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Sul materialismo logico. In difesa dell’IO dall’IA


11 Set , 2026|
| 2026 | Visioni

Contro le pretese funeste dell’IA (Intelligenza Artificiale) e del PU (Pensiero Unico), imposto dal Potere Neoliberale e Neoliberista (PNL), noi predichiamo il materialismo logico. Alla base del PU prima, che precede l’IA, ci sta il formalismo e la pretesa che la forma sia superiore alla materia e che inglobi in sé la materia, nonché il virtualismo, di cui tratteremo, il quale riduce tutto ad una weltanschauung unilaterale, unidimensionale e totalitaria. Ci troviamo di fronte ad una sorta di totalitarismo gnoseologico che è molto più pericoloso del totalitarismo politico che abbiamo sperimentato coi fascismi e derivati. Tutte le visioni vengono fluidificate in una liquidità e morbidità sociale che però rischia di liquidare tutte le intelligenze e i cervelli pensanti. L’aberrazione dell’Unico Intelletto ha origini antiche e risiede nel panteismo e nel panpsichismo, nell’averroismo e nelle visioni logiciste di Lullo, di Leinbniz (Caratteristica Universale), di Kant, di Hegel e di altri. La pretesa panlogista è stata corrosa nel tempo – e meno male! – ad esempio dalla Scuola di Francoforte (es. L’uomo ad una dimensione di Marcuse, La Dialettica dell’Illuminismo di Adorno-Horkheimer), dai caustici paradossi di Russell, dai teoremi di incompletezza di Gödel e da altre sode critiche. Il problema, però, che si pone oggi è diverso ed è sottile. Si crea un Persona Artificiale (PA), come può essere l’IA, che può soppiantare le persone reali. In altri tempi, ad esempio, con lo statalismo esagerato si erano create delle persone artificiali politiche che venivano letteralmente adorate, tipo il Leviatano hobbesiano o lo Stato hegeliano. Ora si crea una PA che di fatto è virtuale, un Moloch che divora i bambini, cioè i cervelli pensanti. Al di là che c’è una differenza abissale tra PA e persona naturale e questo dovrebbero capirlo bene tutti, perfino i bambini che già dalla più tenera età stanno attaccati notte e giorno a questi stupidi cellulari! A parte le differenze teologiche, trinitarie che non stiamo qui a rammentare, ci sono delle differenze ontologiche ed anche logiche. Babele è il simbolo di una hybris inaudita: la lingua unica di Babele porta sempre, inevitabilmente, alla Babele delle lingue, perché non può esistere di fatto un linguaggio unico, assoluto, mono-telico, come una forma mentis totalitaria. Sarebbe troppo lungo prendere in esame tutti i presupposti che portano inevitabilmente nella direzione di una IA e prendiamo solo ad esempio Kant: non per Kant, che è un pensatore di tutto rispetto, anche liberale, ma per l’uso spropositato del kantismo, del formalismo logico che è stato fatto per creare un idolo così subdolo, così malefico, come l’IA.

Il problema non è qui l’IA in sé che potrebbe essere utile all’umanità, alleviare il lavoro etc. Ci sono sicuramente dei vantaggi. Ma è: chi sta dietro l’IA? E a che pro? Quali poteri economici forti ci stanno? Quali fantasmi? Questi fantasmi di Eduardo? Prima il fantasma che si aggirava per l’Europa era lo spettro rosso. Oggi è il super-capitalista invisibile, il meta-capitalista. Questo meta-capitalismo è la forma più mostruosa di capitalismo che possa essere stata prodotta dall’homo sapiens sapiens, del quale di sapiens è rimasto ben poco. Non esiste una IA assolutamente neutra, o neutrale: questo dobbiamo mettercelo bene in testa! Dietro ci sono degli indirizzi ben precisi, indotti. Il fine ultimo è l’annullamento di ogni criticità, di ogni ragionamento, passando anche attraverso una para-logica pseudo-dialettica, ove le differenze sono annullate e fluidificate, se non liquidate nel pensiero liquido, o debole (cioè dei deboli di mente), paredro della società liquida, già denunziata da Bauman. È tutto voluto, intenzionale. Come sarebbe più facile creare un Nuovo Ordine (NO) in un liquido caos! Talete già aveva intuito che dall’acqua si può creare un universo: pensate da un’acqua sociale, politica, culturale. Questa società oramai è come una nave che fa acqua da tutte le parti. Le classi sociali sono state annientate in un marasma onnicomprensivo, individualistico, atomistico, monadico. Queste monadi viventi non sono purtroppo senza finestre, né porte, ma tutte appiccicate alla porticina dei cellulari brucia-cervelli. La classe non è acqua! Non può essere acqua!

