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Le politiche neoliberiste si nutrono della menzogna


20 Ago , 2026| e
| 2026 | Visioni

Gualtieri, Spin Time, i fondi immobiliari e il diritto alla casa

Alla fine Roberto Gualtieri ha scoperto che i fondi immobiliari non hanno un cuore. È servito un intero mandato, ma ci siamo arrivati. Davanti alla vicenda di Spin Time il Sindaco di Roma ha improvvisamente assunto i toni del difensore del diritto all’abitare contro le ragioni della proprietà e della rendita immobiliare. Benissimo, si garantisca nel più breve tempo possibile una soluzione stabile alle famiglie, perché la casa è un diritto e non può diventare “materiale da campagna elettorale”. La domanda che va posta al sindaco e all’assessore al Patrimonio è, semmai, dove siano stati in questi cinque anni.

Basti pensare che già nel marzo del 2023 Andrea Catarci, allora assessore della giunta Gualtieri, annunciava pubblicamente che nel nuovo Piano Casa era previsto l’acquisto dell’immobile di Spin Time. Non usava formule prudenti. Parlava di una proposta “in via di ultimazione” e addirittura di un “cambio di passo” del sindaco, dell’assessore Zevi e dell’intera maggioranza sul tema dell’abitare. Arrivava a sostenere che a Roma governasse “una sinistra che fa la sinistra”, con un sindaco e una maggioranza dotati di “un’anima e una spiccata sensibilità sociale”.

Sono passati più di tre anni e quelle parole impongono oggi alcune semplici domande. C’è da chiedersi con chi parlassero gli amministratori capitolini quando annunciavano come imminente l’acquisto dell’immobile, visto che il gestore ha sempre dichiarato di non voler vendere. C’è da chiedersi su quali basi venisse presentata come prossima alla conclusione un’operazione che poi non si è realizzata e che cosa sia accaduto in tutto questo tempo. Sarebbe stato interessante affrontare anche questi temi durante la recente visita istituzionale a Spin Time. Semplici domande alle quali questa classe politica dovrebbe dare una risposta.

Oggi, dopo l’incendio e l’evacuazione dell’immobile, Roma Capitale si ritrova nuovamente a trattare con Investire SGR e, mentre le famiglie vengono trasferite in alberghi, case famiglia e altre sistemazioni temporanee, si scopre persino che il venir meno dell’emergenza potrebbe rendere più difficile una trattativa diretta, costringendo il Campidoglio a passare attraverso un avviso pubblico. Una vicenda che nel 2023 veniva descritta come vicina alla soluzione rischia così di tornare al punto di partenza.

Ma il punto politico va molto oltre Spin Time. Lo ha ricordato persino Marco Miccoli, già segretario romano del Partito Democratico: “Investire SGR non è scesa da Marte ora”. Il ruolo assunto dai grandi fondi immobiliari nella Capitale non è un fatto naturale né inevitabile. È anche il risultato delle scelte urbanistiche e politiche compiute negli anni. Ed è proprio qui che la recente rappresentazione di Gualtieri come antagonista dei fondi immobiliari diventa assai difficile da sostenere.

Nell’agosto del 2023 nasceva infatti la Fondazione Roma REgeneration, promossa da DeA Capital Real Estate SGR, Fabrica Immobiliare SGR e Investire SGR, cioè proprio il gestore del fondo proprietario dell’immobile di Spin Time. L’amministrazione capitolina accolse l’iniziativa con grande favore. L’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia spiegò di aver incontrato “più volte” le tre SGR e di essersi confrontato con loro su come “costruire una collaborazione con l’Amministrazione capitolina”. Salutò inoltre l’operazione come la dimostrazione che Roma stava diventando “sempre più attrattiva per gli investimenti”, capace di attirare “l’attenzione dei mercati e dei grandi partner”. Non proprio una dichiarazione di guerra ai fondi immobiliari.

Qualche mese dopo, davanti alle stime che attribuivano alla rigenerazione urbana romana un potenziale di 144 miliardi di euro entro il 2050, fu direttamente Gualtieri a invitare gli investitori a partecipare alla trasformazione della città, arrivando a rivolgersi loro con un esplicito “venite ad aiutarci a cambiare la città”. Nello stesso intervento annunciava un processo di “massiccia semplificazione” destinato a favorire gli interventi di rigenerazione pubblica e privata.

