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2026, AfD sfonda nei Länder: Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania


21 Set , 2026|
| 2026 | Visioni

I risultati delle ultime elezioni in Germania hanno visto risultati molto positivi per il partito definito estremista AfD: il 6 settembre 2026 in Sassonia-Anhalt e il 20 settembre in Meclemburgo-Pomerania. In entrambi i casi Alternative für Deutschland è il primo partito. Vi sono state anche le votazioni a Berlino (città e Land al tempo stesso), in cui il pur lusinghiero risultato (13,5%, aumento di 4,4 punti percentuali) non costituisce un vero e proprio sfondamento: AfD è la quarta forza politica dopo Linke (26%), CDU (20%) e Verdi (15,5%), surclassando la SPD.

Tutto ciò ha fatto scattare il solito allarme sull’ascesa del nazismo, fra cortei antifascisti in piazza, dichiarazioni degli altri partiti sulla vigenza di un cordone sanitario (in tedesco si usa l’espressione «muro tagliafuoco», ma è lo stesso concetto: nessuna discussione né alleanza) e reazioni delle tremebonde oligarchie europee.

Berlino, città cosmopolita e dalla forte tradizione di sinistra, non pare sufficientemente rappresentativa di una tendenza generale, che appare invece piuttosto netta nei due Länder. In Sassonia-Anhalt il risultato è stato esplosivo: AfD (Alternative für Deutschland, «Alternativa per la Germania») è arrivata al 44% dei voti, raddoppiando il risultato precedente, mentre la CDU, partito alla guida del Land, è crollata miseramente, passando da 506mila voti nel 2021 a 226mila: dal 37% al 17%.

Peggio ancora per il partito del cancelliere il risultato in Meclemburgo.

2026, AfD sfonda nei Länder: Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania

Lì la SPD regge, sostenuta dalla popolare presidente del Land, con un saldo 35,5%; Linke e Verdi sono poco sopra la soglia, mentre la CDU non riesce a raggiungerla, restando fuori dal parlamento locale. Una catastrofe epocale.

AfD e la Sassonia

AfD è un partito nato come liberale euroscettico, che ha assunto posizioni sempre più marcatamente identitarie. Non essendo riuscito all’inizio a raggiungere la soglia di sbarramento, ha cambiato pelle dopo la crisi dei rifugiati del 2015-16, entrando così nelle istituzioni. Dopo il Covid e la guerra ha avuto uno scatto ulteriore, diventando il primo partito della Germania. Le posizioni anti-immigrazione e anti-Islam, unitamente a una postura nazionalista, lo hanno fatto indicare come estrema destra, se non come nuovo nazismo. Come ulteriori elementi di divergenza rispetto alle classi dirigenti tedesche si possono elencare l’antieuropeismo — espresso dalla stessa leader Alice Weidel in una famosa intervista — e il rifiuto delle sanzioni contro la Federazione Russa, il che rende il profilo antisistema del partito molto forte, almeno a parole.

A questo voto di settembre in Sassonia è passato da 224mila a 576mila voti, con un’affluenza record, quasi all’80% degli aventi diritto. Gli altri partiti che hanno superato lo sbarramento sono: i socialdemocratici della SPD (che hanno guadagnato un pochetto: dall’8,4 al 9,3%), la Linke, in flessione (dall’11 all’8,6%, ma con poco meno dei voti di prima: la grande affluenza rende la stessa cifra più piccola in termini percentuali); i Verdi, andati piuttosto bene (dal 6 all’8,9%), e il partito BSW di Sahra Wagenknecht, che entra per il rotto della cuffia.

Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania sono Länder dell’Est, fra i più poveri dell’intera Germania. Il brivido che scuote le cancellerie è dovuto all’eventualità che AfD possa governare da sola la regione ottenendo la maggioranza assoluta dei seggi. Ma il timore più grande è che il risultato prefiguri una tendenza generale destinata a dilagare nel resto del Paese.

Sassonia: un voto di classe?