Per combattere questo meta-capitalismo non serve più la rivoluzione armata: si rischierebbe di combattere contro i mulini a vento, come don Chisciotte. Ci serve una rivoluzione culturale, morale e spirituale, che coinvolga soprattutto i giovani e che favorisca lo sviluppo di un atteggiamento fortemente critico contro l’IA, il PU indotto e la PA.  L’IA, la PA e il PU sono emanazioni dirette del PNL. Quindi bisogna contrastare in ogni modo questo Potere Assoluto. Qui ci troviamo di fronte a un nuovo assolutismo plutocratico, neofeudale, gerarchico, oligarchico, fatto di consorterie segrete, tipo sette carbonare, ma non tanto carbonare, ma diamantine. Alla base ci sta sempre il carbonio, ma non nella sua veste nera, ma in quella lucente e preziosa.

È chiaro che le democrazie di fronte questo nuovo Roi Soleil che assume in sé ogni potere, in quanto il potere politico è oramai asservito a quello economico globalista, rischiano di diventare carta straccia ammuffita e stantia, compreso le nostre oramai tanto osannate Costituzioni, che di fatto stanno diventando copioni da teatri di marionette.

Ce la prendiamo con Kant, tra tutti gli altri, non solo per le sue idee, in parte anche politicamente mono-liberal-liberiste, ma per il semplice fatto che il meccanismo della IA deriva in fondo dalla sua pretesa di presupporre surrettiziamente e senza adeguata dimostrazione una forma pura di un intelletto incosciente. Questa forma, presumibilmente trascendentale ed aprioristica in fondo impone una dittatura sulla materia. Parlo di forma perché in fondo tutte le forme pure della Ragion Pura, già riassunte da Schopenhauer in Spazio-Tempo-Causa, cioè nel principio di Causa, cui si oppone, perlomeno, una Voluntas a-casuale, possiamo sintetizzarle nell’Io puro, o Io penso. In pratica l’Io sarebbe la forma pura della Natura, che impone sulla Natura il suo manto. Prendete lo spazio e il tempo, per Kant hanno un valore assoluto, peggio di Newton, ma sono semplici forme mentali, tipo Matrix. O tipo come se fossimo sempre al cinema con gli occhiali tridimensionali! La tridimensionalità, cioè tutto l’impianto euclideo è solo mentale! Fuori la realtà è non-euclidea. Questo in parte è anche vero, però non possiamo assolutizzare. Come possiamo dimostrare una cosa del genere? È impossibile. Kant apre le porte all’idealismo moderno che porta inevitabilmente all’IA. 

Dietro s’asconde un neo-titanismo e neo-prometeismo romanticheggiante, ma che di romantico ha proprio nulla, se non la pretesa di dominio sulle menti. Farti credere che sei un eroe, ma per annullarti e ridurti ad un fantasma, uno zombie intellettuale! Questo io, però, non è personale: è questo il problema. E se non è personale deve essere per forza artificiale, cioè creato da qualcuno. Cosa è o chi è questo io? L’intelletto divino? No. Allora è un intelletto creato, ma da chi? Dall’Assoluto!? Questo Io è l’emblema dell’IA. Questo è un falso io: il vero io è quello che ogni persona reca in sé come il tesoro in uno scrigno. Il vero io è unico, irripetibile, singolare. Ricordiamo quel benedetto Kierkegaard: il singolo è superiore a ogni specie. Questo è il vero, naturale io, non l’io artificiale, creato a tavolino per confondere tutti, anche i più forti, non solo di intelligenza.

