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Guido Morselli, suicidato dall’editoria: a proposito di “Mi sono conosciuto nel sogno” (Adelphi)
Accade ci si domandi la differenza tra diario e romanzo. A cosa serve un diario se non presenta trame accattivanti o mirabolanti drammaturgie? Credo Il mestiere di vivere di Cesare Pavese, i Diarios di Alejandra Pizarnik, i diari di Kafka, il Diario di Sylvia Plath, quello di Antonia Pozzi, i Quaderni di Cioran, i Quaderni di Simone Weil e gli innumerevoli diari di Anaïs Nin, pubblicati postumi, volume dopo volume, siano espressione nitida di quanto un diario possa divenire opera letteraria; laddove ciò che non è scritto per essere letto da altri si fa scoperta dell’invisibile. I diari sono appunti segreti, quasi compendi esoterici, di egual prestigio rispetto alle opere destinate al pubblico. È il caso del diario di Guido Morselli, Mi sono conosciuto nel sogno, di recente pubblicato da Adelphi. Il volume vanta la prestigiosa prefazione di Giuseppe Pontiggia, e una straordinaria postfazione della curatrice dell’opera Valentina Fortichiari, che ne ricostruisce le vicende biografiche e editoriali. Dagli incontri e scontri con Italo Calvino, Vittorio Sereni, Elio Vittorini, che ne comprendevano il talento ma lo consideravano un outsider assoluto per il canone letterario dell’epoca, nasce ciò che possiamo considerare il dramma di Guido Morselli. Il più grande scrittore italiano del Novecento, morto sconosciuto, suicida, e riscoperto poco dopo da Adelphi, che ha ripubblicato tutte le sue opere, dall’esordio Uomini e amori, al distopico Dissipatio H.G., a partire da Roma senza Papa.
Guido Morselli nacque a Bologna il 15 agosto 1912 da una famiglia della borghesia agiata (il padre, Giovanni Battista, era un dirigente industriale). Trascorse l’infanzia e la giovinezza tra Milano e Varese, stabilendosi poi nella villa di famiglia a Gavirate, sulle rive del Lago di Varese, dove visse a lungo in condizione di isolamento volontario, uscendo solo di rado per andare al cinema. Laureatosi in Lettere all’Università di Bologna nel 1935 con una tesi su Carl Spitteler, Morselli condusse un’esistenza appartata, dedita allo studio, alla lettura e alla scrittura. Viaggiò saltuariamente in Europa e partecipò alla Seconda guerra mondiale come ufficiale, ma la sua dimensione più autentica fu quella intellettuale e solitaria. La mattina del 31 luglio 1973, a Gavirate, Morselli si tolse la vita con un colpo di pistola, da lui soprannominata la ragazza dall’occhio nero, convinto che la sua opera non sarebbe mai stata compresa. Il riscatto postumo avvenne grazie all’interessamento di amici e critici (tra cui Dante Isella), così Adelphi iniziò a pubblicare la sua opera a partire dal 1974 con Roma senza Papa e, qualche anno dopo, Dissipatio H.G. nel 1977, rivelando al pubblico il più grande scrittore italiano del Novecento. Tra i suoi romanzi ricordiamo Uomini e amori, il primo che scrisse impiegando diversi anni, ma pubblicato nel 1998, ambientato nella Milano degli anni ‘40, inscena le vicende sentimentali ed esistenziali di due coppie di amici nell’immediato dopoguerra; Il comunista, storia di un modesto funzionario del Partito Comunista Italiano in crisi con i dogmi dell’ortodossia sovietica; Roma senza Papa, un romanzo ucronico ambientato negli anni Settanta del Duemila, in cui la Chiesa cattolica si è trasferita ad Avignone e il Papa risiede in un clima di secolarizzazione tollerante; Un dramma borghese, una disamina spietata e claustrofobica delle ipocrisie, delle tensioni inconfessabili e dei veleni sotterranei di una famiglia alto-borghese in vacanza sulle Dolomiti, dove il rapporto tra un padre e una figlia adolescente scivola su un crinale di ambiguità e tensione psicologica; Contro-passato prossimo, un capolavoro di ucronia in cui l’Impero Austro-Ungarico non solo non crolla nella Prima guerra mondiale, ma la vince grazie a un’invenzione tecnologica; Dissipatio H.G. (scritto nel 1973 e pubblicato nel 1977): un uomo tenta il suicidio ma, al suo risveglio, scopre che l’umanità è misteriosamente svanita (Humani Generis dissipatio). Un magnifico monologo sulla solitudine e sulla civiltà. L’originalità dei diari sta nel non essere mai descrittivi, nessuno spazio concesso alla narrazione; sono quaderni di meditazione filosofica e critica letteraria. Tematiche principali qui sono la letteratura e la filosofia. A pagina 30 del primo diario Morselli scrive:
Il romanzo moderno, essenzialmente psicologico e introspettivo, si riallaccia meglio al tipo delle Affinità elettive goethiane e del Werther che non al filone del Richardson o a quello dello Scott.