Quando sono usciti i risultati della Sassonia è scattata la caccia al «chi-ha-votato-AfD», con il consueto snobismo progressista che legge il risultato in termini di istruzione: hanno vinto i più ignoranti. Ma un altro tipo di rilevazione racconta una storia diversa: AfD è prima, a pari merito con la CDU, al 31% tra i pensionati, ma tra gli operai arriva addirittura al 61%, con il 52% tra i lavoratori autonomi e il 46% tra gli impiegati. Fra chi si dichiara insoddisfatto della propria condizione finanziaria, AfD viaggia verso il 70% e nessuno degli altri partiti raggiunge il 10%. Al di là della puzza sotto il naso che spira dalle parti di Piddinia, è evidente che ci sono problemi quanto mai reali.

Se guardiamo all’età, AfD tocca il suo massimo, il 53%, tra i 35 e i 44 anni, mentre la Linke vede il suo risultato migliore, il 17%, tra i giovanissimi (18-24 anni). Ciò nonostante, AfD non solo ha la maggioranza relativa nella fascia giovanile nella sua interezza, ma fra i giovani maschi ha addirittura quella assoluta.

2026, AfD sfonda nei Länder: Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania

Mentre nel 2016 si scatenò una campagna di disprezzo verso le fasce più anziane che avevano votato Brexit, mentre i giovani avrebbero votato per il futuro, oggi il voto giovanile non sembra così cool.

Il futuro, nel caso tedesco, sembrerebbe assai meno denso di idealismo progressista: il cancelliere Merz, che ha annullato un incontro con Trump dopo che questi si era congratulato con AfD per la vittoria, ha un 9% di gradimento in Sassonia; solo il 7% degli abitanti della Germania orientale valuta positivamente il suo operato, mentre il 91% è insoddisfatto del suo lavoro. Se le elezioni per il Bundestag si tenessero in questo settembre, nell’Est della Germania l’AfD otterrebbe il 45% dei voti. Solo il 12% degli elettori sosterrebbe la CDU/CSU, secondo i risultati di un sondaggio Forsa per RTL/ntv.

Il cancelliere Merz ha escluso per ora la possibilità di dimettersi, anche se numerose fonti di stampa riportano che, dietro le quinte, il suo stesso partito sta valutando la sua sostituzione. L’oligarchia tedesca non ha molte scelte. Le impopolarissime riforme, come quella delle pensioni, stanno frantumando il consenso delle forze al governo nazionale: la SPD, tuttavia, ha i partiti progressisti dei Verdi e della Linke come alternative di alleanza; la CDU no, con i liberali disintegrati. E un’alleanza con AfD resta ancora un tabù. La strada di mettere il partito fuorilegge sembra ormai fuori tempo massimo, al di là del giudizio che se ne può dare. E la strategia dell’isolamento rischia di rafforzare la postura antisistema del partito-paria.

La reazione UE potrebbe essere più che simbolica. La testata Tagesschau ha riportato la prospettiva che la Commissione tagli i fondi alla Sassonia, ricordando che in precedenza l’UE aveva congelato fino a 18 miliardi di euro per l’Ungheria e miliardi di euro per la Polonia. La pubblicazione cita l’eurodeputato dei Verdi Daniel Freund, secondo cui lo stesso meccanismo potrebbe essere applicato alla Sassonia-Anhalt se il governo guidato dall’AfD «minerà i diritti fondamentali dell’UE o i principi dello Stato di diritto». Va ricordato che la Sassonia-Anhalt è lo Stato tedesco più dipendente dai sussidi dell’UE pro capite: scuole, ospedali, asili e altre istituzioni sono finanziati con questi fondi. Ricattare un governo regolarmente eletto in relazione a strutture che garantiscono diritti fondamentali non pare il modo più idoneo per affermare la democrazia minacciata dall’estremismo, visto che, nel caso di governi meglio accreditati, tale misura non è mai stata proposta (ci si ricorda della spregevole repressione di piazza della Francia di Macron?), oltre a poter aumentare ulteriormente il consenso all’AfD, attribuendole il ruolo di vittima. Un capolavoro, insomma.

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