E poi l’io non è una forma, perché è la sorgente delle forme, cioè la materia prima psichica, quella che Tommaso definisce quodlibetale[1]. La favoletta del fenomeno e del noumeno è servita per far fuori l’essere e ridurre tutto ad apparire. La società dell’apparenza oggi trionfante deriva anche essa, in fondo, da questo dualismo kantiano. Ciò che si vede e ciò che non si vede: ciò che non si vede non sappiamo cosa è, dunque non esiste. Va bene! Ecco la dittatura della vista su tutti i sensi! Questo dualismo ha infettato poi la filosofia, basti pensare a Schopenhauer – rappresentazione e volontà, a Nietzsche – Apollo e Dioniso -, a Freud – Io ed Es.

Ma allora noi contro questo formalismo assoluto proclamiamo il materialismo logico. Visto che non possiamo più parlare di analogia entis, allora professiamo l’analogia mentis. Le menti non sono tutte eguali nella forma. No! No! No! Le IA sono così, ma non le menti umane, che sono uniche, irripetibili, originali e non possono essere equiparate a macchine benpensanti. Cartesio aveva almeno salvato la res cogitans dal meccanicismo! Nessuna IA sottostà al principio di intenzionalità. Come possiamo equiparare un computer, o qualsiasi elaboratore informatico, ad una mente? Follia pura, altro che Ragion pura! Caverna platonica! Ecco i nuovi cavernicoli trogloditi attaccati allo schermo! Siamo noi! Dobbiamo liberarci da questa cavernosità logica e gnoseologica. È tenebra. La luce risplende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. Come ci liberiamo? Ci vuole uno che ci tiri per i capelli e ci trascini fuori della grotta davanti alle cose così come stanno. Questo è il nuovo rivoluzionario oggi. Questa società ha bisogno di rivoluzionari: in questo senso!

Rispetto all’opera di unificazione del molteplice sensibile le categorie, le vecchie leges entis, divenute leges Mentis, sono le funzioni relazionanti, che a loro volta sono relazionate da un principio di unificazione meta-categoriale (la categoria di tutte le categorie che è come l’insieme di tutti gli insiemi di Russell, cioè un principio contraddittorio), che sarebbe l’Io penso, cioè il puro Pensiero impersonale, l’attività produttrice delle intuizioni e delle categorie e perciò organizzatrice del fenomeno. Ci sembra una perfetta descrizione dell’IA. Il problema è che questo Io, che è l’io impersonale dell’IA, rischia di diventare con niente un novello Assoluto fichtiano da adorare e poi un risorto Spirito hegeliano, uno spirito reale. Oggi non si può parare più di società liquida, ma eterea: tutto è proiettato in uno schermo con canali immateriali indotti. Questo deve studiare la nuova metafisica: cos’è questo mondo virtuale? Da chi è stato creato? Perché è stato creato?

C’è un problema di fondo: come fa ad esistere un io che non sia una persona? Sarebbe come dire esiste una coscienza, ma incosciente, o un’autocoscienza senza coscienza! È un mostro. L’IA è un mostro inintenzionale. Come facciamo a mettere in mano a questo novello Leviatano i bottoni della stanza (dei bottoni naturalmente) donde si attivano le espulsioni, ad esempio, di ordigni di distruzione di massa? E con tutti gli errori che l’IA commette, già oggi? Se è imperfetta una persona naturale, quanto più una PA che è creata da una persona già imperfetta. O vogliamo credere ancora alle favolette di Frankenstein? Non si può creare un homunculus? Non avrebbe un’anima. L’IA non ha l’anima! Non ha una coscienza morale. Vogliamo capirlo o no? Non ha una coscienza sociale. Bisogna stare attenti! Non diciamo di non usarla, ma di saperla ben adusare. Dobbiamo far sviluppare un senso critico, anzi criticissimo delle cose. Questo deve essere il compito della formazione oggi, non di formare degli automi, degli esecutori e non dei pensatori, come abbiamo più volte denunziato su “La Fionda”, lanciando i nostri bersagli contro l’aziendalizzazione della formazione e dello stato.