Col Werther Goethe ha fornito il primo esemplare del romanzo autobiografico; con le Wahlverwandtschaften il modello del romanzo di caratteri e di analisi.
21 novembre 1943
Pontiggia in prefazione scrive che un diario può servire a tenere traccia della dimensione del presente, l’unica che secondo Seneca realmente ci appartenga. L’idea del sogno in Morselli non ha alcuna eco psicoanalitica, è piuttosto un incontro con personaggi storici e con una profonda alterità interiore. Pontiggia riporta un passaggio molto significativo in tal senso:
Ho sognato stanotte che mi trovavo a villeggiare in una stazione climatica di montagna, o dei laghi, e di avervi fatto amicizia con Nietzsche. […] E ieri sera, prima di addormentarmi, avevo pensato a lungo, e con dolorosa intensità, a una cara figura di donna, che da qualche giorno ha un gran posto nel mio cuore e di cui non so e non saprò forse mai altro che la dolcezza del primo sguardo che posò su di me (o mi parve) il giorno in cui l’incontrai. In sogno anziché apparirmi questa deliziosa creatura, come avevo sperato ieri sera, mi compare Nietzsche…
22 gennaio 1942
In Guido Morselli il gusto della citazione porta ad accrescere la propria conoscenza, il citazionismo morselliano non è che una chiave per aprire innumerevoli porte. Così Valentina Fortichiari, minuziosamente spiega anche il suo bisogno di solitudine e il quasi totale isolamento quando alla fine della guerra mentre il padre lo vorrebbe impiegato negli uffici milanesi della società di cui era presidente (l’industria chimico-farmaceutica Caffaro), Morselli opta per un ozio affatto indolente nel silenzio e nella solitudine: una vita sana, sobria, a contatto con la natura che «dat medicamina» alla mente e all’anima. Al Sasso di Gavirate, dove nel 1938 il padre aveva comprato un terreno, individua il luogo ideale in cui stabilire il suo buen retiro (1952) e vi si trasferirà definitivamente nel 1958: è la Casina Rosa di Santa Trinità.