I fondi immobiliari, dunque, non hanno improvvisamente perso il cuore nell’estate del 2026. Sono gli stessi soggetti che questa amministrazione ha riconosciuto per anni come interlocutori centrali della trasformazione urbana.

Il MIPIM di Cannes è forse la rappresentazione più nitida di questo modello. È uno dei principali appuntamenti internazionali del real estate, il luogo nel quale città, fondi, grandi operatori immobiliari e investitori si incontrano. Roma Capitale si presenta lì per mostrare opportunità immobiliari, aree, trasformazioni urbane e occasioni di investimento. Il MIPIM è il luogo nel quale le città vengono rese presentabili al mercato, diventano piattaforme di valorizzazione e vengono offerte agli investitori.

Non è quindi la singola trasferta a Cannes il problema, ma l’idea di città che quella partecipazione rappresenta. La città non viene considerata principalmente come il luogo nel quale garantire diritti, redistribuire ricchezza e correggere diseguaglianze, ma sempre più come una piattaforma da rendere competitiva e attrattiva. Il patrimonio diventa una riserva di valore, la rigenerazione diventa investimento e l’amministrazione assume il ruolo di soggetto che crea le condizioni affinché il capitale privato possa intervenire. È difficile trovare una descrizione più chiara di una politica urbana liberista.

Ed è proprio per questo che lascia quantomeno perplessi vedere oggi gli stessi amministratori che hanno portato Roma davanti ai fondi immobiliari come una grande opportunità di investimento proporsi come paladini del diritto all’abitare contro l’insensibilità di quegli stessi fondi.

Quindi la domanda da porci è cosa abbia fatto concretamente questa amministrazione per garantire il diritto alla casa. Già nel 2023 vi erasno oltre 15.000 famiglie in attesa di un alloggio popolare e una situazione quotidiana drammatica sul fronte degli sfratti. Oggi sono oltre 17.000 le famiglie in attesa di una casa popolare. Dietro questi numeri ci sono famiglie con bambini, anziani, lavoratori poveri, persone che hanno diritto ad avere una casa e che, mentre aspettano, possono essere raggiunte dall’ufficiale giudiziario.

In questi anni si è parlato più volte di un protocollo sfratti che avrebbe dovuto costruire un meccanismo strutturale per impedire che famiglie già collocate utilmente nella graduatoria ERP venissero sfrattate prima di ottenere l’alloggio pubblico. Il protocollo è stato più volte annunciato, accompagnato da dichiarazioni e fotografie sui social, ma non è mai diventato quello strumento stabile e concreto di cui Roma avrebbe bisogno. Questa sarebbe stata una misura capace di incidere realmente sulla vita delle persone, molto meno spettacolare di una visita pubblica a Spin Time, ma assai più utile per chi rischia di ritrovarsi in strada.

Perché il diritto alla casa non esiste soltanto quando una vicenda diventa nazionale e arrivano televisioni, intellettuali e appelli pubblici. Esiste ogni mattina davanti alle porte delle famiglie sfrattate.

Ed è proprio da qui che bisogna ripartire. Perché la questione abitativa non può essere separata dal modo in cui questa amministrazione ha gestito il patrimonio pubblico, le trasformazioni urbanistiche e il rapporto con i territori. È lì che il modello liberista di governo della città mostra forse le sue contraddizioni più profonde.

Patrimonio pubblico, commissariamenti e diritto alla città

La questione abitativa non può essere separata dal modo in cui questa amministrazione ha gestito il patrimonio pubblico, le trasformazioni urbanistiche e il rapporto con i territori. È proprio qui che il modello neoliberista di governo della città mostra forse le sue contraddizioni più profonde.