Contro il formalismo predichiamo il materialismo logico: riprendiamo il principio della scuola francescana. Formae educuntur e potentia materiae. Le forme sono partorite dal seno della grande Madre, la Materia. Qui parliamo non solo di Materia fisica, ma di Materia logica, del pensiero. Le forme sono diverse da una mente all’altra, non esistono forme uniche, assolute, mono-ideali, ideocratiche. Si sono fatte tante storie contro le ideologie. Tutta la postmodernità si è erta contro la modernità liquida! Assolutamente: no! No! No! Rispondiamo qui a Kant ed agli elaboratori di IA come Aristotele rispose a Platone, anche se qui si tratta di idee (forme) apriori, non innatistiche (anche se la differenza tra apriorismo ed innatismo ci pare  talmente labile come quella tra la nebbia e l’infinito ne “Il viandante sul mare di nebbia” di Friedrich, simbolo del romanticismo, o forse come le differenze dell’Assoluto schellinghiano, che Hegel con una battuta definì come “la notte nera in cui tutte le vacche sono nere”), trascendentali: «Si può dubitare dell’utilità delle idee per le cose sensibili. Esse idee non sono la causa né di movimenti, né di mutazione, né recano alcun aiuto alla scienza degli altri esseri, né possono giovare alle cose esistenti, perché non sono immanenti alle cose che partecipano di esse. Dire poi che le idee sono modelli e che in tal maniera le cose partecipano di esse, è parlare a vuoto e con metafore poetiche. Una qualsiasi cosa può essere e diventare somigliante a un’altra cosa senza copiarla. Non si comprende poi come possa ammettersi che l’essenza, cioè l’idea, esista separata da ciò di cui è essenza. Se così fosse, come potrebbero le idee essere essenze di oggetti da cui fossero separate? Mentre il compito del sapere è di cercare la causa delle cose manifeste, questo proprio si trascura. Nulla infatti si dice della causa generatrice del movimento. Si crede di spiegare la sostanza degli esseri reali, dicendo che vi sono altre sostanze, cioè le idee, ma non si spiega per nulla come le idee possano essere sostanza e causa degli esseri reali»[2].

Bisogna applicare un sano rasoio di Occam ai capelli dell’IA, che come quelli di Medusa, sono serpenti velenosi a sonagli, che inebriano le menti del vino della corruzione del pensiero, non del seme divino e incantano come le sirene. Bisogna tapparsi le orecchie e attaccarsi al palo come Ulisse, cioè Nessuno. Oggi più che mai si rischia di ridurre la persona a pirandelliana maschera (1 – 0 – 100.000). Ma sotto ogni maschera c’è sempre una dimensione interiore, un volto. L’iperuranio dell’IA va demolito, perché ti catapulta dritto in una platonica caverna senza uscita, la cui entrata è molto larga, come quella che conduce alla perdizione dell’inferno, di cui scrisse il Vate: «Lasciate ogni speranza voi ch’entrate». Speriamo che non divenga così questa novella caverna creata apposta dai poteri forti dell’economia per confondere le genti. Non cadiamo in specchi per le allodole, ma ragioniamo. Dobbiamo difendere l’IO dall’IA, il vero io dal falso io, questo è il compito nostro. Se rimaniamo attaccati alle poltrone della caverna, come a quelle di un teatro, o di un cinema, o peggio, di un parlamento, allora addio! La vita è sogno: un’altra bufalata che conduce dritto alla perdizione dell’IA.

