«L’Italia revochi i controlli sui viaggiatori dalla Spagna o scatteranno contromisure»: così Madrid incalza il governo Meloni, che dal primo agosto ha sospeso Schengen dopo i fatti di Ceuta. Secca la risposta di Palazzo Chigi: «L’Italia non accetta ultimatum sulla propria sicurezza nazionale».
No, cara Giorgia: va bene la sicurezza nazionale, ma non a scapito della solidarietà e cooperazione internazionale. Isolare la Spagna oggi significa indebolire l’Italia domani: alla prima crisi sui nostri confini, pagheremo il conto di questo precedente.
Anche perché la sospensione di Schengen in questo contesto è pura propaganda, un sovereign-washing utile solo a sventolare la bandiera del pugno duro. La solita fermezza di facciata: si fa la voce grossa a uso e consumo dello storytelling interno per coprire il fatto che, sui dossier internazionali di vero peso (dal sostegno acritico a Zelensky alle compiacenze verso Israele), ci si adegua a decisioni altrui senza battere ciglio. Un sovranismo di cartone, buono per i social ma dannoso per la nostra proiezione diplomatica e per i nostri interessi nazionali-popolari.
Serve un’Italia “potenza di pace” e modello di giustizia sociale, capace di un’iniziativa geopolitica e geoeconomica autonoma, contro il sovranismo piccolo-piccolo e il globalismo delle ZTL.
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