di acqua al giorno, tre milioni di litri.
Matthew Samuda, ministro dell’ambiente, dichiara a una conferenza interdetta ai media che l’albergo usa acqua della palude accanto, depurata attraverso il processo di osmosi inversa.
Viene sbugiardato da una influencer: l’autorizzazione per utilizzare acqua dal mare e dalle paludi al momento della conferenza è ancora in sospeso: la Nepa deve valutare gli effetti sul territorio. Senza contare che quella della palude è acqua salmastra, per cui se non trattata, non può mescolarsi a sabbia e cemento poiché il sale corrode la pasta cementizia.
Morale della favola: anche stavolta nessun risarcimento ai residenti. Holness ha concluso che la mancanza d’acqua era dovuta alla siccità e non al cantiere “idrovoro”. La Nepa ha provato a ripiantare coralli e mangrovie, ma il danno all’ecosistema è ormai irreversibile.

Melissa
Dove il governo giamaicano e le strutture a esso collegate hanno dimostrato tutta la loro inadeguatezza, è stato dopo il disastroso uragano Melissa che a ottobre 2025 ha raso al suolo la costa sud dell’isola, accanendosi su centri come Savanna-la-Mar e Black River (capoluoghi di provincia rispettivamente di Westmoreland e St Elizabeth) letteralmente spazzati via.
Scomparsi la scuola pubblica Mannings e il tribunale di Black River, mai ricostruiti. Per mesi lezioni e udienze si sono tenute sotto le tende o dentro prefabbricati.
Non sono mancate epidemie di leptospirosi e dengue, con il proliferare di topi e zanzare. 10 miliardi di USD le stime di danni, tuttora non quantificati per intero.
Ironia della sorte, l’uragano ha infierito sulle province che sono da sempre il feudo elettorale del PNP (People National Party), il partito d’opposizione.
Mentre la Costa Nord, roccaforte di Holness e del JLP, ha riportato danni limitati, prontamente risolti.
Dove il sistema è collassato totalmente nelle zone più colpite, è stato nella rete idrica ed elettrica. JPS (Jamaica Public Service) per la luce, e NWC (National Water Commission) per l’acqua, sono compagnie a partecipazione statale che agiscono in regime di monopolio, carenti nei servizi, e carissime nelle tariffe applicate. Il loro management, pur se allertato con largo anticipo, si è fatto cogliere impreparato: il 70% dei tralicci e delle tubature sono stati spazzati via senza che ci fossero le parti per sostituirli.
Sono dovute arrivare squadre dal Canada e da altri paesi per portarli a destinazione.
Tuttora, dopo 9 mesi, le comunità più distanti dai centri turistici vanno avanti con generatori autonomi e autobotti.
Per chi se lo può permettere, ovviamente.
Ma lo scandalo che sta facendo rumore riguarda l’housing, il piano case per rimpiazzare gli edifici distrutti o resi inagibili dall’uragano: 215.000, su una popolazione di meno di tre milioni in tutta l’isola, concentrati soprattutto lungo la costa sud. Secondo il senatore dell’opposizione Floyd Morris, neanche uno dei 5000 prefabbricati promessi dal governo è arrivato a destinazione.
Ancora più grave il fatto che il Senato a maggioranza governativa abbia votato contro l’emendamento del NHT (National Housing Trust), il fondo statale per la costruzione di nuovi alloggi che in casi di emergenza viene di norma rifinanziato.
Conclusioni
Le accuse rivolte al doppio standard del governo Holness scaturiscono dal fatto che le province massacrate dalla tempesta sono anche quelle dove il partito rivale PNP ha prevalso nei collegi locali dopo le elezioni di settembre.
Lo zoccolo duro dell’elettorato JLP è a St. Mary e St. Ann, specie a Ocho Rios, mecca delle navi da crociera.
Qui la gente ordinaria vive in uno stato di perenne apatia, pur di fronte a servizi carenti e strade in pessimo stato, poiché il ceto basso in gran parte non vota, per un mix autolesionista di ignoranza e menefreghismo, mentre l’upper class lo fa in maniera compatta, privilegiando un partito che mantiene i suoi privilegi, e che esaspera con la sua assenza la deregulation privata come nel caso dei rifiuti pericolosi e degli abusi edilizi.
Un do ut des che è un pugno in faccia all’ambiente e al turismo connesso.
La tendenza planetaria attuale è quella dell’astensionismo elettorale, l’arma più efficace nelle mani di governi corrotti e incompetenti per mantenere il potere, e respingere i cambiamenti che potrebbero incrinare lo status quo.
Foto © F.Bacchetta
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