Tommaso naturalmente per le sostanze composte prevede una forma unica e il principio di individuazione viene inquadrato nella materia, cioè nella pura quantità, non nella qualità[3]. E qui abbiamo da eccepire: applicando l’ilemorfismo alla mente, e non all’ente, seguendo sempre la scia idealizzante della scuola germanica, dobbiamo ricorrere al dottor sottile, a Scoto. Anche la forma è singola e non unica e cangevole: la differenza è veramente sottile. Dobbiamo ricorrere al principio dell’ecceità di Scoto, non solo riguardo all’ente, il che è passato in disuso, anche se si è passati dalla critica alla metafisica alla metafisica critica nella scienza: il principio di individuazione non risiede soltanto nella quantità, ma anche nella qualità (l’ultima forma adveniens). Le forme sono generate dalla materia e non viceversa. Non è la forma che crea la materia, ma la materia che crea la forma. E poi ci sono degli errori grossolani, che ricorrono puntualmente anche nell’IA: Kant confonde le cause metafisiche e fisiche con quelle logiche e quelle logiche con quelle virtuali rispetto alla mente, e non all’ente, cioè che riguardano il modus existendi dell’oggetto nella mente, se non con quelle eminenziali, come quando presuppone le idee pure come concetti limiti.

Ma chi è questo Io Penso? Non il Cogito di Cartesio, ma ci pare il suo Genio Maligno, che ha creato un mondo illusorio. E tale stesso errore si ripete nell’IA.  Ma al di à del grande Kant, che rimane un pilastro della filosofia, il padre della Gestalt, bisogna stare oggi attenti all’IA. L’IA è il Genio Maligno cartesiano! L’IA è la creatrice d’un somnium Scipionis (la vita-sogno), pertanto è paradossale. Noi non diciamo di non adusarla, ci sono tanti vantaggi, ma di sviluppare un forte senso critico verso di essa. Questo deve essere il nuovo criticismo, proprio come quello kantiano a suo tempo, che si deve sviluppare oggi contro queste tendenze deleterie. E ci rivolgiamo soprattutto ai giovani cervelli pensanti, altrimenti, come abbiamo espresso in copertina, rischiamo di sviluppare non un intelletto agente, che si presuppone non unico anche questo, ma singolo, cioè unicuique suum, ma un intelletto in-agente.

Infine vorremmo concludere partendo da una riflessione di Bergson: «L’istinto perfetto è la capacità di utilizzare o anche di costruire strumenti organizzati. L’intelligenza perfetta è la facoltà di fabbricare e di impiegare strumenti inorganici. L’istinto è dunque necessariamente specializzato, non essendo che l’utilizzazione, per un oggetto determinato, di un determinato strumento. Al contrario, lo strumento fabbricato intelligentemente è uno strumento imperfetto. Non si ottiene che a prezzo di uno sforzo. Esso è quasi sempre di uso difficile. Ma poiché è fatto di materia inorganica, può assumere qualsiasi forma, servire a non importa quale uso, trarre l’essere vivente da ogni nuova difficoltà che nega a conferirgli un numero illimitato di poteri»[4].

Capite allora che l’intelligenza artificiale non può esistere, è una contradictio in terminis: nessuna intelligenza può creare un’altra intelligenza dal nulla, se non è un Dio o un Ente supremo, non certo l’uomo. L’IA non è altro che un istinto artificiale indotto. Ci dispiace per Robin (non Hood) ma non potrà mai esistere un “L’uomo bicentenario”. È una illusione umana. È un’alienazione sibi in alio, tra l’altro molto pericolosa. Questa è l’apologia del vero Io, in difesa di ogni autentico Io, dal falso io, cioè l’IA.


[1] Sebbene si riferisca all’ente, qui s’intende alla mente, comunque Tommaso distingue la materia prima, o quomodo libet, in qualunque modo, dalla materia seconda, signata quantitate, cioè dimensionata, che assume determinate caratteristiche spaziotemporali.

[2] Aristotele, Met., I,9. Naturalmente qui dobbiamo intendere per “idee” le forme pure dell’IA.

[3] Sarebbe, come abbiamo detto, la materia signata quantitate. Così le sostanze composte si moltiplicano negli individui per la moltiplicazione delle segnature quantitative, mentre quelle semplici? Il problema non è da poco: qui Tommaso prevede per le sole e pure forme solo una distinzione potenziale rispetto all’atto, cioè solo una distinzione logica. Invece noi crediamo che vi sia anche una materia spirituale, o noetica, o pneumatica.

[4] H. Bergson, L’evoluzione creatrice, II.

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