Gli anni Quaranta e Cinquanta, come racconta la curatrice e autrice della postfazione, rappresentano per Guido Morselli una fase cruciale dedicata alla costruzione di sé e di una personalità di scrittore, in cui la ricerca di una voce propria sperimenta molteplici linguaggi come articoli, saggi, racconti, commedie, fotografia e riprese filmiche. Viene così rimandato l’appuntamento con la forma lunga del romanzo, paragonando in una pagina diaristica del 1946 il narratore a chi lavori a un mosaico in cui ogni pagina è solo una tessera e il giudizio complessivo è possibile soltanto alla fine, richiedendo tenacia, senso prospettico e l’arte di proporzionare le parti al tutto. In questa prospettiva, opere giovanili più autobiografiche come Uomini e amori seguono la definizione di realismo e fantasia, intese come la capacità di sentire le cose animate dal proprio stesso sentimento, fondandosi sulla cristallizzazione di dati intorno a un’intuizione originaria dove ricordare è creare; sebbene in questa prima fase l’Io dell’autore sia ancora troppo presente e legato all’esperienza personale, un limite di cui Morselli prende coscienza auspicando il distacco dall’ego attraverso le parole di Einstein per accostarsi ai grandi classici dell’Ottocento e ai romanzi storici di Stendhal e Tolstoj. Sperimenta poi una narrazione di taglio diaristico filtrata attraverso lo sguardo di protagonisti diversi dall’autore stesso. Durante la gestazione di Contro-passato prossimo, lo studio de La Certosa di Parma e Guerra e pace consolida una visione della storia antitetica alle narrazioni ufficiali, focalizzata sui personaggi non illustri che capovolgono i destini dell’umanità restando nel rumore di fondo dei fatti, mentre dal punto di vista teorico, influenzato anche da Edgar Allan Poe, la fantasia non è concepita come creazione dal nulla ma in quanto combinazione di forme nuove servendosi di materiali preesistenti; la scrittura viene concepita come un severo lavoro di miniera fatto di scavo, precisione, chiarezza e rigore, finalizzato a raggiungere quello stato di grazia che gli permetterà di scomparire dietro la propria opera. Negli anni Sessanta, in pieno dibattito sulla morte del romanzo e sulle sperimentazioni del Gruppo ’63, Morselli segue con attenzione le riflessioni sulla narrazione in prima persona e l’abbandono del passato remoto teorizzato da Roland Barthes e, attraverso letture e postille critiche, da Alain Robbe-Grillet a Erich Auerbach, rifiuta ogni rigida classificazione tassonomica o accademica, concependo invece il romanzo come una federazione di generi letterari aperta e dinamica. In questo quadro, la scrittura si configura per Morselli come un colloquio totale con gli altri e con se stessi, un antidoto e un rimedio al silenzio del mondo capace di dilatare la vita presente oltre i suoi limiti apparenti, mentre il versante biografico ed editoriale risulta segnato da un’intensa meticolosità nella cura dei manoscritti e al contempo da amarezze e rifiuti editoriali negli anni Cinquanta, documentati da una cartellina grigia con il disegno di un fiasco dacché vide bocciati i suoi tentativi di pubblicare. Tra le case editrici che bocciarono i suoi manoscritti (tra cui romanzi come Uomini e amori, Contro-passato prossimo, Il comunista, Roma senza Papa e Dissipatio H.G.) figurano Mondadori, Garzanti, Bompiani e molte riviste letterarie influenti dell’epoca. Valentina Fortichiari in questa preziosa postfazione ci racconta di come alle volte Morselli sia stato a un passo dalla pubblicazione, ma questa sia slittata per sottili o pesanti attriti, come nel caso del Comunista, che stava per essere pubblicato da Rizzoli, ma il 24 gennaio 1968 Morselli chiese di ritirare il manoscritto a causa di lunghe diatribe e tempi d’attesa che si prolungavano sempre più; o Roma senza Papa, di cui discusse a lungo con Italo Calvino e Vittorio Sereni. Contro-passato prossimo fece molto dibattere gli editori, gli era stato proposto un taglio considerevole della seconda parte. A quanto pare ciò che si combatteva era una guerra di posizione e nessuno dei contendenti era disposto a cedere nulla. In sostanza i suoi libri furono rifiutati da Longanesi, Einaudi, Garzanti, Vallecchi, anche Rizzoli non pubblicò nulla di suo. Nel momento in cui scrisse il suo ultimo romanzo, Dissipatio H.G., era già molto tardi, e il pensiero del suicidio si era impossessato di lui. Dissipatio H.G. fu rifiutato da tutti gli editori. La risposta di Bompiani giunse quando lui non era più tra i vivi.
