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Doppi standard e allineamento strategico: quando si temono (e si vogliono contrastare) critica e dissenso


25 Ago , 2026|
| 2026 | Visioni

Siamo oramai talmente abituati alla logica del doppio standard, e a ignorare le palesi contraddizioni che circondano una serie di narrazioni, quasi al punto di non rendercene conto?

Questo è vero solo in parte, per essere precisi solo per coloro per i quali il cosiddetto mainstream rappresenta ancora la fonte primaria di informazione. Parliamo solo di una parte della popolazione, perché non sono pochi quelli che – per disaffezione e disinteresse, problemi della quotidianità e/o la convinzione che certi fatti non li possano o debbano riguardare – si sono estraniati da quel che accade attorno a loro (gossip a parte…).

Prima di arrivare al nocciolo della questione, facciamo qualche esempio concreto. Pensiamo alle componenti radicali, talune di ispirazione dichiaratamente filonazista, presenti in Ucraina. I movimenti che si ispirano a un passato oscuro non sono pochi, e li ritroviamo in molte parti del vecchio continente, eppure per quanto – giustamente – messi al bando e contrastati in Occidente, quando la narrazione si sposta verso la ex repubblica sovietica sembra calare un muro di silenzio, o perlomeno scattano una serie di tentativi, più o meno riusciti, di sminuirne ruolo e importanza.

Pensiamo, ancora, alle vere proprie crociate indette contro il fenomeno dell’integralismo religioso, specialmente di matrice islamica, che però non impedisce di elevare al rango di uomini di stato e governanti rispettabili, ricevuti con tutti gli onori, personaggi che hanno avuto un passato perlomeno discutibile sotto questo profilo. E gli esempi potrebbero continuare.

In questi casi, specie nel mondo dell’informazione indipendente, si utilizza spesso l’espressione “doppi standard”, che indubbiamente è presente in certe dinamiche – ricorderemo il riferimento a un certo figlio di buona donna fatto da un presidente degli Stati Uniti –, anche se probabilmente sarebbe più corretto parlare di allineamento strategico. Un discorso che può essere fatto per la politica, ma che si sposa perfettamente anche con le logiche del mainstream, che in diversi casi esercita un’influenza assai più rilevante di molti uomini (e donne) di governo nel forgiare (e/o distrarre) l’opinione pubblica.

Il concetto di allineamento strategico non si ispira a criteri di ordine morale e/o principi di coerenza – evocati all’occorrenza e presto accantonati quando non più sostenibili – bensì a una logica semplice ed elementare: chiunque stia della mia parte, a prescindere dalle ragioni alla base della scelta, va difeso e tutelato, anche oscurando passaggi o caratteristiche poco lodevoli. Viceversa, quando si tratti di soggetti non allineati il percorso che si segue è esattamente opposto: esaltare le negatività, tacendo (o parlandone il meno possibile) di tutti quegli aspetti che potrebbero gettare una luce diversa, a tratti persino favorevole, del cattivo di turno.

Come insegna la filosofia orientale nulla è stabile o immutabile, difatti quando cambiano i tempi (e gli interessi) si fa presto a rovesciare il tavolo (e la narrazione), ragion per cui l’amico di ieri diviene il nemico di oggi, o viceversa.

Mi rendo conto che a qualcuno tutto questo potrebbe sembrare, non a torto, la classica scoperta dell’acqua calda, ma richiamare una simile chiave di lettura potrebbe ritornare utile quando ci si confronti con la pletora di soggetti, vittime o complici della narrazione dominante, intolleranti nei confronti di chiunque voglia anche solo insinuare il germe del dubbio.

Verrebbe alla mente il caso di un noto e stimato professionista dell’informazione, che anni fa ammise nei propri interventi di avere sminuito l’impatto delle misure di austerità imposte alla Grecia, per non mettere in cattiva luce le politiche della UE o del FMI; o se preferite, quello di certi esperti che preferirono tacere sulle possibili contro indicazioni di talune scelte sulla politica sanitaria e securitaria, per non creare sfiducia nel rimedio portentoso.

Il problema è che quando subentra la paura (e la voglia di tacitare) il pensiero critico e/o del dissenso, in nome di un pensiero unico eticamente e geopoliticamente corretto, si avvia un percorso estremamente pericoloso. E se nel passato si è fatto ricorso alla violenza fisica, oggi si privilegiano sistemi molto più subdoli, che vanno dall’etichetta infamante, alla perdita della carriera, fino alla privazione dei mezzi di sussistenza.

Tornano alla mente le parole dei nonni, che certi periodi li hanno vissuti sulla propria pelle. Ma se sei così convinto delle tue idee, che bisogno hai di imporle al prossimo con la forza?

Meditate gente, meditate (e ricordate).

Di:

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