La Delibera 104 del 2022 è stata presentata dall’amministrazione come lo strumento attraverso il quale ricostruire un rapporto tra Roma Capitale e le esperienze sociali della città. La rete CAIO denuncia da tempo che quella delibera ha invece introdotto meccanismi che riportano anche il patrimonio indisponibile dentro una logica economica, tra canoni, procedure comparative e criteri che finiscono per subordinare la funzione sociale dei beni alla loro redditività. Ma vi è di più. Quello stesso strumento che avrebbe dovuto regolare e rendere trasparente il rapporto con le realtà sociali si è rivelato anche lo strumento attraverso il quale è possibile procedere ad affidamenti diretti e arrivare persino a destinare patrimonio pubblico alla realizzazione di nuove scuole private paritarie. È anche per questo che CAIO continua a chiedere non una semplice migliore applicazione della Delibera 104, ma il suo superamento.

Il caso del Sant’Ambrogio rende questa contraddizione particolarmente evidente. Mentre numerose associazioni e realtà cittadine vengono sottoposte a procedure, canoni, richieste economiche e precarietà amministrativa, Roma Capitale ha scelto l’affidamento diretto e gratuito dell’immobile alla Comunità Ebraica per consentire, tra l’altro, il trasferimento di una nuova scuola privata paritaria. Una scelta che è stata contestata sul piano amministrativo e giudiziario e che è divenuta anche oggetto di un’interrogazione parlamentare e di un’interrogazione rivolta al Sindaco.

In quelle interrogazioni si richiama il ruolo della fondazione che si è fatta carico dei costi di ristrutturazione dell’immobile e si chiede espressamente se l’Amministrazione, prima di procedere all’assegnazione, fosse a conoscenza della provenienza di quei fondi e se avesse effettuato adeguate verifiche di due diligence e controlli antiriciclaggio. Si chiede inoltre quali motivazioni tecnico-giuridiche ed economiche abbiano giustificato un’assegnazione diretta per cinquant’anni e a canone zero, senza una procedura di evidenza pubblica, e quali verifiche siano state effettuate sui finanziamenti privati destinati alla ristrutturazione di un bene storico appartenente al patrimonio di Roma Capitale.

Quelle domande esigono risposte da parte degli amministratori pubblici. Non si tratta di formulare accuse, ma di pretendere trasparenza. Quando un immobile pubblico di enorme pregio viene concesso direttamente e gratuitamente per cinquant’anni, quando la sua ristrutturazione viene sostenuta da rilevanti finanziamenti privati e quando vengono formalmente posti interrogativi sulla provenienza di quelle risorse, la trasparenza non può essere considerata un dettaglio. Sono questioni precise poste alle istituzioni e che meritano risposte altrettanto precise, tanto più se confrontate con gli obblighi, i canoni e le procedure imposte a tante altre esperienze sociali e associative della città. È anche in questo doppio standard che emerge uno dei limiti più evidenti della Delibera 104 e della gestione del patrimonio che essa ha prodotto.

Il problema, del resto, non riguarda soltanto le politiche abitative e patrimoniali. Chi oggi dipinge il sindaco commissario e tutta la sua maggioranza come naturalmente schierati dalla parte dei movimenti dovrebbe parlare con le tante comunità territoriali che negli ultimi anni hanno conosciuto un’altra faccia dell’amministrazione.

La conosce bene l’Unione dei Comitati contro l’inceneritore di Santa Palomba. La conoscono i cittadini di Casal Selce. La conoscono i comitati che si battono contro lo stadio della Roma e per il Parco di Pietralata. La conosce il Comitato degli ex Mercati Generali. La conoscono i cittadini, le associazioni e i comitati impegnati nella difesa del verde pubblico e contro gli abbattimenti indiscriminati degli alberi (CURAA). E la conoscono le realtà riunite nella rete CAIO.

Sono vertenze diverse, con storie e obiettivi differenti, ma pongono domande che riguardano tutte il modo in cui Roma viene trasformata e, soprattutto, chi abbia realmente il potere di deciderne il futuro: i cittadini che vivono i territori oppure i fondi immobiliari e le fondazioni, anche quelle che si presentano come filantropiche, che dispongono di ingenti risorse economiche e di un accesso privilegiato ai luoghi nei quali si decide il destino della città.

Anche per questo bisogna uscire dalla rappresentazione comoda della destra contro la sinistra. Gualtieri ha costruito una parte importante della propria azione amministrativa utilizzando poteri straordinari attribuitigli dal Governo Draghi e mantenuti nel quadro istituzionale successivo sotto il Governo Meloni.