Il 25 novembre del 1943 Morselli rifletteva su quanto la cultura greca nella sua integrazione tra natura e divino fosse all’avanguardia rispetto a tempi più moderni e meno avvezzi alla speculazione proprio perché ci siamo allontanati dalla terra. Il 26 novembre del ‘43 Morselli scrive che ci sono uomini in cui le idee precedono la cultura, e lui si sente tra questi poiché in tutti i suoi studi ha cercato sempre se stesso. Il 22 giugno del 1944 riprendendo Nietzsche e confutando Schopenhauer affronta il tema della compassione, cui si percepisce distante in quanto moneta spicciola della bontà e surrogato della fratellanza umana, ma anche perché tendere la mano in cerca d’aiuto significa soffocare un pudore; per certi versi la propria dignità. Altrove s’interroga sul binomio autobiografia/eterobiografia. Nelle pagine di questi quaderni riflette su come lo specialismo abbia elevato barriere rigide tra i campi del sapere, contrapponendosi all’ideale di una filosofia come dottrina universale e accessibile all’uomo. Vengono esplorate le dinamiche della sofferenza umana, la monotonia esistenziale, il dualismo e le implicazioni del misticismo e della teologia negativa (con riferimenti a pensatori e mistici come Angelus Silesius e Giovanni Scoto Eriugena). Il 13 gennaio 1945 affronta il tema dei luoghi comuni della critica e della pretesa «sistemazione» dei vari autori, criticando il dogmatismo e il razionalismo delle dottrine critiche di Benedetto Croce e il presupposto che l’opera possa ridursi a formule di validità eterna e universale. Il Primo febbraio del ‘45 riflette sul romanzo Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro, mettendolo a confronto con la Bovary flaubertiana. Analizza la drammaticità e la costruzione di alcune scene cruciali, come la morte della piccola Ombretta e l’incontro con Luisa Maironi, riconoscendo alla scrittura fogazzariana una forza tragica e una coerenza psicologica profonda legata al senso di una volontà superiore, imperscrutabile, crudele forse ma giusta. Morselli muove una critica profonda e appassionata alla morale antica, in particolare allo stoicismo e ai suoi ideali di apatheia (assenza di passioni) e atarassia (imperturbabilità), attraverso il celebre precetto di Epitteto: Le cose sono di due specie, alcune ne sono in nostro potere, altre no. Difatti contesta ai moralisti antichi l’errore di considerare il nostro essere confinato nei limiti angusti del corpo o della coscienza interiore. Al contrario, i confini dell’anima sono infinitamente più estesi e comprendono il mondo esterno, gli oggetti materiali, i luoghi della memoria e gli affetti: Quella vecchia piazzetta della mia città, è parte integrante di me, dei miei ricordi, dei miei sentimenti. Tentare di distaccarsi dalle cose esterne per raggiungere l’imperturbabilità equivale a un’operazione di autolesionismo o a una mutilazione volontaria. Ridursi a un moncone di uomo privo di potenziale sofferenza significa, al tempo stesso, rinunciare a tutte le fonti della sensibilità e della vita. La saggezza antica non offre una vera pace, ma un compromesso inaccettabile per chi non vuole rinunciare a sentire: Le ricette della saggezza antica […] possono contribuire alla mia tranquillità soltanto a prezzo della mia sensibilità. Propone un richiamo a Giacomo Leopardi (e alla sua versione del Manuale di Epitteto), ricordando che per Leopardi la vera nobiltà dell’animo non risiede affatto nell’atarassia stoica, quanto piuttosto nella pienezza della consapevolezza e del sentimento, anche quando questo comporta il dolore. Il 14 e il 23 maggio 1963 ci parla invece di Nietzsche:
Secondo Nietzsche (Aurora, p. 305), il venir meno della credenza in un’anima immortale ha portato e porta, oggi, gli uomini ad assumersi ambizioni e imprese immortali.
Morselli riflette sul paradosso nietzschiano: la perdita della prospettiva ultraterrena e della salvezza individuale non diminuisce l’uomo, ma al contrario lo spinge a cercare una forma di immortalità terrena, proiettandosi in grandi opere, ambizioni smisurate e tensioni assolute proprio per colmare il vuoto dell’eternità perduta. Nell’appunto successivo commenta un altro passo di Aurora in cui Nietzsche osserva come non serva più confutare direttamente l’esistenza di Dio, quanto piuttosto mostrare storicamente e psicologicamente come quella fede si sia formata. Tuttavia, aggiunge una nota personale di straordinaria forza, ovvero che non occorra provare la non esistenza di Dio quanto ricordare le due cose più importanti della fede stessa, ovvero, la verità e la libertà. Un’affermazione di radicale primato etico ed esistenziale. La questione di Dio viene superata o ridefinita non dalla semplice negazione scientifica o storica, ma dal riconoscimento che la verità e la libertà costituiscono il metro supremo e insuperabile dell’essere, valori ai quali persino il dogma religioso deve sottostare. Nelle pagine del gennaio 1971, riflette sulla distinzione profonda tra l’amore, radicato nell’io e nell’egoismo, e la benevolenza intesa come autentico sentimento disinteressato e volontà di fare il bene altrui, toccando anche figure etiche ed eroiche come Salvo D’Acquisto. Nelle pagine di marzo 1971, esamina la natura dell’inconscio attraverso categorie e sfumature sottili – dall’inconsulto all’indefinibile, dall’inammissibile all’equivocabile – mettendo in discussione la pretesa di ricondurre tutto l’agire umano a moventi nascosti o rimossi, e rivalutando invece la lucidità e la consapevolezza stilistica in autori come Leopardi. Morselli mette a confronto le diverse prospettive sul romanzo e sulla creazione artistica, richiamando le tesi dei formalisti russi (come Šklovskij) sullo straniamento e la percezione estetica rispetto al puro contenutismo. Nelle riflessioni della primavera del 1973, l’attenzione si sposta sul contenimento degli impulsi sessuali, distinguendo tra la repressione imposta o coatta e una scelta autonoma legata a motivazioni evolutive o spirituali, con riferimenti alle categorie psicoanalitiche della rimozione e della sublimazione. Dobbiamo ad Adelphi la scoperta di questo autore immenso, di una sapienza oggi forse neppure immaginabile.
Distinguere tra «scrittore» e «scrivente», raccomanda Roland Barthes (l’«écrivain» e «l’écrivant»).
2 maggio 1973
A proposito, e a chiarimento, delle mie note su sessualità e evoluzione: Quaderno XIV, 5 agosto ‘63 e 24 settembre ‘64, Quaderno XVII, 24 aprile ‘72. Direi così: il contenimento degli impulsi sessuali è un fatto negativo, e che dobbiamo rifiutare, quando è imposto; quando è un atteggiamento coatto, e persino «meccanico», perché ha la sua origine fuori dalla mentalità o coscienza del soggetto, da situazioni ambientali (=sociali) cogenti. […] È un fatto non solo positivo ma esemplare, e efficace addirittura sul piano evolutivo umano, nei casi in cui è voluto dall’individuo in vista di finalità morali (siano queste laiche o religiose). Quando il contenimento sessuale è repressione imposta, si potrà sostenere che anche allora porta un suo contributo alla «civiltà», quella civiltà che, secondo Freud, è sinonimo di repressione (sessuale). Non è escluso; però direi che rimane qualche cosa di negativo […] Del resto gli stessi seguaci della P.A., o almeno alcuni di loro (Bonaventura, La psicoanalisi, p.69), sembrano accettare di distinguere: c’è la rimozione, o Verdrsenung, patologica, ma c’è anche la volontaria inibizione. […
13 maggio 1973
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