È il sindaco commissario per il Giubileo, cui sono stati estesi poteri anche nel campo dei rifiuti, e ha utilizzato poteri straordinari concessi in relazione a un grande evento religioso anche per portare a compimento opere e trasformazioni che con il Giubileo hanno poco o nulla a che vedere e che incideranno sull’assetto della città per i prossimi decenni, in alcuni casi per i prossimi cinquant’anni. È il sindaco che chiede ulteriori poteri e ulteriori deroghe.

È un modello che accentra le decisioni, riduce gli spazi di mediazione e trasforma troppo spesso il conflitto sociale e territoriale in un ostacolo da superare invece che in una componente essenziale della democrazia urbana.

Per questo è singolare vedere oggi costruita l’immagine del sindaco commissario e di tutta la sua maggioranza come nuovi paladini di una città pubblica che si oppone al predominio dei fondi. Lascia basiti, perché molti cittadini romani, in questi anni, hanno conosciuto qualcosa di molto diverso.

Uno dei miei maestri, il professor Paolo Maddalena, con il quale molti anni fa abbiamo dato vita all’esperienza di Attuare la Costituzione, ha dedicato ne Gli inganni della finanza pagine fondamentali alla critica del neoliberismo e alle menzogne sulle quali si fonda il predominio della finanza. Credo che quella lettura descriva bene il paradosso di questi giorni.

La menzogna non consiste nell’affermare che oggi bisogna salvare Spin Time. L’esperienza abitativa di Spin Time deve essere preservata.

La menzogna sarebbe utilizzare questa battaglia per cancellare cinque anni di politica urbana. Perché Investire SGR non è arrivata da Marte. È la stessa Investire che nel 2023 fondava Roma REgeneration insieme ad altre grandi SGR mentre l’assessore Veloccia annunciava con entusiasmo la collaborazione dell’amministrazione con quei soggetti. È la stessa città che è stata portata al MIPIM di Cannes per essere mostrata agli investitori internazionali. È la stessa amministrazione che ha fatto dell’attrattività, della valorizzazione, della semplificazione e dell’investimento privato una parte centrale della propria politica urbanistica. È la stessa maggioranza che ha approvato e applicato la Delibera 104.

Ed è la stessa amministrazione contro la quale si sono mobilitati l’Unione dei Comitati contro l’inceneritore di Santa Palomba, i cittadini di Casal Selce, i comitati contro lo stadio della Roma e per il Parco di Pietralata, il Comitato degli ex Mercati Generali, i cittadini, le associazioni e i comitati impegnati nella difesa del verde pubblico e contro gli abbattimenti indiscriminati degli alberi (CURAA), insieme alle realtà della rete CAIO.

Ed è soprattutto la stessa città nella quale oltre 17.000 famiglie aspettano ancora una casa popolare mentre ogni giorno altre famiglie perdono quella in cui abitano.

Per questo vedere oggi il sindaco commissario e tutta la sua maggioranza rappresentati come i nuovi paladini di una città pubblica che si oppone al predominio dei fondi lascia basiti. Non servono nuove narrazioni costruite alla fine della consiliatura. Servono politiche pubbliche. Date una casa alle famiglie che ne hanno diritto, rendete finalmente operativo un vero protocollo sfratti, impedite che chi aspetta un alloggio popolare venga nel frattempo messo in strada, recuperate il patrimonio pubblico invece di piegarlo alla logica della rendita.

Ascoltate l’Unione dei Comitati contro l’inceneritore di Santa Palomba, i cittadini di Casal Selce, i comitati contro lo stadio della Roma e per il Parco di Pietralata, il Comitato degli ex Mercati Generali, i cittadini e le associazioni che difendono il verde pubblico, la rete CAIO e tutte quelle comunità alle quali in questi anni è stato chiesto troppo spesso soltanto di accettare decisioni già prese.

Perché la questione, alla fine, è molto semplice. Una città non deve avere un cuore. Deve avere un governo che scelga da che parte stare. E dopo un intero mandato è legittimo chiedere a Roberto Gualtieri non solo che cosa dica oggi davanti a Spin Time, ma da che parte abbia governato Roma fino a ieri.

Di: e

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